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Agnese Moro e il ricordo del
padre tra giustizia riparativa,
perdono e don Mazzolari

Grazie alle domande incalzanti del giornalista Rai Luciano Ghelfi, Agnese Moro ha confermato la sua amarezza sulla mancata volontà di liberare il padre da parte delle Istituzioni che non avevano accettato lo scambio di prigionieri chiesto dalle Brigate Rosse in cambio della sua liberazione.

BOZZOLO – Un’altra giornata memorabile per la collettività di Bozzolo. Venerdì sera la figlia dello statista democristiano Aldo Moro rapito e assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978  ha parlato a lungo della sua esperienza in sala civica a Bozzolo. Una sala strapiena che l’ha attesa pazientemente, permettendole di terminare la cena nella pizzeria da Pasquale, ospite con altri commensali dell’ex sindaco Giuseppe Torchio. L’evento,organizzato dagli “Amici del Dialogo” ha registrato un’affluenza indescrivibile con tantissime persone rimaste fuori per mancanza di posti a sufficenza.

“Ho scoperto che coloro i quali io consideravo semplicemente dei mostri erano tornate ad essere belle persone”. Questo in sintesi il pensiero di Agnese Moro al termine dell’incontro pubblico tenuto venerdì sera. “E di conseguenza capire di non avere il monopolio del dolore e della sofferenza perché anche gli autori del rapimento e uccisione di mio padre Aldo Moro, chi più chi meno, avevano compiuto un percorso riabilitativo”. Una scelta non facile per la figlia dello statista e segretario della Dc che, al momento della strage di via Fani, con l’uccisione di cinque agenti della scorta, nel 1978 aveva 25 anni. Al punto da rifiutare all’inizio la proposta di avviare un cammino di dialogo e incontro, suggerito dal Padre Gesuita Guido Bertagna, pure presente a Bozzolo.

Grazie alle domande incalzanti del giornalista Rai Luciano Ghelfi, Agnese Moro ha confermato la sua amarezza sulla mancata volontà di liberare il padre da parte delle Istituzioni che non avevano accettato lo scambio di prigionieri chiesto dalle Brigate Rosse in cambio della sua liberazione. Poco incisive pure le inchieste successive con molte delle lettere di Moro mai completamente rivelate sullo scambio di prigionieri che le Brigate Rosse chiedevano in cambio della sua liberazione. Fino alla conclusione del dramma con il cadavere dell’allora Primo Ministro chiuso dentro il baule di una Renault rossa in via Caetani nei pressi delle sedi romane di Dc e Pc.

Ghelfi ha poi fatto salire sul palco pure due Magistrati, Carlo Grillo già presidente del Tribunale di Cremona e Giovanni Scaglioni ex presidente del Tribunale di Mantova. Grillo si è detto convinto della bontà e delle virtù presenti nei percorsi di giustizia riparativa che comunque non può sostituire l’espiazione delle pene. Concetti ribaditi da Scaglioni con approfondimento all’evoluzione del concetto di giustizia riparativa e gli sviluppi a livello parlamentare e legislativo. Prima della serata in sala civica, col saluto della sindaca Cinzia Nolli, Agnese Moro aveva visitato la Fondazione Mazzolari, accompagnata da Giuseppe Torchio, rimanendo incantata dall’intenso carteggio epistolare esistente tra don Primo Mazzolari e suo padre Aldo Moro. In sala era presenta anche Sara Malagola, candidata sindaco che sfiderà proprio Torchio.

Ros Pis

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