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Distretto del legno Casalasco
e Viadanese, un 2016 contro
la crisi: +15% nell'export

Nel distretto del legno Casalasco-Viadanese l’export è cresciuto del 16,4% nel quarto trimestre 2016 e del 14,3% su base annua. Un andamento tendenziale che fa dunque sperare in un aumento che prosegua in futuro. Il traino delle vendite arriva in primis da Germania, Francia e Stati Uniti.

Sono più che lusinghieri i dati sulle esportazioni relativi al distretto del legno Casalasco-Viadanese per l’intero anno 2016, emersi dal Monitor dei Distretti della Lombardia a cura della Direzione Studi e Ricerche di Intesa San Paolo. Addirittura il distretto del nostro territorio primeggia nettamente in Regione, con una crescita complessiva che sfiora il 15%. Un dato straordinario, se consideriamo che degli altri 21 Distretti lombardi chi fa meglio cresce meno del 5%. Complessivamente l’esportazione dei Distretti della Lombardia ha subito, nell’anno scorso, una flessione dell’1,3%. Un dato invece molto positivo riguarda il calo del 32% delle ore autorizzate di cassa integrazione.

Complessivamente, l’export dei Distretti lombardi ha superato nel 2016 quota 22 miliardi di euro. Il 17,1% ha riguardato la Germania, il 10,7% la Francia. Seguono gli Stati Uniti (6,5%), Spagna (4,9%), Regno Unito (4,6%) e altre. Interessanti anche le variazioni rispetto al 2008. La crescita più imponente tra le big riguarda l’export verso gli Usa (+36,1%), ma anche la Cina (+34%). In assoluto cresce del 72,2& l’export in Ungheria, del 64,6% in Messico, il 53,3% in Corea del Sud e il 50,7% in Croazia. Il calo più consistente riguarda ovviamente la Russia (-49,9%), a causa delle sanzioni europee, ma scende nettamente anche il peso dell’export in Spagna (-17%) e Francia (-16%).

Veniamo dunque al Distretto del legno Casalasco-Viadanese, dove l’export è cresciuto del 16,4% nel quarto trimestre 2016 e del 14,3% su base annua. Un andamento tendenziale che fa dunque sperare in un aumento che prosegua in futuro. Il traino delle vendite arriva in primis da Germania, Francia e Stati Uniti. Quanto alle ore di cassa integrazione, sono crescite rispetto al 2015, ma sono più basse rispetto agli anni precedenti. Da segnalare anche come al secondo posto per i risultati del quarto trimestre 2016 si trovi un altro distretto che ci riguarda da vicino, quello delle Carni e salumi di Cremona e Mantova. L’incremento è stato del 13,9%, che diventa il 3,9% annuo (qui è al terzo posto). In questo settore si segnala il boom di vendite in Giappone, ma crescono anche Germania, Francia e Spagna.

L’export del Lattierocaseario lombardo è invece calato in alcuni primari mercati di sbocco europei, come Francia, Belgio e Regno Unito, con una flessione del 5,1% nel quarto trimestre 2016 e dell’8,8% su base annua. Al contempo, le vendite di lattiero-caseario sono cresciute a due cifre nei Paesi Bassi, tanto nel trimestre ottobre-dicembre quanto nel complesso dell’anno.

Ma torniamo al Distretto del legno, che nel Casalasco-Viadanese vanta, sia pur suddivise in sottosettori, aziende del livello della Saviola di Viadana, della Frati di Pomponesco, della Braga di Casalmaggiore, ma anche la Panguaneta di Sabbioneta, la Invernizzi di Solarolo Rainerio, la Artoni e Fadani di Gussola. E poi l’indotto: la Storti di Motta Baluffi realizza macchinari per lavorare il legno, quindi trae ovviamente beneficio dal rilancio del settore.

Fabrizio Fadani, della Artoni e Fadani, conferma il buon momento del settore legno: «Noi vendiamo ad aziende più grandi che a loro volta esportano, quindi non abbiamo dati diretti sull’export, ma indirettamente abbiamo la conferma. Ma aggiungo che è aumentato anche il consumo in Italia: un nostro importante cliente che lavora per il 95% col mercato interno ha aumentato sensibilmente i volumi di vendita». Crede che la chiusura dell’azienda Bini di Scandolara Ravara, vittima della crisi del decennio scorso, abbia in qualche modo agevolato la concorrenza? «No. Loro offrovano un prodotto diverso, destinato all’edilizia. Nel settore del compensato e truciolare le aziende rimaste hanno tratto maggiore vantaggio dalla chiusura delle aziende Reni e Montanari».

Giuseppe Invernizzi, titolare dell’azienda di Solarolo, conferma: «Sicuramente la chiusura di quelle che erano le principali due aziende, la reggiana Reni e la Montanari di Volta Mantovana, ci hanno agevolato, dando ossigeno al mercato». Come è andato il vostro export nel 2016? «Noi esportiamo circa il 40% della nostra produzione e anche per noi è stato un anno positivo. Il 60% del mercato domestico è il nostro zoccolo duro, ma la percentuale di esportazioni è cresciuta, e speriamo la crescita possa continuare». Anche per voi l’aumento ha riguardato soprattutto Usa, Francia e Germania? «Sì, confermo, e nel nostro caso aggiungerei il Benelux. Complessivamente dopo la grande crisi del 2007/2009 c’è stata una crescita graduale, spinta proprio dall’export in quanto il mercato interno era praticamente fermo».

Un’ultima curiosità: come mai, a fronte della crescita del settore, assistiamo al crollo delle aree coltivate nella nostra zona a pioppicoltura? «La politica regionale ha disincentivato la produzione, l’assenza di contributi ha allontanato i pioppicoltori da questa coltivazione. Dobbiamo tenere conto che coltivare pioppi comporta l’impegno del terreno per dieci anni e finanziariamente è pesante, coi tempi che corrono. Poi c’è stato il fumo negli occhi della biomassa, con la promessa di tanti incentivi che poi si è rivelata un bluff». Pensa ci potrà essere una ripresa in questo senso? «Può essere, ma saranno decisive le politiche comunitarie».

V.R. 

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