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Pomì, il monito della
Coppa Italia: "Non tutte le
situazioni sono risolvibili"

La summa migliore è quella offerta dal coach in seconda Giorgio Bolzoni: “Siamo grandi, quando vogliamo, ma dobbiamo capire che non a tutte le situazioni si può mettere una pezza”. Proprio vero: la Pomì ci ha messo cuore ma è rimasta incastrata in una situazione che essa stessa ha creato.
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Foto Sessa

CASALMAGGIORE – Per qualcuno forse è soltanto questione di karma: la Pomì vinse 18-16 il tie break contro il Rexona Ades Rio, nella partita di spareggio che lanciò le rosa verso il secondo posto mondiale a ottobre, e col medesimo punteggio ha perso il golden set, domenica pomeriggio al PalaRadi, contro la Liu Jo Modena.

A un passo dal miracolo, la squadra di Caprara c’è arrivata per davvero: in pochi pensavano che il 3-0 dell’andata fosse ribaltabile, anche perché nessuno c’era riuscito prima, con due sole squadre (Modena nel 2013 e Bergamo nel 2014) ad andare vicine al ribaltone. Realizzando lo stesso percorso di Casalmaggiore, capace di vincere, anzi stravincere, i tre set regolamentari, regalandosi così l’ultima chance, quella del maledetto golden set.

La Liu Jo, forse a quel punto meno fiacca, anche perché schiacciata letteralmente dalla Pomì (riguardatevi i parziali, Modena non ha mai nemmeno toccato quota 20), ha ritrovato concentrazione e voglia di lottare, spinta da una Heyrman in buona serata nonostante gli schiaffi subiti dalle compagne, maltrattate a muro (fondamentale nel quale Casalmaggiore ha dominato 24-3!) e in generale messe sotto sotto tutti i punti di vista. Così, mentre Scandicci vinceva il primo set a Bergamo, regalandosi la sua prima final four, Pomì-Modena risultava una partita ben più tirata di quanto non suggerissero il pronostico e il ko subito all’andata. A quel punto sono state le toscane, tranquille al PalaNorda, a dover attendere il nome dell’avversaria.

Quando si perde in questo modo le chiavi di lettura sono diverse: puoi rammaricarti per gli errori del golden set, con la Pomì avanti 8-6 e poi 13-12 e con l’attacco a disposizione, sprecato malamente da Fabris, comunque tra le migliori, come al solito; puoi pensare che, a questo punto, forse era meglio arrendersi prima, perché fa rabbia lottare offrendo un’ora e mezza di volley siderale per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. Probabilmente la verità di fondo non sta né nell’una né nell’altra prospettiva. Perché la summa migliore è quella offerta dal coach in seconda Giorgio Bolzoni: “Siamo grandi, quando vogliamo, ma dobbiamo capire che non a tutte le situazioni si può mettere una pezza”.

Proprio vero: la Pomì, abituata ai miracoli, stavolta non è riuscita per un soffio a realizzare un’altra prima volta. Restando incastrata, però, in una situazione che essa stessa ha creato, buttando la gara d’andata di giovedì. A quel punto rincorrere alla grande non è bastato. E la Coppa Italia è rimasta tabù, per il quarto anno in A1. Negli anni scorsi da qui, da un ko, partirono i successi Pomì: considerando la gara di domenica, e al netto di distrazioni da evitare, ci sono tutti gli ingredienti perché l’incantesimo si confermi ancora. Da una sconfitta si impara sempre. E Casalmaggiore, con la stessa fame di sempre, di solito si fa bastare una sola lezione.

Giovanni Gardani 

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