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Referendum Autonomia,
Pasquali (Lega): "Ecco perché
il sindaco Vincenzi è fuori strada"

"L’augurio che il sindaco di Sabbioneta si fa, testualmente “che Milano sia meno ladrona di Roma” riassume bene le motivazioni del SI e quelle del No, che ancora comunque non trovano sostenitori disposti ad apparire in dibattiti pubblici. Lo stato centrale è da sempre lontano dai bisogni dei territori" spiega Pasquali.

SABBIONETA – “Si inizia a sentirne parlare in queste calde settimane estive, ma ormai la notizia è giunta quasi a tutti: il 22 ottobre ci sarà il referendum istituzionale per l’autonomia della Lombardia (e contemporaneamente del Veneto). Prendo spunto dalla presa di posizione del sindaco di Sabbioneta Aldo Vincenzi, interrogato venerdì 21 luglio in merito al referendum in consiglio comunale, per fare alcune considerazioni”. Parte da qui il pensiero di Marco Pasquali, responsabile provinciale per la Lega Nord (e residente a Sabbioneta) in merito proprio al referendum).

“La consultazione – precisa Pasquali – approvata in consiglio regionale con i voti favorevoli di tutta la maggioranza e del Movimento 5 Stelle, intende chiedere ai cittadini lombardi se desiderano che la Lombardia, alla luce della propria efficienza economica, possa godere di maggiori forme di autonomia (trattenere tasse dei lombardi su territorio lombardo e avere maggiori competenze ricevendone delega dallo Stato, come previsto dall’articolo 116 della Costituzione). La prima obiezione che viene posta, dal sindaco Vincenzi come da altri, è quella relativa al costo della consultazione. Avendo il governo centrale più volte negato l’abbinamento del referendum per l’autonomia con altre consultazioni nazionali, il referendum del 22 di ottobre avrà un costo di 30 milioni di euro. Tanti? Sicuramente, ma non rappresentano che la conseguenza del continuo procrastinare dello stato centrale alla richiesta della Regione. Va poi aggiunto che per la prima volta, su proposta dei 5 Stelle, verrà sperimentato il voto elettronico su un moderno tablet che dopo il 22 di ottobre rimarrà delle scuole che ospitano i seggi a disposizione dell’attività didattica (il voto elettronico non è sostitutivo al normale voto a matita su scheda, è solamente una possibilità in più, un passo verso il futuro mosso da Regione Lombardia che anche in questo caso anticipa i tempi)”.

“Un’altra obiezione sollevata dal sindaco Vincenzi – continua Pasquali – vuole etichettare come una battaglia leghista questa partita che è invece puramente Lombarda. Detto sopra del Movimento 5 Stelle, a favore del SI al referendum si sono infatti esposti anche tutti i sindaci del Partito Democratico dei capoluoghi di provincia lombardi e diverse associazioni di categoria, fra cui Assolombarda (importante associazione di imprese lombarde) e stanno in questi giorni nascendo diversi comitati civici per il SI al referendum. L’augurio che il sindaco di Sabbioneta si fa, testualmente “che Milano sia meno ladrona di Roma” riassume bene le motivazioni del SI e quelle del No, che ancora comunque non trovano sostenitori disposti ad apparire in dibattiti pubblici. Lo stato centrale è da sempre lontano dai bisogni dei territori e di questo ogni cittadino si accorge quotidianamente, specie se chiamato ad avere incarichi pubblici come il nostro sindaco”.

“Lo sa bene il sindaco – spiega Pasquali – anche in qualità di amministratore provinciale: l’auspicata (da Vincenzi, ma anche da noi) riforma degli enti locali non può che rimarcare i danni della riforma Delrio che priva le Province delle risorse necessarie per lo svolgimento delle proprie funzioni. E’ anche in questo caso la Regione ad intervenire spesso a favore di questi enti, accollandosi spese o competenze in luogo di chi, come la provincia, è lasciato a bocca asciutta dallo stato centrale (ad esempio acquisendo tratti stradali normalmente gestiti dalla Provincia). La Regione chiede, attraverso questo referendum, il mandato ai cittadini lombardi per andare a Roma con un forte peso contrattuale a domandare di trattenere in loco risorse e competenze che diversamente continueranno ad essere gestite lontano dai nostri territori, in quel labirinto di burocrazia e “magna-magna” che è stato il sistema centralista fino a questo momento. Un sistema che ogni anno si vede ingrassato di 54 miliardi di euro (più di 5mila euro all’anno ogni cittadino lombardo, dal neonato al centenario) che dalla Lombardia partono in direzione Roma, senza fare più ritorno. Al netto di queste cifre, i 30 milioni (3 euro a lombardo) per il referendum, appaiono come un bell’investimento per il futuro”.

“Alle ragioni del No che per il momento paiono essere solo avversità ai propositori del referendum, Maroni e la Lega Nord in primis – conclude Pasquali – e al gusto per l’autolesionismo non si riescono a trovare spiegazioni sensate, pur nel rispetto delle opinione di chi, come il sindaco Vincenzi, ha il coraggio di esporsi in una direzione così poco comprensibile. Il 22 ottobre sarà importantissimo andare a votare: più lombardi voteranno, più lo stato centrale sarà costretto a capire che la Lombardia è stanca di mantenere, insieme a pochissime altre regioni, l’intero peso di questo stato (lo stesso giorno, l’analoga consultazione si terrà anche in Veneto). Non è una partita politica o partitica, è la battaglia di tutti i Lombardi”.

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