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Aleida Guevara a Scandolara Ravara: la figlia del Che svela il vero volto di Cuba

Anche se in italiano Aleida ha detto di saper pronunciare solo poche parole (come “porca miseria” ad esempio, il che ha suscitato qualche sorriso), grazie alla traduzione simultanea di Matteo Salemme, la figlia del Che ha parlato di Cuba e della sua forza. E non solo: la sua è stata una disquisizione a 360° sul mondo di oggi.

SCANDOLARA RAVARA – Prima la visita al Museo dei Cordai e al Borgo di Castelponzone, poi il convegno serale nella sala civica di Scandolara Ravara: non capita certo tutti i giorni che un piccolo comune come quello Casalasco rappresentato dal sindaco Velleda Rivaroli e da tanti concittadini domenica sera, possa fregiarsi di ospitare Aleida Guevara, medico di alto livello e soprattutto da tutti accolta come la figlia del Che. “E’ stata una serata molto interessante e utile per parlare di Cuba in modo diverso da come viene presentata dai media – ha commentato, a fine dibattito, Sergio Marinoni, presidente dell’Associazione Nazionale di Amicizia Cuba-Italia – anche perché Aleida ha presentato le proprie opinioni, ossia ha parlato solo per se stessa, non ricoprendo alcuna carica pubblica in patria”.

La serata è iniziata con la lettura di alcuni scambi del carteggio storico tra Fidel Castro e Che Guevara, negli anni della rivoluzione cubana, e alcune lettere del Che ai suoi figli. “Imparate sempre a riconoscere tutte le ingiustizie nel mondo, perché questa è la più grande qualità di un rivoluzionario” è stato letto in uno degli ultimi passaggi della lettera di Che Guevara agli eredi: una sorta di testamento spirituale di una figura considerata da molti mitica già prima del suo assassinio. Aleida Guevara, in Italia nel 50esimo anniversario della morte del padre, ha parlato dinnanzi a 150 persone circa, alcune arrivate persino da Lodi e Milano, nella serata favorita anche dal lavoro da intermediario dello scandolarese Franco Sarzi e dal circolo Hilda Guevara di Cremona. Un vero e proprio colpaccio che ha portato l’illustre ospite a disquisire della situazione internazionale e di grandi personaggi, tutti molto attuali, sulla scena mondiale.

Anche se in italiano Aleida ha detto di saper pronunciare solo poche parole (come “porca miseria” ad esempio, il che ha suscitato qualche sorriso), grazie alla traduzione simultanea di Matteo Salemme, la figlia del Che ha parlato di Cuba e della sua forza: decimo produttore di nichel al mondo, ma costretto a non vendere, ad esempio, al Giappone, a causa delle manovre statunitensi, oggi l’isola smercia tale metallo solo in Canada. Ma Cuba produce, si fa per dire, soprattutto un sistema di istruzione e medicina tra i più all’avanguardia al mondo: 4 milioni di persone vengono operate gratuitamente in Africa, Asia e America Latina da medici cubani, per un’opera umanitaria globale, che tocca da vicino, con migliaia di operatori sanitari, anche Brasile e Venezuela. “Con i medici con i quali ho lavorato fianco a fianco, abbiamo contribuito a debellare l’ebola in alcune zone dell’Africa” ha ricordato Aleida.

Un tema che scotta, e che costituisce tuttora una cicatrice sanguinante, è quella dell’embargo (il bloqueo) imposto per decenni dagli States all’isola del Centro America. “Ricordo una lettera partita dall’Fbi, che riuscii a leggere in prima persona – ha spiegato Aleida – nella quale si rivolgevano alla ditta italiana della Ferrari, ovvero proprio l’azienda costruttrice di automobili, spiegando che se avesse tenuto relazioni commerciali con Cuba nessuno della famiglia Ferrari sarebbe più entrato negli States e nessuna auto Ferrari sarebbe stato commerciata sul suolo americano. Ora, voi ve lo immaginate un cubano in Ferrari?”. E ancora: “Da medico penso che otto su dieci nuove cure o medicine scoperte in un anno arrivano dagli Stati Uniti, ma noi a causa del bloqueo non possiamo averli, tanto che gli americani bloccano il capitale di tale industria farmaceutica, se soltanto scoprono un rapporto commerciale con Cuba”. “Non abbiamo nulla contro il popolo americano – ha spiegato Aleida – ma del governo statunitense non ci si può fidare”.

Alcune considerazioni interessanti hanno riguardato la situazione lavorativa ed economica dell’isola. “Abbiamo 500mila persone che lavorano per lo Stato, ma non producono. Credo che nessun altro Stato al mondo possa permettersi di mantenere una tale situazione. Pensiamo di aumentare il livello delle cooperative nel campo agricolo e nei servizi ma, a differenza di quanto pensa la gente, la società socialista non può obbligare a fare cose che le persone non vogliono fare. La società socialista deve convincere le persone della necessità di compiere determinati lavori: la struttura economica è tutto sommato facile da cambiare, la mentalità umana però è molto più difficile da modificare”. Sugli investimenti stranieri: “Devono essere accettati a tre condizioni: devono portare beneficio diretto al popolo cubano, devono tenere conto che la terra di Cuba non si vende perché è proprietà unica del popolo e chiunque investa deve farlo seguendo le nostre leggi. Abbiamo grande dignità, abbiamo abbassato la testa solo una volta nella nostra storia, ma dal 1959 mai più”.

Aleida Guevara ha parlato anche di Italia, partendo dal tema dell’immigrazione “Il vostro grande problema è che l’Europa non solo non fa nulla, ma anzi sostiene pure le guerre in Medio Oriente – ha spiegato – e soltanto el pueblo, il popolo, può fermare questa situazione. Sarebbe giusto investire nei paesi in cui si verifica il fenomeno dell’emigrazione”. La donna si è pure commossa ricordando Fidel Castro, “un secondo padre per me”, oltre che lo stesso Che, dopo di che ha toccato da vicino la grave situazione del Venezuela, una riserva di petrolio mondiale, che dovrebbe però cambiare i metodi di commercializzazione dell’oro nero. “Da medico – ha detto Guevara – ricordo che Chavez creò piccoli ospedali diretti da medici cubani in ogni quartiere per sopperire a un grave disagio: tutto era gratuito, ma quando Maduro ha preso il potere, gli ospedali vennero presi d’assalto e si provò a dare loro fuoco. Fu la gente dei quartieri a salvare gli ospedali, ma la situazione rimane difficile perché gli Stati Uniti foraggiano ancora il governo venezuelano”.

Aliena ha poi passato in rassegna grandi personaggi della scena internazionale. “Ho conosciuto il colonnello Gheddafi e mi ha impressionato: pensavo fosse molto più giovane, l’ho visto invecchiato l’ultima volta che lo incontrai prima della sua morte. Proveniva da una cultura diversa dalla mia, e così posso parlare di lui solo per ciò che ha ottenuto per il suo Paese, perché non posso giudicare una cultura che non conosco. Fermo restando che nessun esercito dovrebbe intervenire in altri Paesi, come invece è accaduto in tanti casi analoghi a quello della Libia”. E ancora sul presidente americano Trump, apostrofato con un “hijo de puta”, che lascia poco spazio dall’immaginazione. “Mostra tutti i decreti che firma, ma temo che porterà molti dolori: con un dito può porre fine a tutta l’umanità. Dipende dai suoi uomini, che potrebbero anche consigliarlo bene, altrimenti saranno guai”. E infine su Papa Francesco. “Non sono religiosa e quando venne il Papa a Cuba non ci hanno chiesto di seguire la messa del Santo Padre. Il compito del Papa è molto difficile, perché il Vaticano gestisce troppi soldi, io sono stata a Città del Vaticano e ho visto che un solo tesoro lì custodito potrebbe salvare la vita di tanti bambini. Mi domando però dove era il Papa, quando in Argentina sparivano le persone. Ma voglio comunque pensare bene di Lui, aspettandolo alla prova dell’Opus Dei”.

Ogni discorso di Aleida Guevara, che a fine serata ha intonato il canto “Rosa Blanca” musicato da Sergio Endrigo sulle parole del poeta cubano Josè Martì, ha invitato a respingere sempre le provocazioni che portano alla guerra e, al di là dei pensieri a volte anche forti e ben indirizzati, ha sempre ruotato attorno alle parole “amore” e “pace”, due veri cardini del suo pensiero. “Dobbiamo andare avanti, con solidarietà tra di noi e approfittare del poco tempo che abbiamo per garantire ai nostri figli un futuro che abbia dignità, sovranità e gioia di vivere” ha concluso Aleida per una serata che Scandolara Ravara, e i 150 che hanno preso posto in sala civica, difficilmente scorderanno.

Giovanni Gardani

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