Cronaca
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Il Primario Cavalli si presenta: "Lavoro di gruppo, al centro vi sia sempre il bambino"

"Spiegare ai genitori i dettagli assistenziali di una patologia anche complessa utilizzando linguaggi ed esempi comprensibili a persone con conoscenze non-mediche permette un'operazione che potremmo definire di team building mirata a creare un ambiente specifico intorno al bambino malato" spiega il nuovo Primario.

Nella foto Rossi e Cavalli

CASALMAGGIORE/CREMONA – Il nuovo primario di Pediatria per Cremona e Oglio Po Claudio Cavalli, si è presentato alla stampa nelle scorse ore. Ecco l’intervista che ha rilasciato. In base alle sue competenze ed esperienze, cosa porta di nuovo nelle Pediatrie di Cremona e Oglio Po? “Per rispondere a questa domanda permettetemi un preambolo di “soggettività”: ho il vizio di ricercare un’idea personale nelle cose che faccio per cui, collezionando esperienze in differenti luoghi di lavoro oltreché in differenti ambiti pediatrici, mi sarei creato un’idea personale di organizzazione”.

“Il punto centrale sul quale vorrei puntare molto è il Gruppo inteso – spiega Cavalli – non come un insieme scollegato di bravi professionisti ma come un unicum dentro al quale ognuno riceva forza, sostegno e condivisione ed al quale ognuno porti il proprio contributo positivo con una relazionalità bidirezionale. Sto parlando di rispetto, tolleranza e sostegno: caratteristiche costruttive e mirate all’obiettivo di fornire un Servizio che sia utile e gradito alla cittadinanza ma anche portato con il piacere di lavorare insieme”.

Con quale spirito si accinge al nuovo incarico? “Da un punto di vista istituzionale la Lombardia rappresenta uno dei modelli di riferimento nazionale per la Sanità e anche nella definizione dell’Unità Operativa che ho l’onore di dirigere dal 1° gennaio ha mostrato modernità chiamandola “Pediatria Aziendale”. Al di là della definizione, il concetto è concreto e racchiude in sé una di rete di servizi geograficamente strutturata su due Presidi ospedalieri che, da un lato, permette la copertura di un’area importante e dall’altro permette di avere l’attività di due equipe pediatriche complementari. Questa organizzazione, in un concetto “integrato” di Sanità e di ASST, deve esistere come entità capillarmente coesa e collaborativa sia con la Pediatria di Libera Scelta che con gli altri Specialisti coinvolti nell’assistenza pediatrica, per definizione materia multidisciplinare. Quindi, se dovessi riassumere questi concetti direi: gruppo, rete e integrazione.

Progetti a medio e lungo termine? “Operativamente, credo che tutto passerà attraverso una fase iniziale di adeguamento e riorganizzazione. In una fase successiva potremo pianificare maggiori energie da dedicare ad attività specialistiche che riducano spostamenti verso altri Centri dei piccoli pazienti di Cremona e provincia. Nondimeno, mi piacerebbe che il nostro Gruppo pediatrico attuasse un concreto programma di formazione continua e si presentasse regolarmente negli ambiti scientifici nazionali e, perché no, internazionali per tradurre in riconoscimento scientifico l’elevata mole di lavoro specialistico svolto.

Qual è l’approccio corretto di cura al bambino? “Negli ultimi 25 anni la concezione della Pediatria ha portato a considerare “pazienti” le persone con cui ci correliamo noi specialisti fino dalla vita fetale. Questo ha portato molte scuole e molti centri a sviluppare aspetti dell’assistenza laterali e complementari alla cura “nuda e cruda”. Come detto, dagli anni ’90 del secolo scorso, molti aspetti relazionali sono cresciuti e si sono sviluppati insieme all’impatto tecnologico e all’avanzamento delle terapie. Con l’attenzione di medici ed infermieri e l’importante aiuto derivante dalla crescita dell’associazionismo, l’empatia verso i pazienti pediatrici è diventata il naturale atteggiamento verso i bambini in ospedale. Ugualmente, l’attenzione alla terapia antalgica in tutte le età pediatriche ha contribuito a migliorare le condizioni del paziente pediatrico in ospedale”.

In che misura gli aspetti relazionali sono parte della cura? “La conseguenza di quanto ho appena affermato a proposito di attenzione, empatia verso il bambino ha portato a sviluppare tecniche strutturate di Counselling importanti quanto la precisione diagnostica in presenza di diagnosi complesse o gravi. Spiegare ai genitori i dettagli assistenziali di una patologia anche complessa utilizzando linguaggi ed esempi comprensibili a persone con conoscenze non-mediche permette un’operazione che potremmo definire di team building mirata a creare un ambiente specifico intorno al bambino malato: il medico, l’infermiere, la famiglia, i volontari tutti con un unico obiettivo: il bambino. In altre parole, i reparti pediatrici sono (come l’ASST tutta) Società di Servizi con l’obiettivo del migliore benessere possibile per i bambini che si è chiamati a curare e seguire… Senza dimenticare che ogni bambino malato rappresenta, socialmente parlando, almeno sei persone oltre sé stesso (genitori e nonni) e la responsabilità di chi fa parte del team deve ricordarsi che tutte queste persone hanno necessità e aspettative”.

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