Commenta

Pomì, ti ricordi? Un anno fa
l'impresa più grande di sempre:
fu Casalmaggiore d'Europa

La Pomì partiva assolutamente sfavorita: qualificatasi alla Final Four perché organizzatrice (incombenza che consentì al club rosa di saltare due turno dopo avere vinto il girone di ferro), Casalmaggiore doveva sfidare la Dinamo Kazan e poi la vincente del derby turco tra Fenerbahce e VakifBank. Ogni pronostico venne stravolto.
Foto Francesco Sessa

CASALMAGGIORE – E’ già passato un anno: dodici mesi dalla più clamorosa impresa sportiva della giovane storia della società rosa e, quasi certamente, anche di una delle vittorie più incredibili di sempre nella storia dello sport. La Pomì Casalmaggiore campione d’Europa, la cittadina più piccola a ottenere questo alloro. La Champions League conquistata a Montichiari, dunque a pochi passi da casa, particolare che ha garantito un vero e proprio esodo verso il palazzetto bresciano dopo che il PalaRadi di Cremona venne considerato poco idoneo dalla Cev per il grande evento, è arrivata il 10 aprile 2016, una domenica.

La Pomì partiva assolutamente sfavorita: qualificatasi alla Final Four perché società organizzatrice (incombenza che consentì al club rosa di saltare due turni dopo avere vinto il girone di ferro con Eczacibasi, Chemik Police e Prostejov), Casalmaggiore doveva sfidare la Dinamo Kazan in semifinale e poi, in caso di qualificazione, la vincente del derby turco tra Fenerbahce e VaifBank nell’ultimo atto. Il trionfo sulle russe nel tardo pomeriggio di sabato per 3-0 alimentò il sogno dei tifosi, splendidi protagonisti di quella coreografia a tutta curva passata alla storia e artefici, come ammise poi dopo il passaggio del turno coach Massimo Barbolini, del successo alla pari delle giocatrici e della società.

Il motivo? Le squadre avversarie, più dotate tecnicamente e costruite da club più danarosi, non erano abituate a palcoscenici così calorosi ed è dunque probabile che il tifo di Montichiari, oltre a trascinare le rosa, abbia in qualche modo “spaventato” gli squadroni avversari, pur costituiti da atlete di primissimo livello internazionale. In ogni caso, il 3-0 alla Dinamo Kazan era stato inficiato dall’assenza di due delle stelle del team russo (Startseva e Gamova), sulle quali subito s’addensò l’ombra del doping di Stato, che poi arrivò quasi a dimezzare la spedizione della Russia, almeno a livello di atletica leggera, alle Olimpiadi di Rio. La Pomì naturalmente non ebbe alcuna colpa in quella vicenda, che però per certi versi sembrava congelare buona parte dei grandi meriti delle rosa.

Serviva, dunque, un’impresa bis, ancora più grande, contro il VakifBank Istanbul del coach italiano Giovanni Guidetti. “Se giochiamo a chi tira più forte, contro queste abbiamo già perso” annunciò Barbolini alla vigilia, ovvero subito dopo il 3-0 alla Dinamo Kazan. E allora la Pomì, con pazienza, giocò una gara perfetta per intensità, pazienza e capacità di leggere i momenti chiave. Finì 3-0, ma la gara fu super equilibrata, giocata sempre sul filo, con strappi al massimo di 2-3 punti. I set finirono infatti 25-23, 25-23, 25-22 e nell’ultimo set la Pomì piazzò un break di 3-0 proprio sul finale.

Salì in cattedra una splendida Francesca Piccinini, che vinse (mettendo a segno l’ultimo muro) la sua sesta Champions League assieme al titolo di mvp della Final Four. Ma ottennero premi personali anche Jovana Stevanovic (miglior centrale), Carli Lloyd (miglior regista) e Maggie Kozuch (miglior opposto). Un trionfo su tutta la linea, che dal PalaGeorge di Montichiari arrivò in piazza Garibaldi a Casalmaggiore per una festa infinita nella gioia, ma non nella tempistica, per un motivo ben preciso: la Pomì di lì a due giorni avrebbe iniziato i playoff Scudetto, terminati presto contro Bergamo a causa dello spaesamento e dell’appagamento legati al trionfo europeo. Un successo per il quale ora si usa il passato remoto, eppure così vicino nel tempo. Un miracolo sportivo che compie oggi, lunedì 10 aprile 2017, un anno esatto. Ma che a Casalmaggiore e nel comprensorio Oglio Po è già eterno.

Giovanni Gardani

© Riproduzione riservata
Commenti