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'Ndrangheta: il pg Dell’Osso:
‘Presenza di esponenti
della criminalità a Viadana'

“è emerso il dispiegamento di iniziative proiettate sulla macroarea emiliano-mantovana mediante la perpetrazione di danneggiamenti, funzionali all’espansione di una sistematica attività estorsiva"
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BRESCIA – “Tutt’altro che occasionale, nel territorio di Viadana, è la persistente presenza di esponenti della criminalità ‘ndranghetista, in costante collegamento ed osmosi operativa con le consorterie dominanti nell’area di Isola Capo Rizzuto e nel crotonese”. Lo scrive nella sua relazione il procuratore generale della corte d’appello di Brescia Pier Luigi Maria Dell’Osso in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che si è svolta questa mattina a Brescia, aperta dalla relazione del nuovo presidente della corte d’appello Claudio Castelli. “Dagli accertamenti”, scrive ancora Dell’Osso, “è emerso il dispiegamento di iniziative proiettate sulla macroarea emiliano-mantovana mediante la perpetrazione di danneggiamenti, funzionali all’espansione di una sistematica attività estorsiva. Ulteriori indagini hanno confermato la dinamica di infiltrazione criminale nell’amministrazione comunale di Viadana, tra i cui componenti sono emersi soggetti, dimoranti ed operanti nel comune da molti anni e costituenti riferimento per le organizzazioni ‘ndranghetiste”. “Del resto”, si legge nella relazione, “il confinante territorio di Brescello ha registrato il commissariamento del Comune per infiltrazioni di stampo mafioso: il che suona conferma eloquente dell’inquinamento dell’intera area ad opera della criminalità organizzata”.

Il procuratore generale ha infine segnalato che è tuttora in corso a Brescia, “dopo che diversi soggetti sono stati condannati con rito speciale, il dibattimento che vede tra gli imputati Nicolino Grande Aracri, capo indiscusso dei cutresi ed esponente di vertice della ‘ndrangheta a livello nazionale ed internazionale, stretti congiunti dello stesso ed altri elementi di spicco: tra questi, Antonio Rocca, con il ruolo, tra gli altri, di responsabile-coordinatore delle cospicue attività ‘ndranghetiste nel territorio mantovano. E la procura di Mantova ha registrato, nel tempo, una molteplicità di atti intimidatori, realizzati mediante l’incendio doloso di autobotti per calcestruzzi, di attrezzatura per attività di movimento-terra e di veicoli utilizzati per l’edilizia”. “Le indagini”, ha ricordato infine il procuratore generale, “dapprima iscritte come singoli eventi nel registro delle notizie di reato dalla procura di Mantova, sono state poi sviluppate e coordinate dalla Dda della procura di Brescia”.

Sara Pizzorni

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