Cronaca
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Gelicidio, la prossima volta almeno si avvertano i genitori del pericolo

La prima prevenzione da attuare non era il sale a terra (anche se tardivo) ma l'informazione tempestiva alla popolazione, che i marciapiedi e gli attraversamenti pedonali per pedoni e ciclisti erano impraticabili.

CASALMAGGIORE – Va bene, contro il gelicidio probabilmente non era possibile fare nulla. Prendendo per buono questo assunto, si sarebbe comunque dovuto avvertire la popolazione del pericolo. Gli strumenti, per avvertire quanto meno i genitori c’erano e avrebbero dovuto essere sfruttati. Questo l’assunto del responsabile del Comitato Slow Town Giancarlo Simoni, diffusa in un ampio comunicato: “Casalmaggiore nel centro storico dalle 6 del mattino di venerdì 13 gennaio era già una lastra di ghiaccio impraticabile per pedoni e ciclisti, le decine di cadute da quell’ora in piazza Garibaldi lo testimoniano, abbiamo scoperto poi a causa del fenomeno metereologico del gelicidio. Lasciando le polemiche metereologiche alla politica, a noi interessa analizzare due cose importanti”. Cosa fare in caso di pericolo, la prima considerazione: “In caso di pericolo improvviso il Comune ha dimostrato di non avere un sistema di allerta e di informazione per raggiungere velocemente la cittadinanza. E per un Paese che si affaccia direttamente sul fiume Po questo è molto grave. Se ce l’ha, e nessuno lo ha attivato venerdì, questo sarebbe ancora peggio. Per entrare nel caso specifico, poi, vorremmo far notare che il traffico in centro al mattino presto è determinato quasi esclusivamente dalle scuole ed è quindi da li che bisogna partire. Se prendiamo per buona l’informazione che per il gelicidio non c’è rimedio, questo non significa che non si possa far nulla a livello di prevenzione. La prima prevenzione da attuare non era il sale a terra (anche se tardivo) ma l’informazione tempestiva alla popolazione, che le strade e soprattutto i marciapiedi e gli attraversamenti pedonali per pedoni e ciclisti erano impraticabili e molto pericolosi. Ma come si fa a raggiungere la popolazione scolastica composta da studenti, loro famigliari e corpo docente e non docente? La cosa è semplicissima, basta utilizzare i numeri di cellulare che sono depositati, da sempre, presso le scuole. Stiamo parlando di almeno 5 mila contatti. Questi numeri sono depositati proprio per poter avvertire le famiglie in caso di necessità dei singoli alunni, ma, raccogliendo il consenso, potrebbero essere raggruppati in una database e sfruttati anche come comunicazione tempestiva e urgente a tutti in caso di bisogno (terremoto, ghiaccio e neve, esondazioni, etc). Già così un terzo della popolazione sarebbe raggiungibile con un semplice click, la rete ed i social avrebbero fatto il resto in pochi minuti”. Altro problema, il piedibus: “Il gelicidio non era prevedibile e non c’è rimedio? Bene. Ma chi ha fatto partire ugualmente alle 7.50 la linea piedibus davanti al Comune? A quell’ora ormai era palese che non si poteva camminare sui marciapiedi. Proprio in piazza Garibaldi non si contavano già più le persone scivolate a terra. Cosa prevede la procedura di sicurezza del piedibus? In caso di condizioni metereologiche proibitive i volontari a chi si devono rivolgere per decidere se partire oppure sospendere il servizio? Son domande che ci facciamo visto che in via Romani quella mattina i bambini del piedibus, provenienti dalla piazza, erano già doloranti per le cadute e letteralmente aggrappati ai muri delle case per cercare di stare in piedi, mentre i tre volontari accompagnatori erano in enorme difficoltà non potendo sorreggere tutti contemporaneamente. Sarebbe il caso di lasciar perdere il gelicidio e di mettere mano ad un sistema di allerta e a procedure chiare che stabiliscano chi deve pigiare il tasto in caso di pericolo”. Un suggerimento per l’amministrazione cittadina per garantire maggior sicurezza ai cittadini, partendo dai più piccoli.

Nazzareno Condina

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