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Casalmaggiore scopre
l'Antica Persia nei fili
annodati dei suoi tappeti

Particolare non di poco conto riguarda la durata dell’esposizione, che chiuderà fino al 28 maggio, e dunque non sarà prolungata come tante altre realizzate al Diotti: per questo i tradizionali orari di apertura sono stati ampliati.

CASALMAGGIORE – E’ stato il secondo evento culturale all’interno della rassegna Stupor Mundi. E dato che quest’anno si parla di Iran, o Antica Persia, era giusto che fosse dedicato all’oggetto simbolo di una cultura e di una tradizione antichissima, il tappeto.

Segno del passato, di una sedimentazione del sapere millenario e popolare, di una scuola d’arte di primissimo livello. Il Museo Diotti a Casalmaggiore, nei giorni scorsi, ha inaugurato la mostra dedicata a queste creazioni, che spesso somigliano a pagine di un grande libro, che raccontano tra i fili annodati le storie di un popolo. Non a caso domenica pomeriggio sempre al Diotti sarà presente Safiollah Rezaei, maestro annodatore, che utilizzando alcuni dei telai in mostra e non solo, terrà una dimostrazione su come si realizzano questi capolavori.

Intanto i visitatori, dopo il via dato ufficialmente dall’assessore alla Cultura Pamela Carena, all’architetto bresciano Jim Lo Coco, curatore della mostra, e ad Alberto Guarneri, tappezziere a Casalmaggiore a conferma del contatto anche col tessuto connettivo e commerciale della città, avranno la possibilità di visitare i due piani del Diotti con tappeti di antica manifattura e dal valore inestimabile, per larga prevalenza risalenti all’Ottocento, quando ancora dunque l’Iran si chiamava Persia. Sono esposti esemplari unici per qualità, come ad esempio il Mohtashami, simbolo di rinascita ottocentesca della tradizione, o il Serapi, realizzato in un antico villaggio a nord della Persia. E ancora il Kerman, particolarissimo per la densità di nodi, 14.400 per ogni decimetro quadrato, e per questo più fine nelle lane.

Non mancano poi fotografie, libri e pure ceramiche persiane, queste molto più antiche rispetto ai tappeti, se teniamo conto che risalgono a un periodo tra il IX e il XVIII secolo. Particolare non di poco conto riguarda la durata dell’esposizione, che chiuderà il 28 maggio, e dunque non sarà prolungata come tante altre realizzate al Diotti: per questo i tradizionali orari di apertura sono stati ampliati, con un ingresso consentito anche la domenica mattina e l’estensione degli orari nel weekend, senza dimenticare l’apertura del martedì dalle 8 alle 13, anche se quest’ultima finestra è più che altro dedicata a scuole e comitive. Per i più giovani, su richiesta, non mancheranno anche attività laboratoriali: per conoscere da vicino, mediante questi fili – tappeti che paiono arazzi – la storia di una delle culture più influenti di sempre.

redazione@oglioponews.it

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