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Il Listone accusa: "Documenti
cartacei negati ai consiglieri"
E Cnc rincara la dose

Cosa è accaduto? “Su una stima di 600 pagine di documenti, ho chiesto per la prima volta da quando sono consigliere che gli uffici comunali potessero venirvi incontro per stampare all’incirca 100-150 pagine. Mi è stato risposto che questo non è possibile”. Tra le motivazioni sarebbe stato addotto anche il rischio di danno erariale.

CASALMAGGIORE – Le minoranze parlano di scarsa trasparenza da parte della macchina comunale. Senza accusare i dipendenti, che di fatto svolgono le proprie mansioni eseguendo le direttive del sindaco e della giunta comunale, ma precisando che tale situazione non aiuta nella collaborazione e soprattutto non favorisce il ruolo della minoranza, molto più gravoso nell’analisi dei documenti presentati in consiglio comunale.

Per la precisione la denuncia parte dalla lista civica Il Listone di Casalmaggiore, rappresentata in conferenza stampa dal presidente Gabriel Fomiatti e dal consigliere Alessandro Rosa, e trova successivamente l’appoggio di Casalmaggiore la Nostra Casa, lista di centro sinistra, con Calogero Tascarella e Pierluigi Pasotto (il terzo consigliere, Mirca Papetti, era assente per motivi di lavoro ma sostiene la causa). Ad illustrare, nella sede Pd di via Cavour, la questione è stato per primo Alessandro Rosa, che di fatto ha “subìto” il problema in questione. “E’ accaduto un fatto grave – spiega – per quanto concerne il consiglio comunale di venerdì sera, peraltro molto gravoso perché si parlerà di bilancio, della questione Rete Gas e del piano economico finanziario di Casalasca Servizi. La precisazione iniziale è la seguente: come consigliere mi sono sempre pagato da solo le fotocopie dei documenti, ovvero mi sono fatto spedire, su Onedrive e dunque in formato digitale, i vari file, che poi ho provveduto a stampare in formato cartaceo”. “Capite bene – ha aggiunto Fomiatti – che un documento come quello del bilancio, composto da tanti numeri, da parecchie pagine e da piccoli dettagli, non sia ben visualizzabile sullo schermo di un computer, perché questo non aiuta un’analisi approfondita. Non è solo un problema di quantità di pagina ma di qualità della lettura”.

Cosa è accaduto? “Su una stima di 600 pagine di documenti – racconta Rosa – ho chiesto per la prima volta da quando sono consigliere che gli uffici comunali potessero venirmi incontro per stampare all’incirca 100-150 pagine. Mi è stato risposto che questo non è possibile”. Tra le motivazioni sarebbe stato addotto anche il rischio di danno erariale. “Dal 2005 è in corso la famosa riforma della digitalizzazione per la pubblica amministrazione – spiega Rosa – e questo ci può stare. Tuttavia, dopo il rifiuto opposto alla mia richiesta, ho notato un faldone molto alto di documenti che recava il nome del consigliere Orlando Ferroni. Mi è stato spiegato che per lui è stata fatta un’eccezione. Questo è molto grave. Ribadisco: noi consiglieri non vantiamo un diritto, illimitato, gratuito e arbitrario sulle fotocopie o sulle spese di cancelleria, ma chiediamo che venga usata ragionevolezza. Personalmente non ho mai chiesto nulla e mi aspettavo che qualcuno mi venisse incontro. Peraltro, se questo è l’andazzo, potrei togliere il mio indirizzo mail dal domicilio indicato in comune e inserire l’indirizzo fisico: a quel punto il comune sarebbe obbligato a portare tutti i documenti in formato cartaceo a casa mia, facendo lavorare agenti della polizia locale”.

E’ poi intervenuto Tascarella. “Bongiovanni, quando era in minoranza, non si è mai lamentato di questo aspetto, perché le fotocopie c’erano per tutti. Tengo a precisare che la colpa, in questo caso, è soprattutto del presidente del consiglio Marco Micolo. Anche perché spesso e volentieri i documenti più pesanti e articolati vengono spediti in varie fasi, con integrazioni su integrazioni, le ultime delle quali spedite a poche ore dall’inizio del consiglio comunale. In questo modo viene meno la trasparenza e iniziamo a pensare che il sindaco lo faccia apposta perché le minoranze si perdano nei meandri di un computer. Vorrei chiedergli: lui legge gli atti al telefono o al computer, o preferisce la copia cartacea?”.

Infine ha parlato Pasotto. “Il consiglio si convoca se gli atti sono pronti e spesso questo non accade. Il ruolo dell’opposizione è più oneroso come consultazione degli atti, proprio perché dobbiamo essere un pungolo costante. Su queste situazioni non possiamo più transigere: se il sindaco non vuole più fotocopie nemmeno per i consiglieri comunali, allora faccia un ordine di servizio in cui spiega le motivazioni di questa decisione, chiarendo perché alle opposizioni il formato cartaceo non viene fornito. Altrimenti non veniamo più incontro a nessuno e ci aspettiamo tutti i documenti al domicilio di casa e non più via mail. Personalmente sono d’accordo con il processo di spending review, purché venga fatto con criterio: ad esempio, perché garantire una tariffa agevolata del teatro per quattro volte per veri e propri comizi politici? Questa è una voce di bilancio che potrebbe essere tranquillamente rimpinguata. E le fotocopie ci sarebbero per tutti, come è sempre stato”.

Giovanni Gardani

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