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PalaFarina, la giunta spiega:
"Palazzetto che sarà invidiato,
ecco perché i costi maggiorati"

Cavatorta ha voluto evidenziare un passaggio: su 2,7 milioni di investimento, è stato spiegato, il comune dovrà sborsarne 1,25. Una quota limitata, tenendo conto, come ha evidenziato Franco Rossi, che la Provincia di Mantova ad esempio investe 1 milione e mezzo di euro sulla nuova palestra della Don Bosco.

VIADANA – Chi più spende meno spende: usando il proverbio potremmo riassumere in questo modo la risposta, in alcuni passaggi pure piccata, giunta venerdì mattina dall’amministrazione di Viadana agli attacchi del Partito Democratico sulla questione della lievitazione dei costi del PalaFarina. La replica politica è toccata al sindaco Giovanni Cavatorta, all’assessore ai Lavori Pubblici Franco Rossi e all’assessore allo Sport Massimo Piccinini; quella tecnica, invece, al responsabile dell’Ufficio Tecnico, appunto, del comune di Viadana Giuseppe Sanfelici. “Non si dica che non facciamo nulla – ha attaccato Cavatorta – anzi mentre altri insinuano, noi lavoriamo per lasciare il segno: abbiamo già realizzato opere per 3 milioni di euro e ora con il palazzetto raddoppieremo l’investimento”.

Già, il palazzetto, come è stato confermato, costerà proprio 2 milioni e 700mila euro, un milione in più di quanto prospettato in sede di presentazione del progetto. La domanda è semplice: perché i costi sono nettamente più alti del previsto? Tanti i motivi: il tetto, ad esempio, sarà più alto di un metro per venire incontro alle esigenze della pallavolo, l’ingresso verrà ampliato e verrà creato uno spazio maggiore per la stampa, oltre che agevolazioni per i disabili in tribuna. Senza contare le migliorie agli spogliatoi e il riscaldamento da terra, ossia dal parquet. Saranno tolti, ma questo già si sapeva, i piloni che non consentivano una buona visuale da alcune zone del vecchio PalaFarina, e a tutto questo vanno aggiunti anche gli investimenti per la messa in sicurezza, portati avanti negli ultimi mesi. In buona sostanza la cifra di 1 milione e 700mila euro era una sorta di base dalla quale partire: lo steso studio Polaris, è stato spiegato, aveva escluso alcune finiture da quella cifra.

Cavatorta ha però voluto evidenziare un altro passaggio: su 2,7 milioni di investimento, il comune dovrà sborsarne “soltanto” 1,25. Una quota limitata, tenendo conto, come ha evidenziato Franco Rossi, che la Provincia di Mantova ad esempio investe 1 milione e mezzo di euro sulla nuova palestra della Don Bosco, che è palestra, appunto, e non palazzetto. Già ma da dove arrivano i soldi in più? Grazie ad un patto orizzontale, la Regione consentirà al comune di stanziare 800mila euro in più rispetto ai 400mila euro previsti inizialmente (“abbiamo un avanzo d’amministrazione di 7 milioni di euro – ha detto Cavatorta – ma potevamo usarne solo 1 milione e 800mila euro: ora siamo saliti a 2 milioni e 600mila, così da poter investire il dovuto, 1 milione e 200mila euro, senza restare sguarniti”). “Quindi abbiamo un progetto, tutti i pareri e le risorse” ha riassunto l’ingegner Sanfelici, sottolineando come tutto questo sia stato reperito nel giro di un solo anno.

Il PalaFarina sarà un’opera strategica e non solo sportiva, ma a tal proposito, tutti hanno evidenziato la grande attenzione posta al dialogo con chi poi usufruirà della struttura: dunque non solo le prescrizioni di Ats, Coni e Vigili del Fuoco, ma anche le osservazioni delle società sportive. Da qui la scelta di fare le cose per bene, anche lievitando i costi. “Siamo partiti a luglio 2015 – ha spiegato Cavatorta – senza nulla, ossia senza risorse, né progetti, e con il palazzetto ko. Dapprima abbiamo riscosso il premio assicurativo (1 milione e 100mila euro, ndr) che è giunto a marzo 2016, poi da Regione Lombardia abbiamo ottenuto l’importante contributo di 400mila euro, divenendo anche centrale unica di committenza e coinvolgendo i vari enti. Il progetto di Polaris è stato scelto da una commissione di tre membri, di cui due esterni, tutti scelti con apposito bando e il progetto prevedeva, e prevede tuttora, la riparazione dell’involucro del palazzetto. A fine novembre 2016 il progetto definitivo, poi quello esecutivo e, inoltre, pure due incontri con le società sportive”.

La variazione di bilancio passerà dal consiglio comunale di lunedì, che si preannuncia infuocato, dopo di che importi e cronoprogramma saranno nuovamente specificati. “Vogliamo evidenziare una volta di più – ha detto Rossi – l’investimento relativo alla messa in sicurezza della struttura, per evitare ulteriori crolli, dopo due anni senza interventi. Questo palazzetto aveva limiti evidenti e soprattutto aveva 20 anni: quindi avremmo speso comunque per rimetterlo a norma, anche se non fosse crollato”. “Sapete quanto è costato – ha aggiunto Sanfelici – l’intervento di sistemazione della piscina, effettuato nel 2004 dopo che la stessa era stata costruita negli anni ’80? Un milione e 500mila euro solo per gli adeguamenti. Un palazzetto è qualcosa di diverso da una bella palestra: il nuovo PalaFarina sarà qualcosa di unico”.

Sul rischio ricorsi da parte delle ditte esclude dal bando, Cavatorta si è detto tranquillo, mentre Piccinini e Rossi hanno parlato di un palazzetto che sarà invidiato anche da altre realtà e che, nascendo come struttura antisismica (il tetto, ad esempio, sarà a scivolamento rispetto alle pareti), in caso di calamità diverrà il primo punto di ritrovo strategico per la popolazione, tipologia di struttura che prima mancava a Viadana. “Un palazzetto nuovo costa dai 3 ai 4 milioni di euro – ha evidenziato Rossi – noi con 2.7, di cui meno della metà sborsati dalle casse comunali, dopo avere recuperato quasi tutto l’esistente, realizzeremo un gioiello”. Risolvendo, è stato spiegato, gli annosi problemi di infiltrazioni, riscaldamento e spogliatoi non a norma, interventi che, anche senza il crollo, sarebbero stati necessari e sarebbero soprattutto costati parecchio.

Non si poteva pensare prima a un progetto più ampio (e ambizioso)? “Si poteva, ma tutto è nato – ha spiegato Cavatorta – ascoltando le società sportive, dunque è stato un percorso che è stato costruito insieme. Quando è così, crediamo sia la soluzione migliore”. “Coinvolgere i portatori di interesse – ha rimarcato Sanfelici – era doveroso e ribadisco che la ditta ha recuperato, nel progetto, il più possibile del patrimonio esistente. Solitamente i progetti esecutivi non hanno mai lo stesso costo che viene poi ufficializzato all’inizio effettivo dei lavori, momento in cui risulta sempre più alto. Il budget non va sforato solo dopo che partono le operazioni di costruzione, non prima: questo dice la legge”. I tempi? Entro fine anno, se tutto andrà bene, l’assegnazione dei lavori, poi serviranno 15 mesi per la costruzione. Già nel prossimo inverno è prevista la demolizione, che sarà particolarmente spettacolare per la rimozione delle travi: un braccio dalla portata di 60 metri, infatti, sfilerà, dopo che la zona verrà protetta da una maxi rete di sicurezza, le travi stesse alte 34 metri.

Giovanni Gardani

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