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Dentro i problemi del Busi tra
bilancio, investimenti e
l'accusa di deprezzare il lavoro

A chiudere la serata la lettera di un ausiliario, rimasto anonimo, che ha semplicemente chiesto una maggiore considerazione, da parte del Cda, verso chi quotidianamente vive la fatica di questo lavoro, magari chiedendo in cambio, al di là dello stipendio, solo un gesto di apprezzamento e di maggiore rispetto.

CASALMAGGIORE – Clima non certo rilassato, un po’ da resa dei conti, se vogliamo, indubbiamente un incontro informativo che, da quanto punto di vista, dovrebbe essere servito ai presenti. Anche se, come qualcuno ha sottolineato, alla serata organizzata giovedì dal Listone per approfondire problematiche e temi della Fondazione Conte Busi, che gestisce la casa di riposo di Casalmaggiore, i cittadini non erano molti: 60-65 persone in tutto, ma molti erano dipendenti, mentre erano presenti cinque esponenti del consiglio comunale casalese.

Franco Vacchelli, presidente del Cda che si è presentato quasi al completo (mancava solo Bigi), è partito da un’analisi del pregresso e delle criticità vecchie e nuove: ha evidenziato la crisi dell’agricoltura con la ricaduta negativa sugli incassi degli affitti dei terreni del Busi stesso, i costi del mutuo per Casa Fontana, altra proprietà della fondazione, l’appartamento di via Pozzi donato ma per il quale occorrerebbe una ristrutturazione profonda, oltre agli introiti nulli sullo stabile di via Romani, figli di un precedente contratto di comodato d’uso gratuito. Tra le novità, il nuovo reparto Alzheimer, con gli ospiti spostati di sede, l’ascensore dell’ex Turati che sarà rimesso a nuovo, il trasferimento della portineria all’interno della struttura e, in previsione, anche il completamento degli alloggi protetti, una nuova tabella sanitaria con uso del Wi Fi, investimento sulla formazione del personale e sportelli Alzheimer, oltre all’ampliamento della Sala Marinai con balconi esterni e la creazione di due giardini al piano terra. Tutto questo per confermare, assieme ai membri del cda Merlo, Sartori e Goi, che molto è stato e verrà fatto con spese importanti.

La questione centrale, motivo dell’agitazione sindacale, era però legato ai contratti Uneba, contestati dai sindacati perché creano differenze in busta paga tra vecchi e nuovi assunti. Vacchelli ha spiegato che questi contratti sono stati sottoscritti sia a livello nazionale che da istituti provinciali e che lo sforzo riguarda soprattutto la volontà di creare nuovi posti di lavoro. Come il direttore amministrativo Marini e il direttore sanitario De Ranieri hanno sottolineato, nel 2017 sono dieci in totale le nuove assunzioni (4 ausiliari, 5 infermieri e un coordinatore), nel 2018 saranno invece dodici, per creare un turn over maggiore dei dipendenti e dunque una copertura migliore del servizio. Un risparmio annuale di 3mila euro a dipendente, moltiplicato per 22, consentirebbe alla Fondazione migliori prospettive, nell’ottica del Cda, tenendo conto che il bilancio 2016 è stato chiuso con un attivo di 161mila euro, di cui 118mila da una donazione, dopo che l’esercizio 2015 venne chiuso in attivo di 230mila euro. Il patrimonio della Fondazione attualmente è di 24milioni e 382mila euro contro i 24 milioni e 816mila euro rispetto a quando il Busi divenne appunto fondazione, nel 2003.

La parte più calda è stata comunque quella delle domande dal pubblico, che hanno toccato vari temi. I sindacalisti Sabrina Negri, Roberto Dusi e Fulvio Corbari, che hanno rappresentato le tre sigle Cgil, Cisl e Uil, hanno ringraziato il Listone per la serata e accusato il Cda della scelta di deprezzare il lavoro con giustificazioni strumentali, quando invece nella vicina Fondazione Sospiro condividendo un percorso comune era stata sanata una posizione economicamente quasi disperata, senza sacrifici per i dipendenti. Gli stessi sindacalisti hanno poi paventato la possibilità che la struttura arrivi a un vero e proprio dissesto, a causa di queste scelte.

Tra i disagi sottolineati quello legati ai braccialetti difettosi dei pazienti del reparto Alzheimer, l’esternalizzazione del servizio lavanderia, giustificata con un costo inferiore del 10%, il fatto di avere scelto molte ditte da fuori provincia e nella fattispecie bresciane (“ma sono soltanto due quelle della provincia di Brescia” è stato risposto), e la decisione di dare in gestione alla Santa Federici sia la Comunità Socio Sanitaria che la cooperativa Girasoli. Un modo, stando a quella che è stata la difesa del Cda, per lasciare il servizio a chi ha maggiore competenza, liberando spazi interni al Busi stesso per attivare nuovi servizi. Tensione in sala soprattutto quando Vacchelli e i consiglieri del Cda hanno sostenuto che i dipendenti vengono trattati meglio in questo momento rispetto al passato, con diversi dipendenti a protestare, mentre il consigliere di Casalmaggiore la Nostra Casa Pierluigi Pasotto ha detto di non gradire i continui attacchi da parte del Cda alle amministrazioni precedenti. “Voi avete il diritto di fare delle scelte – ha detto – e nessuno gode del fatto che, ad esempio, i minori introiti sui campi agricoli siano legati al mercato, perché questo non fa bene a nessuno. Tuttavia, in questo momento, potevate sospendere i gestori di presenza del Cda. La scelta di risparmiare deprezzando il lavoro dei dipendenti è figlia di una visione vecchissima”.

Ulteriori accuse sono giunte al medico del lavoro della struttura, che secondo i detrattori non riconoscerebbe problemi fisici reali di alcuni dipendenti senza concedere il periodo di malattia (lo stesso medico, presente in sala, ha smentito), così come sull’assenza di medicinali per i pazienti e gli ospiti della struttura (la smentita, in questo caso, è giunta da una infermiera). Non bastasse, è stata sottolineata pure l’assenza di spazi di aggregazione sociale. Il Cda ha riconosciuto parte delle criticità promettendo un pronto intervento, respingendo in altri casi quelle che sono state definite vere e proprie calunnie, alcune anche “a sfondo politico”.

Alla fine il Cda, sollecitato anche dal segretario Pd Mario Daina che ha riconosciuto l’utilità della serata, ha comunque promesso che sarà in consiglio per rispondere del bilancio e relazionare, spiegando però che gli atti sono comunque già ora pubblici e consultabili. A chiudere la serata la lettera di un ausiliario, rimasto anonimo, che ha semplicemente chiesto una maggiore considerazione, da parte del Cda, verso chi quotidianamente vive la fatica di questo lavoro, magari chiedendo in cambio, al di là dello stipendio, solo un gesto di apprezzamento e di maggiore rispetto.

Giovanni Gardani 

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