Cronaca
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Giovanni Gravina, operaio per professione e drag queen per divertimento e passione

"C'é pregiudizio certo, ma il mondo sta cambiando per fortuna. Noi siamo per buona parte uomini che fanno spettacolo vestiti da donna. Oggi è più facile fare la drag e non solo qui al nord, ma anche al sud dove soprattutto nelle zone turistiche la mentalità si è fatta più aperta"

CIVIDALE MANTOVANO – L’arte del travestimento. Provate a vederla così, per come è. Come un’arte teatrale. Nobile ed estrema ma pur sempre tale, che richiede preparazione costanza, capacità e un certo spirito. Una forza insomma che non è da tutti. Perché è semplice – quantomeno più semplice – salire su un palco interpretando un ruolo più vicino alla cosiddetta ‘normalità’. Tremendamente più difficile farlo travestiti, mischiandosi in mezzo alla gente cercandone il contatto umano e l’approvazione, magari uomini vestiti da donne.

Già, la normalità. Concetto difficile da definirsi. Le Drag queen non sono un fenomeno recente, non sono una deriva. Hanno un passato nobile poiché la loro storia ha radici nel teatro greco, ove le compagnie erano di uomini e il travestimento era naturale, non destava alcuna impressione nello spettatore. Nella mitologia lo stesso Achille, solo per citare un caso, fu vestito da donna dalla madre Teti – che già ne conosceva l’infausto destino – e nascosto per sfuggire ad Ulisse che lo cercava per coinvolgerlo nell’estenuante guerra contro Troia. Non vi sfuggì (al destino) e morì trafitto al tallone dalla freccia scagliata da Paride e guidata da Apollo. Ma tutte le mitologie, da quella nordica a quella indù, ed il teatro successivo (da Shakespeare al teatro giapponese) sono altrettanto ricche di esempi di travestimento.

Mitologia, arte, rappresentazione. Giovanni Gravina, in arte Gio la nuit, operaio presso un’azienda casalasca e residente a Cividale Mantovano é una drag queen. E lo è diventata quasi per caso. “Era il 2010 quando ho cominciato a far foto nei locali, sino a che un giorno, all’Art club di Desenzano del Garda la proprietaria del locale mi nota e nota la somiglianza con Loredana Berté. Avevo già fatto qualcosa nel mondo dello spettacolo quando stavo in Puglia. E allora mi son detto perché non provare?”. Madame Sisi è forse la drag più famosa d’Italia. Un consiglio dato da lei é il miglior biglietto da visita nel campo. Gio, oltre ad essersi esibito all’Art Club lo ha fatto in altri locali come il Lola Fox Disco, la Mucca della zia, il bar 90.

“Io vivo – prosegue Gio – con quella voglia di conoscere e di cercare di capire che non mi ha mai abbandonato, neppure in periodi bui. E soprattutto mi piace mettermi alla prova. Ho provato, e mi è pure piaciuto. La prima volta è stato molto divertente, la gente mi applaudiva. Truccata come Loredana Berté, e con i suoi atteggiamenti che ho studiato attentamente guardandomi ogni filmato disponibile”. Divertente, ma pure pesante… come ogni arte. “Fare la drag non significa fare soldi – aggiunge Gio – ma significa divertirsi. E non è solo tacchi e parrucca. C’é fatica, studio e impegno dietro ad ogni spettacolo. Io sono un operaio, è quella la mia professione e nel mondo dello spettacolo sono una sorta di turista. Ma credo di aver la forza, come ogni drag e l’ho scoperta forse proprio grazie a questo, di farmi scivolare quasi tutto addosso. Ho imparato a truccarmi guardando le altre farlo. Ci sono tanti professionisti e professioniste brave tra le drag: attori e attrici di teatro che non hanno nulla da invidiare a nessuno. Si pensi ad esempio, ai Legnanesi, alla loro incredibile bravura sul palco. L’importante credo sia comunicare sempre emozioni e divertirsi, e se fai divertire il pubblico e al contempo ti diverti hai ottenuto il tuo obiettivo. Ogni drag ha le sue caratteristiche. A me ad esempio piace essere drag e al contempo sono fotografo e moviemaker. Mi piace incontrare gente, fotografare, parlare”.

Ci sono storie nelle storie tra le drag. E ce ne è una che vale la pena essere raccontata. Le Drag Queen furono tra le prime ad arrivare a Moglia nei giorni successivi al terremoto. Tra le prime a mobilitarsi. “Organizzammo uno spettacolo di solidarietà in piazza – racconta Gio – per raccogliere fondi. Inizialmente qualcuno ci accolse con un po’ di diffidenza, poi ci applaudirono. Portammo qualche sorriso, e riuscimmo a raccogliere qualche fondo per le loro prime necessità”.

C’è ancora molto pregiudizio per chi come voi fa spettacolo. “C’é pregiudizio certo, ma il mondo sta cambiando per fortuna. Noi siamo per buona parte uomini che fanno spettacolo vestiti da donna. Oggi è più facile fare la drag e non solo qui al nord, ma anche al sud dove soprattutto nelle zone turistiche la mentalità si è fatta più aperta. Noi cerchiamo di divertire la gente, è questa la nostra funzione scenica. Certo, un po’ di follia ci vuole, ma fa parte del gioco. E poi, almeno per me emigrato dal sud dal 1996, é una maniera di essere, di stare in mezzo agli altri con cui mi diverto”. Divertirsi con il travestimento, facendo divertire gli altri. Questo é una drag queen e questo é Gio la nuit, operaio per professione e drag per divertimento e passione.

Nazzareno Condina

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