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Il Parmigianino in scena
con i suoi conflitti grazie
ai CasalmAttori e Ventura

Parmigianino è stato sdoppiata, anzi triplicato, nel testo teatrale ricavato dal romanzo a due voci e scritto proprio dallo stesso Ventura, basandosi sul proprio romanzo ed approfondendone alcune parti. Il Francesco pittore si è scontrato con l’inquieto Girolamo, altro nome dell’artista, ovvero l’alchimista.

CASALMAGGIORE – Ha realizzato il proprio sogno, Stefano Ventura: vedere a teatro, nella sua città, Casalmaggiore, un’opera letteraria da lui stesso scritta. Una storia molto legata proprio a Casalmaggiore eppure dal respiro internazionale: perché Francesco Mazzola, per tutti il Parmigianino, è stato uno dei maggiori autori del Manierismo cinquecentesco italiano che, dopo avere lavorato a Roma, Bologna e soprattutto a Parma, città dove era nato e da cui deriva il suo soprannome, chiuse la sua esistenza a Casalmaggiore, dove è sepolto, presso il Santuario della Madonna della Fontana, non prima di avere regalato alla città la magnifica pala d’altare di Santo Stefano, oggi conservata a Dresda.

Per questo Stefano Ventura, docente di educazione fisica all’istituto Sanfelice di Viadana e in passato anche al Polo Romani di Casalmaggiore, dopo avere dato libero sfogo alla propria passione per la scrittura, ha deciso di dedicare la sua quarta opera al Parmigianino. Sabato sera questa è stata tradotta, più che trasposta, al Comunale grazie ai CasalmAttori: Greta Savazzi ha presentato e, dopo il saluto dell’assessore alla Cultura Pamela Carena, a esibirsi sono stati Stefano Donzelli nella parte del Parmigianino, Matteo Gardani come Francesco ed Emanuele Bernardelli come Girolamo. Con loro anche Lisa Mardegan come signora in nero, Gianna Anversa nella parte della madre, Sergio Bini come servitore, accompagnati dalla voce narrante di Arianna Novelli.

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Parmigianino è stato dunque sdoppiato, anzi triplicato, nel testo teatrale ricavato dal romanzo a due voci e scritto proprio dallo stesso Ventura, basandosi sul proprio romanzo ed approfondendone alcune parti. Il Francesco pittore si è scontrato con l’inquieto Girolamo, altro nome dell’artista, ovvero l’alchimista, sempre a caccia di nuove soluzioni come si conviene ai geni. Da qui la decisione di mettere in scena un Parmigianino al centro, con i suoi conflitti che lo portarono a non concludere le opere commissionate alla Madonna della Steccata di Parma, particolare per cui fu anche imprigionato, e ai lati sia Francesco che Girolamo, in un dualismo evidenziato dalle danzatrici Carlotta Sarzi in bianco ed Elena Storti in rosso dell’associazione Dimensione Danza di Nilla Barbieri. Accompagnata dal suono dell’organo di Gianluca Oliva e del flauto di Denise Iembo, con servizio audio e luci di Emanuele Piseri, la traduzione teatrale ha raccolto gli applausi di quasi 300 spettatori, che hanno affollato il Comunale, realizzando così il sogno di Ventura e riproponendo una storia vera mai abbastanza conosciuta.

Giovanni Gardani

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