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Profiler, leggere il serial
killer: Mauro Picozzi si
racconta a Sabbioneta

Interessante serata. Lo scrittore ha affermato sorridendo ma non troppo, “in ognuno di noi c'è un potenziale psicopatico. Resta da capire quando e come questo lato della personalità emerga”. Basti pensare, ha concluso, “che dal 4 al 10% dei top manager hanno tratti psicopatici da serial killer”.

SABBIONETA – Lo splendido teatro all’Antica di Sabbioneta, mercoledì per un giorno, metaforicamente ‘scena del crimine’. Gran parlatore, ha catturato il pubblico per oltre un’ora, Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo di fama nazionale. Svolge corsi di formazione per Polizia e Carabinieri e insegna Psicologia Investigativa all’Università di Parma.

Picozzi è anche volto noto della tv per essersi occupato dei casi di cronaca che più han fatto scalpore negli ultimi anni. Cogne, il delitto di Novi Ligure l’omicidio di suor Mainetti a Chiavenna, la morte di Sara Scazzi, il serial killer Michele Profeta, la strage di Erba, per citarne solo alcuni. E’ anche scrittore, assai prolifico: 25 libri in 15 anni. E mercoledì, invitato dal Rotary Club Casalmaggiore Oglio Po, ha presentato l’ultimo: “Profiler”. 280 pagine scritte per un motivo ben preciso. “Ero stanco di ascoltare vittime, diventate tali per disattenzione o per non avere dato importanza a determinati segnali. Ho messo nel libro una serie di accorgimenti e una lezione: fidarsi delle proprie emozioni. La paura, per esempio, è un dono, non un fardello”.

Utile anche a capire quando seguire l’istinto se qualcosa ci allarma e a prendere le decisioni giuste nel momento giusto, sviluppando la capacità di riconoscere in un istante i segnali di rischio che si pongono di fronte a noi. Picozzi ha poi ricordato i suoi primi pazienti: Vallanzasca, Sofri, Tortora. Ha parlato di Jack lo Squartatore, non un suo paziente ma il primo killer della storia, e nemmeno il più efferato. Ma divenuto purtroppo famoso, ha detto Picozzi, grazie ai media: “La gente in quel tempo iniziava a leggere i giornali. Per questo si parla oggi ancora di lui più che di altri”.

E sui malati di mente: “Sono molto più spesso vittime che carnefici”. Eppoi, afferma sorridendo ma non troppo, “in ognuno di noi c’è un potenziale psicopatico. Resta da capire quando e come questo lato della personalità emerga”. Basti pensare, ha concluso, “che dal 4 al 10% dei top manager hanno tratti psicopatici da serial killer”.

Simone Bacchetta

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