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Due resoconti, due versioni:
la morte del piranha resta un
mistero, avanti con l'esposto

Questa mattina invece si è svolta una cordiale telefonata tra il presidente di AIDAA Lorenzo Croce ed appunto il gestore dell'acquario del Po nella quale si è ribadito al di la del caso singolo che il vero problema sono gli abbandoni di pesci nei corsi d'acqua

MOTTA BALUFFI – E’ un mistero la morte del Piranha pescato dall’ottantenne di Colorno, infatti su come siano andati i fatti esistono due diverse versioni entrambe virgolettate di due giornali diversi riferite entrambe al gestore dell’acquario del Po Vitaliano Daolio che dicono due cose diverse tra loro: la prima che il pesce è morto assiderato nel secchio di acqua del rubinetto prima di arrivare all’acquario e la seconda che il pesce è morto una volta arrivato all’acquario consegnato dal pescatore, ma sulle eventuali responsabilità di quanto detto ed accaduto AIDAA ritiene quindi di confermare l’esposto inviato ieri alle procure di Cremona e Parma. Questa mattina invece si è svolta una cordiale telefonata tra il presidente di AIDAA Lorenzo Croce ed appunto il gestore dell’acquario del Po nella quale si è ribadito al di la del caso singolo che il vero problema sono gli abbandoni di pesci nei corsi d’acqua, in particolare dei pesci degli acquari sversati nelle rogge e nei pesci. Sia Croce che Daolio concordano poi sul fatto che il piranha non doveva essere ributtato in acqua come del resto prevede la normativa vigente ma che allo stesso tempo non esistono almeno in quella zona le autorità che possono intervenire in tempi rapidi per recuperare gli eventuali pesci tropicali o comunque alloctoni che vengono abbandonati nei nostri corsi d’acqua.

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