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Viadana, parla un operaio
Composad in 'riposo
forzato': "E a noi, chi ci pensa?"

"Restiamo ogni giorno, in attesa di una chiamata del caporeparto, se il giorno dopo possiamo tornare a lavorare o restiamo a casa, senza sapere quando tornare a piena turnazione".

VIADANA – Sotto il sole cocente a chiedere di poter lavorare, o a casa – o dentro una fabbrica – a chiedere di fare altrettanto. C’è poca differenza in fondo poiché sempre di lavoratori si tratta, sempre dell’anello debole di una catena che nel corso degli anni ha risentito della crisi ma non solo. Guardano i figli, in strada come tra le quattro pareti di una casa popolare o di una villetta a schiera presa accendendo mutui pesanti e difficili da onorare soprattutto se manca la possibilità di guadagnare chiedendosi che ne sarà domani.

Gli sguardi, le sensazioni, la sfiducia e la stanchezza sono le stesse. In fondo la guerra tra operai aiuta perché la rabbia indirizzata verso l’altro é rabbia che non si radicalizza verso il sistema stesso del lavoro, l’unica variabile che andrebbe ripensata. La situazione Viadana Facchini – Composad resta ad alta tensione. Al limite. L’impresa cerca disperatamente di continuare a lavorare per non perdere partite importanti, le cooperative sono una contro l’altra, i sindacati pure ed in mezzo ci sono anche i lavoratori Composad, stretti nella morsa di riposi forzati che non hanno scelto di fare ma che subiscono.

“Un problema assai spiacevole – ci racconta un operaio Composad che chiede l’anonimato – dove purtroppo sono coinvolto. I fatto sono ormai noti, vorrei dare voce anche a chi come me fin ora non è stato nominato. Sono un operaio dell’azienda Composad di Viadana, fino ad oggi si è parlato solo dei lavoratori della ditta esterna Viadana Facchini, della loro situazione. Visti come vittime, poveri operai licenziati. Ha preso le loro difese persino il sindaco di Viadana ma a noi operai interni che stiamo subendo la loro indignazione chi ci pensa? Ad oggi 7 giugno sono 11 giorni di ferie forzate, qualcuno come me è entrato a fare lavori di manutenzione e pulizia. Restiamo ogni giorno, in attesa di una chiamata del caporeparto, se il giorno dopo possiamo tornare a lavorare o restiamo a casa, senza sapere quando tornare a piena turnazione. La cosa più inspiegabile per me, è come mai se questi ex collaboratori non hanno voluto accettare il nuovo contratto. Qualcuno lo ha fatto a differenza di altri con la nuova cooperativa. Ma il problema è che ora bloccano un’azienda. In fabbrica abbiamo non quanti uomini delle forze dell’ordine e guardie giurate che controllano la situazione ma perché non possono mandarli via?”.

Le dinamiche sono complesse, e gli operai Composad si trovano stretti nella morsa mentre monta la rabbia: “Le faccio un esempio – prosegue l’operaio – se lei viene a lavorare per me a 10 euro all’ora, dopo due settimane ne vuole di più ma io non posso, in quel caso o lei accetta o va da un altra parte ed io trovo un altra persona disposta ad accettare. Mi deve scusare se non riesco ad essere chiaro, molte cose non sono chiare neanche a noi operai. Composad si è sempre data da fare per i facchini ora quelli che rischiano siamo noi e l’azienda, che rischia di perdere in immagine e clienti. Ho voluto dare voce anche a noi che stiamo cercando di difendere il nostro lavoro”.

La situazione resta tesa, anche se stamattina e fino a martedì almeno il blocco è stato tolto e resta solo un presidio della Viadana Facchini. Un punto di partenza in attesa di una mediazione che si spera porti buone nuove per tutti, dentro e fuori l’azienda.

Nazzareno Condina

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