Cronaca
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Arianna Zardi, a 16 anni dalla morte nessuna risposta. Sara: "Voglio la verità su mia sorella"

"Più volte in Procura mi han detto di mettermi il cuore in pace. Ma io so, lo so dall’inizio, che c’è qualcosa in più. Lo so da sempre che mia sorella non si sarebbe mai uccisa: era troppo legata alla vita"

CASALMAGGIORE – Il 30 settembre prossimo saranno 16 anni esatti dalla morte della sorella Arianna Zardi. La attendevano a cena Sara, il fratello e il papà Angelo. A quella cena non arrivò mai. Fu ritrovata in golena a Torricella del Pizzo, nascosta tra rovi e sterpaglie, la borsa poco distante e sul corpo i segni di quello che sembrò da subito l’epilogo di un atto violento. I segni del sangue sulle pareti, quasi un tentativo estremo di venire fuori da quel luogo in cui poi fu ritrovata il 2 ottobre, due giorni dopo la denuncia di scomparsa. Due giorni dopo da quella cena familiare mai fatta.

“Ricordo quel giorno – spiega Sara Zardi – la aspettavamo a casa di mio papà. Quando alle 20 non l’avevo vista arrivare mi ero un po’ arrabbiata perché pensavo si fosse dimenticata. Poi però ho pensato subito che non fosse un comportamento da lei: lei era precisa e puntuale, avvertiva sempre dei cambiamenti”.

Sedici anni, un tempo infinito per chi si porta addosso il dolore e per chi chiede verità. L’ha chiesta, incessantemente e sino alla fine il papà Angelo Zardi, sino a quando nel 2009 si è spento chiedendo sino all’ultimo respiro che le indagini proseguissero, che si andasse avanti alla ricerca di chi aveva compiuto senza alcuna pietà quello che lui da sempre considerava un assassinio. “Sul letto di morte – prosegue Sara – le ultime cose che ho detto lui è che la procura continuava ad indagare per omicidio. Era quello che chiedeva, che non si chiudesse tutto ipotizzando un suicidio. Sono state le ultime parole che ha sentito, credo che lo abbiano un po’ rasserenato. Ora porto avanti io quella richiesta di verità”.

Con l’uscita di scena, di qualche tempo fa, dell’ultimo indagato, le indagini sembrano essere arrivate ad un punto morto. “Non sono delusa e mi fa piacere che l’indagato sia uscito di scena – dice Sara – io non voglio un colpevole a tutti i costi. Voglio la verità sulla morte di mia sorella. Quella che ancora non so”.

Ci furono ‘leggerezze’ nelle prime indagini a partire da quella, piuttosto grave, di non aver rilevato nella prima autopsia la frattura del bacino: “Mi sono studiata il fascicolo di mia sorella, guardato tutti i referti e le foto. Da quelle foto, da come era ridotto il corpo, si capisce che quello non poteva essere un suicidio. Le indagini furono allora superficiali, perché è difficile non accorgersi della frattura di un bacino e per altre questioni. Allora noi non avevamo un perito di parte, non avevamo un avvocato che seguisse le indagini. Ora lo abbiamo, da anni ormai l’avvocato Giovanni Bertoletti di Piadena segue tutta la vicenda. Ma concentrarsi sul passato serve a poco, bisogna concentrarsi sul presente. Da tempo, che sia stato omicidio lo pensa anche la procura e mi fa piacere. Perché sino a che resta aperta l’ipotesi d’omicidio bisogna cercare il colpevole, magari partendo da quelle tracce di DNA”.

Una traccia isolata dal consulente del PM Claudio Bellino sugli slip di Arianna “Un assetto genotipico complesso, misto tra la vittima e un soggetto di sesso maschile”. La mente di Sara Zardi va ad un altro caso di cronaca nera. E con un po’ di amarezza. “Quando penso a mia sorella – aggiunge – penso al caso di Yara Gambirasio. Lì le indagini sono state capillari, hanno da subito, partendo dal DNA, coinvolto un sacco di gente, tutte le strade sono state percorse. Mi chiedo perché non sia così anche per mia sorella. E mi chiedo perché per avere giustizia sia necessario muovere TV e giornali ogni volta. Io vado avanti, lo devo a lei”.

La storia di Sara è anche quella di una ragazza con una sua famiglia, stanca ma mai arrendevole nonostante le tante porte chiuse in faccia: “Ho l’impressione che sin dall’inizio non si sia cercata con forza una risposta a quella morte. Sono stata tantissime volte in procura, e in tanti anni sono anche cambiati tanti volti lì. Più volte la risposta che ho ricevuto era quella di mettermi il cuore in pace. Ma io so, lo so dall’inizio, che c’è qualcosa in più. Lo so da sempre che mia sorella non si sarebbe mai uccisa: era troppo legata alla vita”.

Il ricordo di Arianna non si è mai spento: “Arianna era la sorella più grande, aveva cresciuto me e mio fratello quando mia mamma si era ammalata. Mi manca, mi manca tanto anche dopo tutti questi anni. Mi dispiace non poter vivere insieme a lei i miei figli. Lei era troppo buona e remissiva. Ricordo quando litigavamo ad un certo punto lei scoppiava a piangere. Era una persona fragile. Ogni volta che penso a lei, penso alle foto che ho visto di come era stata ridotta, mi sento un peso dentro. Ma più di questo, per tutto quello che lei ha fatto per noi, sento che glielo devo. Voglio la verità, voglio una spiegazione perché non si muore così senza un perché. Le persone non meritano ingiustizie e lei non meritava quella fine. Meritava di avere una sua vita, di realizzare i suoi sogni che poi erano quelli di avere una famiglia, dei figli, di sposarsi ed avere una vita serena. Nel periodo in cui è morta stava curando mia mamma, per questo lei aveva deciso di restare con mia mamma mentre io e mio fratello vivevamo a casa con mio papà. Dopo la sua morte mia mamma si è ripresa e mi piace pensare che quello sia stato l’ultimo regalo che Arianna ci ha fatto”.

Sara Zardi ora attende l’esito degli ultimi esami fatti quando il corpo di Arianna è stato riesumato. Intanto si fa forza con la constatazione che la pista seguita resta al momento quella dell’omicidio: “Se la procura continuerà a seguire questa strada, una speranza di arrivare alla verità c’é. Intanto attendo di leggere il referto completo di quando hanno riesumato il corpo di mia sorella. Io so che c’è una verità, e la voglio sapere”.

Nazzareno Condina

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