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Da Barletta all'Oglio Po dal
"mago della mano": "Equipe di
Pedrazzini mi ha guarito così"

“Ho avuto subito l’impressione di avere a che fare con un gran professionista - spiega Mauro Petrignani, pilota Aprilia - . Era come se il mio problema fosse anche il suo. La mia era una frattura scomposta in pseudoartrosi e così s’è reso necessario l’intervento chirurgico”.

CASALMAGGIORE – Da Barletta fino a Casalmaggiore. Anzi a Vicomoscano, ospedale Oglio Po. E’ una storia che rimarca l’importanza del nosocomio casalese quella raccontata da Mauro Petrignani, e l’eccellenza di alcuni dei suoi reparti in particolare. Classe 1991, Petrignani è nato a Trani, in Puglia, e a Barletta appunto è il titolare di un’officina specializzata nella preparazione di modo da corsa, la Fema Motors Snc. Oltre a questo Petrignani è pure pilota di punta (terzo posto assoluto nel 2016) del team Fema Racing, impegnato da tre anni nella Coppa Italia con Aprilia Rsv4 Rf. Proprio in pista Mauro si infortuna con gravi ustioni da asfalto su tutto il corpo. Recupera, torna ad allenarsi ma cade e si frattura in questo caso ancora più gravemente, con la frattura scomposta dello scafoide.

Ed è in questo momento che la storia di Mauro si intreccia con quella dell’Oglio Po. “Ho girato Milano, Bologna e Roma, mi sono confrontato con vari chirurghi della mano – racconta – e abbiamo convenuto che era necessario operare il mio polso. Tuttavia tutti chiedevano prestazioni a pagamento subito, dicendomi che altrimenti avrei dovuto aspettare ben otto mesi. Io volevo operarmi subito per tornare presto a correre, ma questo ricatto non mi andava giù. Così ho continuato a cercare, ho conosciuto il dottor Massimo Corbascio, ex direttore della clinica mobile Superbike, che mi ha consigliato di contattare il dottor Alessio Pedrazzini”.

Ovvero il primario di Ortopedia all’ospedale Oglio Po, specializzato in chirurgia della mano e che è presente nella clinica mobile Superbike prima citata. “Ho avuto subito l’impressione di avere a che fare con un gran professionista – spiega Petrignani – . Era come se il mio problema fosse anche il suo. La mia era una frattura scomposta in pseudoartrosi e così s’è reso necessario l’intervento chirurgico”. Per la precisione, l’operazione consisteva nella sintesi mediante vite canulata in titanio e innesto osseo. “Il tutto nel giro di 30 giorni e operandomi in mutua e non con le modalità che mi erano state prospettate da altri professionisti”.

Stanza numero 6, un giorno di pre-ricovero e poi il 1° marzo l’operazione: “Mi sono sentito a casa, per merito degli infermieri che mi hanno fatto ambientare e in generale di tutte le persone che ho conosciuto. Lo stesso Pedrazzini ha scherzato con me per una richiesta di amicizia che gli avevo spedito su Facebook pochi minuti prima di incontrarlo e ha elogiato la sua equipe: “Stia tranquillo, è in ottime mani” mi ha detto. Aveva ragione”.

Operazione perfettamente riuscita, senza nemmeno bisogno di ricorrere ad antidolorifici per il decorso post operatorio. “E pure era un intervento molto invasivo – ricorda Petrignani – ma è stato eseguito con grande delicatezza e questo ha fatto la differenza”. Così come la disponibilità, “dato che con il dottor Pedrazzini ci sentiamo tuttora anche su WhatsApp e mi arrivano consigli sulla terapia da seguire e per fissare le visite di controllo”.

Giovanni Gardani

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