Cronaca
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Lo Ius Soli e il caso di Fausto Desalu: "Legge da fare, negli altri Paesi è già così"

"Tanti ragazzi, anche se nati da genitori stranieri, magari non hanno mai lasciato l'Italia, magari conoscono tutti degli usi e costumi degli italiani e magari sanno pure parlare dialetto. Non dare loro la cittadinanza, è un po' un controsenso: e lo dico senza polemica".

CASALMAGGIORE – Uno dei temi di maggiore attualità in questi giorni è decisamente quello relativo alla legge detta dello Ius Soli, che intende garantire la cittadinanza a tutti coloro che sono nati in Italia, anche se da genitori stranieri. Sin qui, come noto, occorreva aspettare di compiere il 18esimo anno di età, dunque di diventare maggiorenne, per ottenere la nostra cittadinanza a tutti gli effetti.

La notizia tocca da vicino anche Casalmaggiore e in particolare riguarda un nostro sportivo: anche “La Stampa”, quotidiano di Torino a tiratura nazionale, ha infatti ricordato il caso di Fausto Eseosa Desalu, velocista e specialista in particolare sui 200 metri piani che ha partecipato alle ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016 e che a Casalmaggiore, nell’Atletica Interflumina E’ Più Pomì, è cresciuto prima di passare alle Fiamme Gialle. Il caso di Fausto è molto particolare, non solo perché è nato a Casalmaggiore, appunto, da genitori nigeriani, ma perché nel suo passato sportivo ci sono un paio di macchie per le quali Desalu non ha avuto alcuna responsabilità, se non quella di avere una legge a proprio sfavore.

Nel 2011, infatti, ad Ancona, durante i campionati indoor, Desalu realizzò la miglior prestazione Allievi di sempre in Italia, ma quel record sui 60 metri ostacoli non gli venne mai riconosciuto prima dei 18 anni compiuti, ossia prima del 19 febbraio dell’anno successivo. Per il medesimo motivo lo sprinter non ha potuto partecipare ai Mondiali giovanili in Francia e in Coppa Europa a Trebisonda, in Turchia. Il motivo? Fausto non era italiano per la legge e dunque non poteva ottenere, appunto, il primato tricolore. Non solo: prima della maggiore età, per non incorrere in rischi di alcun genere, Desalu non poté nemmeno viaggiare fuori dai confini nazionali, rinunciando ad esempio a diversi meeting e allenamenti all’estero, proprio perché la legge non si frapponesse alla sua richiesta di cittadinanza italiana, che Fausto ha sempre avuto nel mirino al compimento della maggiore età.

Senza contare che, prima dei fatidici 18 anni, Desalu non ha ovviamente potuto indossare la maglia azzurra. Insomma, un caso emblematico per i sostenitori della nuova legge sullo Ius Soli, che il velocista di Casalmaggiore ha vissuto in prima persona, sentendolo come un’ingiustizia e, forse, nel suo piccolo, contribuendo anche a questo cambio di prospettiva. “Non ne faccio una questione politica – precisa Fausto – ma credo che, come accade già in Francia o Inghilterra, ad esempio, sia una questione di civiltà: tanti ragazzi, anche se nati da genitori stranieri, magari non hanno mai lasciato l’Italia, magari conoscono tutti gli usi e costumi degli italiani e magari sanno pure parlare dialetto. Non dare loro la cittadinanza, in questi casi, è un po’ un controsenso: e lo dico senza polemica, perché da parte mia ho aspettato i 18 anni senza battere ciglio, proprio perchè mi hanno insegnato a rispettare le regole. E le regole dicevano che dovevo attendere di essere maggiorenne”.

Giovanni Gardani

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