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Bastoni e Orsoni, piccoli campioni
già grandi: "Umiltà, lavoro,
amici e famiglia i nostri segreti"

Dopo un paio di video che hanno narrato le imprese recenti di Bastoni e Orsoni - l’esordio in serie A con l’Atalanta per il primo, il record italiano battuto dopo 37 anni e il 12esimo posto europeo all’esordio in Nazionale per il secondo - l’intervista ha svelato alcuni particolari provando a rivelare i segreti del successo dei due.

PIADENA – Piccoli Piadenesi crescono. E in effetti Alessandro Bastoni, classe 1999, e Riccardo Orsoni, classe 2000, entrambi di Piadena, di strada ne hanno fatto parecchia. Sono stati loro i protagonisti della terza edizione dell’incontro pensato dal Forum Giovani con il patrocinio del comune di Piadena. Aperta da Maurizio Bastoni, assessore allo Sport, e da Andrea Volpi per il Forum, la serata ha ripercorso l’avventura dei giovani sportivi casalaschi, intervistati da Giovanni Gardani.

Dopo un paio di video che hanno narrato le imprese recenti di Bastoni e Orsoni – l’esordio in serie A con l’Atalanta per il primo, il record italiano battuto dopo 37 anni e il 12esimo posto europeo all’esordio in Nazionale per il secondo – l’intervista ha svelato alcuni particolari provando a rivelare i segreti del successo dei due. “Credo che il mio vero punto di forza – ha svelato Riccardo Orsoni – stia nel fatto che faccio i miei allenamenti senza peso, anzi per me sono momenti di svago e di stacco”. Sensazione confermata da Roberto Cervi, allenatore di Orsoni. “Quando alleni un ragazzo così, con tanta voglia di fare e spesso di andare oltre il normale allenamento, per chi lo segue è quasi un divertimento”.

Parola d’ordine umiltà, ma anche costanza e capacità di crescere in fretta. “Non è stato facile adattarsi alla fisicità dei miei compagni, alcuni di 10-15 anni più grandi di me, ma ho dovuto farlo – ha spiegato Bastoni – perché il salto per me è stato doppio, dagli Allievi alle convocazioni in prima squadra”. Bastoni ha ricordato proprio l’impresa dello Scudetto Allievi lo scorso anno. “E’ stata una bella soddisfazione eliminare la Juventus con un gol al 120’, anche perché i bianconeri ci avevano battuto la stagione precedente: una rivincita”. Sempre Bastoni ha invece glissato sul possibile passaggio all’Inter in cambio di Gabigol all’Atalanta. “Ad oggi non ne so nulla, quindi penso solo ai nerazzurri di Bergamo, per il momento”.

Orsoni ha svelato le emozioni che regala indossare per la prima volta la maglia azzurra. “Quando ho saputo della convocazione non vedevo l’ora mi arrivasse a casa la divisa: ho pianto quando ha aperto lo scatolone del corriere, quando l’ho indossata e quando l’ho tolta. E’ stata una carica incredibile”. Una serata aperta a tutti, con circa cento persone nella Sala Rossa del Museo Platina, dove tutti, non solo sportivi, erano molto attenti. E’ stato rimarcato, inoltre, il legame con il paese, Piadena,e con la famiglia, una sorta di stimolo e di doping positivo. “Piadena mi dà – ha detto Bastoni – la serenità e la tranquillità che a Bergamo a volte manca, mentre mi porti dietro l’energia che famiglia e amici mi trasmettono”. “Io sono a casa più spesso, praticamente tutti i giorni – ha spiegato Orsoni – . Ma vale lo stesso discorso: ricordo prima di una gara nazionale le 12 persone che mi sono venute a trovare fuori dall’hotel, tutte del mio paese. E’ stata una carica incredibile”.

Amici dalla nascita (“siamo cresciuti l’uno a casa dell’altro e viceversa, abitando a 500 metri di distanza”), Bastoni e Orsoni hanno più volte rimarcato il valore della famiglia e degli amici, anche nel sacrificio. C’è chi ha ricordato come Bastoni passi con nonchalance dallo Juventus Stadium all’Eraldo Borrini di Piadena, dove spesso segue le gesta degli amici della Martelli in Seconda categoria. O come Orsoni, anche dopo i tanti record, continui con la stessa forza ad allenarsi per le vie di Piadena. Tanto da avanzare una proposta. “Sarebbe bello se il comune organizzasse ogni tanto una corsetta, anche non competitiva, proprio qui per le vie del paese: sarei il primo iscritto”.

Calciatore da sempre il primo, mentre il secondo ha iniziato ad amare la marcia dopo essere passato da calcio, basket e persino danza. Entrambi con una marcia in più, spiegata dal loro primo maestro elementare, visibilmente commosso. “Sono sempre rimasto colpito dalla loro grande capacità di gestire le relazioni: da parte di questi due splendidi ragazzi non ricordo un litigio”. Da rimarcare pure l’intervento di Paolo Maffezzoni, scopritore di Alessandro. “Mi dissero che dovevo andare a Canneto sull’Oglio a vedere un bambino: era il figlio di Nicola Bastoni, allenatore del calcio dilettanti che conoscevo già allora molto bene, e in quella gara Alessandro aveva sbagliato due rigori. Però non valuto mai questi particolari: anzi in quella partita aveva fatto 2-3 gesti tecnici che, a quell’età, o li hai o non li hai. I primi allenamenti a Bergamo si sentiva solo, piangeva, poi piano piano si è inserito bene e di strada ne ha fatta”.

Non è mancato un consiglio di Luciano Cesini, bandiera della Cremonese. “Finché siete in questa fase giovane, creativa e allegra, vivete lo sport nella sua giusta dimensione, senza troppa tensione. Fatelo ora, perché lo stress non mancherà e dovrete imparare a gestirlo bene”. Cesini ha anche sottolineato il senso del sacrificio dei due giovani. “Quando Orsoni durante la serata ha ricordato di quella serata in cui ha fatto tornare tutti a casa per rientrare entro le 23, mi ha fatto molto piacere: i veri sportivi hanno la testa per dire no a un’ora in più fuori casa il sabato sera, pur di essere pronti il giorno dopo”.

Guai però a sentirsi già campioni. “I campioni sono Iniesta, Messi, Ronaldo, gente che ha alle spalle 8-10 anni di campionati e competizioni importanti” ha detto Bastoni. L’importante, in fondo, è restare legati agli amici, alla famiglia, alle radici. Come il sindaco Ivana Cavazzini ha rimarcato a fine serata. “Credo siano emerse due parole chiave – ha detto il primo cittadino – ossia grande umiltà e disciplina anche nel sacrificio. Quando i miei figli suonavano e si esercitavano, io li spingevo a non fermarsi, a non dire: “Non ho voglia”, perché poi il talento esce fuori solo se ben esercitato e incanalato. Vale nella musica, come appunto nello sport”.

In fondo Alessandro e Riccardo, che pure a scuola tra Liceo Scientifico e Marketing si stanno togliendo soddisfazioni (“la famiglia è indispensabile anche qui, per tenerci sul chi va là”), hanno le passioni e la voglia di divertirsi di molti altri coetanei. “Prima di cominciare – ha aperto la serata Bastoni – voglio fare i complimenti ai miei amici che hanno vinto il Fantacalcio”. Già, gli amici del Fantacalcio, quelli che hanno seguito Alessandro fino a Bergamo il giorno del suo esordio, pur avendo terminato poco prima una sfida di Seconda categoria con la Martelli di Piadena. E a proposito di amici, se qualcuno ha detto di imparare ogni giorno “dalla costanza di Alessandro e Riccardo e anche dalle rispettive famiglie, o dal fratello di Alessandro, ad esempio, calciatore come lui, che prova solo orgoglio, senza invidia, per Ale”, la chiosa finale la merita un altro degli amici di sempre, che ha seguito Alessandro e Riccardo in trasferta nelle ultime imprese, e ha capito il vero motivo della grandezza sportiva dei due. “Lo sport sta tutto nella testa: senza quella il talento non serve e sarebbe sprecato. La testa e le due grandi famiglie che Ale e Ricky hanno alle spalle li stanno aiutando a fare la differenza”.

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