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Una rosa di Papa Francesco
sulla tomba di don Mazzolari
con la visita di mons. Sapienza

Mons. Napolioni non ha escluso che nei prossimi mesi si possa aprire la fase diocesana del processo di beatificazione di don Primo. "La cosa fondamentale adesso, però, – ha voluto precisare – è tener viva la memoria, l’affetto, la lettura, la testimonianza, l’imitazione della persona e dell’opera di don Primo".
Nella foto monsignor Sapienza con don Bignami e il Vescovo Napolioni con la rosa (testo e foto dal sito della Diocesi di Cremona)

BOZZOLO/CREMONA – Monsignor Leonardo Sapienza, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, tra i più stretti collaboratori di Papa Francesco è stato in visita sabato mattina alla Fondazione Mazzolari, a Bozzolo, dove ha incontrato tra gli altri anche il presidente Don Bruno Bignami. Successivamente Monsignor Sapienza ha fatto visita alla tomba di Don Primo ed allo studio in Canonica, con l’annuncio di una sorpresa molto gradita, prima della presentazione del libro al Salone dei Quadri di Cremona con il Sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, il Presidente Don Bignami, il Vescovo di Cremona Antonio Napolioni.

Qui la sorpresa è stata svelata: la bellissima rosa con finissimo intarsio offerta dal Santo Padre, Papa Francesco, con dedica al Sacerdote di Bozzolo sarà infatti posta sulla tomba in occasione del 57esimo anniversario della morte, il 23 aprile prossimo, dal Cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia. Una rosa del Papa, dunque, sulla tomba di don Mazzolari. Mons. Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa pontificia, ha poi presentato a Cremona la recente pubblicazione del testo mazzolariano da lui curato: “La parola ai poveri”. Libro che inizia proprio con una pagina autografa in cui Papa Francesco invita a leggere e meditare queste pagine, ancora di grande attualità.

Quasi sgravandosi da un peso, prima di iniziare il proprio intervento, mons. Sapienza ha affermato: «Normalmente le sorprese si fanno alla fine, ma da quando siamo arrivati a Bozzolo il mio cuore è talmente stracolmo di emozione che voglio fare subito quello che mi è stato chiesto di fare». «Uno scherzo da prete. Una sorpresa, che lascio aprire al Vescovo», ha aggiunto quindi per stemperare la tensione mentre ha consegnato a mons. Napolioni una scatola blu chiusa con un fiocco. All’interno una rosa bianca e una busta su cui, a caratteri piccoli, a mano, vi era scritto: «Mons. Leonardo Sapienza. Personale».

«Una calligrafia microscopica che in ambiente vaticano ormai si riconosce», ha subito puntualizzato il Vescovo, facendo capire a tutti il mittente: Papa Francesco. Nel biglietto, di suo pugno, il Santo Padre ha scritto queste parole. «Il mio ricordo e la mia preghiera – ha letto mons. Napolioni abbastanza commosso – sulla tomba di don Primo Mazzolari. Con la mia benedizione. Francesco. 14 gennaio 2017». Un forte applauso ha quindi accolto il gradito e inaspettato dono, che sarà ufficialmente posto sulla tomba di don Primo Mazzolari.

La presentazione del libro, poi, è stata occasione anche per fare il punto sul processo di beatificazione del servo di Dio don Primo Mazzolari, in particolare rispetto ai lavori che le commissioni stanno portando avanti. Mons. Napolioni, intervenendo, ha voluto ricordare anche l’impegno rispetto all’iter di mons. Cazzani per il quale però, pur a fronte di un minor numero di testi da esaminare, il lavoro risulta più complesso in quanto non già così studiati e approfonditi come quelli di Mazzolari.

Lo stesso mons. Napolioni non ha escluso che nei prossimi mesi si possa aprire la fase diocesana del processo di beatificazione di don Primo, «La cosa fondamentale adesso, però, – ha voluto precisare – è tener viva la memoria, l’affetto, la lettura, la testimonianza, l’imitazione della persona e dell’opera di don Primo. Non ci interessa la ciliegina sulla torta, ma la torta! Allora è quanto mai importante che non solo a Bozzolo, ma anche a Cremona in tutta la diocesi, quell’affetto che cresce in giro per l’Italia e per il mondo per don Primo sia scavato, riproposto e raccontato anche ai giovani e a tutte le comunità. Quindi prendiamoci tutti questo impegno di essere cultori e narratori di questa fonte, che è ancora così viva».

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