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Put, il consiglio dei record
approva: minoranze escono
dall'aula, Ferroni vota contro

Una seduta estenuante, partita con la dichiarazione del Listone, durissima, e la fuoriuscita del consigliere Giovanni Vitolo dall’assise alla quale per scelta non ha partecipato. E passata poi, prima del "dibattito", dalla relazione di Ruberti, durata 3 ore e 50 minuti!

CASALMAGGIORE – Mai così tanta gente ad assistere ad un Consiglio Comunale. Partiamo da qui, da un dato oggettivamente importante.  Da volti noti (Costantino Rosa, Carlo Sante Gardani, Damiano Chiarini, Francesco Lunardini, Andrea Visioli, Brunivo Buttarelli, Carlo Stassano, Gian Carlo Simoni, Chiara Mina, Fabrizio Angiolini, Andrea Devicenzi) ai commercianti. Ma soprattutto ad un buon numero di giovani. Una quarantina di persone, forse qualcuno in più tra chi è venuto ed è andato via, che hanno assistito ai lavori di una seduta estenuante in cui i punti all’ordine del giorno sono stati esauriti in un baleno e poi per quattro ore ci si è concentrati sul PUT. Merito anche (e soprattutto, nonostante qualcuno abbia tentato di prendersene i meriti) di un coinvolgimento partito da tre petizioni e dal web che nessuno sembra guardare e poi tutti guardano con attenzione maniacale.

IL LISTONE ESCE – Dicevamo di una seduta estenuante (svoltasi in un clima non semplice con la presenza, oltre che della Polizia Locale, anche di due Carabinieri, dettaglio non scontato), partita con la dichiarazione del Listone, durissima, e la fuoriuscita del consigliere Giovanni Vitolo dall’assise alla quale per scelta non ha partecipato. Avremo modo per riproporre integralmente il testo ma, in sintesi, il Listone ha accusato la maggioranza di scarso credo civico, di ostruzionismo, di cementificazione. “La nostra politica di risoluzione dei problemi – ha spiegato Vitolo – è passata e sempre passerà per il rispetto del verde e della natura. Purtroppo la logica di certe scelte ci porta a definire questo piano figlio di una politica di cementificazione e di consumo del suolo in cui noi non vogliamo e non possiamo assolutamente identificarci”. Il Listone ha ribadito il proprio no assoluto ed inequivocabile ai progetti relativi al Parco del Liceo Romani e alla riapertura della piazza Turati al traffico: “Qui non c’è solo il rischio, ma una conclamata certezza di sfacelo estetico che non porterà a nulla se non ad una vera e propria cicatrice urbanistica sul viso di un paese già provato da tanti, troppi interventi di riqualifica mal riuscita. Il fatto che degli amministratori non abbiano ascoltato la voce di migliaia di cittadini è di estrema gravità ed allo stesso tempo sintomo di leggerezza nei confronti della comunità stessa. Assurdo tapparsi le orecchie di fronte al malcontento popolare. Ricordatevi che bellezza fa rima con sicurezza”.

LEONI E L’IDEA DI PUT – E’ toccato a Vanni Leoni, il vicesindaco nonché assessore all’Urbanistica, aprire le danze. Leit motiv del suo discorso il fatto – che sembra una banalità ma non lo è – che il Piano Urbano del Traffico è ‘solo’ un atto di indirizzo che vale due anni e che verrà riposto in un cassetto per il giubilo delle amministrazioni future che – forse – dovranno porvi mano nelle parti più impegnative e complesse. Un Piano che tra due anni dovrà essere soggetto a revisione e comunque passare da una fase di indirizzo ad una progettuale in cui tutto potrebbe essere diverso e la pera tramutarsi in pomo. “Ritorno – ha spiegato il vicesindaco – sullo strumento che i consiglieri si trovano a valutare. In fase di insediamento avevo fatto un giro insieme a Slow Town in bici per la città, e quel giro mi aveva permesso di evidenziare delle criticità in zone specifiche. Abbiamo messo mano ad uno strumento che non eravamo tenuti a fare, visto che è obbligatorio per i centri che superano i 30 mila abitanti e che era fermo dal 2005. Questo ci ha consentito un confronto e di fare degli approfondimenti. Quello che è importante però è che il PUT è uno strumento flessibile e non vincolante, è un atto di indirizzo e non è detto che ciò che viene fatto come indirizzo nel tempo sia ancora attuale e realizzabile. Ma quello del PUT resta un percorso serio, non è un’operazione di restyling immediata di cementificazione. Avevamo immaginato che sarebbe stato un percorso non facile. E comunque non vogliamo imporre nulla, ma indicare possibili soluzioni. Dalla prima bozza redatta da Rossi, Ruberti e Favalli si è recuperato un brogliaccio che ha messo insieme idee anche provocatorie. E mi sento di bocciare chi urla alla cementificazione. Sono idee, il PUT è uno strumento flessibile, chi verrà dopo potrà mettervi mano. Non abbiamo la bacchetta magica, è una proposta che mettiamo sul tavolo. Io mi sento di ringraziare tutti coloro che han preso parte a questo lavoro”.

IL RECORD DI RUBERTI – E’ stato poi il turno del geometra Pierfrancesco Ruberti, a capo della commissione che si è preoccupata di redigere il Piano. Il consigliere del luogo in cui ci si dà del ‘lei’ ha dapprima voluto ricordare l’amico Calogero Tascarella, in ospedale per le conseguenze di un incidente in bici: “Manca un combattente – ha detto – e me ne rammarico, perché per indole lo sono anch’io”. Poi ha ringraziato il pubblico presente che avrebbe potuto rendersi conto della differenza tra le verità rivelate e l’impudica mezza verità (che è figlia del web, tanto per cambiare). Dopo un breve cappello introduttivo in cui ha gettato acqua sul fuoco come inizialmente aveva fatto il vicesindaco, ricordando che: “Il PUT ha valenza biennale e le diverse tavole non sostituiscono un progetto esecutivo, il PUT non è la Bibbia, ci si può lavorare ogni volta” e ringraziato la cittadinanza per la presenza, è entrato nel merito delle questioni. Massacrante la lettura (e pure per tanti l’ascolto) dei verbali delle cinque sedute (tre nel 2015 e due nel 2016) della commissione. Massacrante ma interessante per comprendere le dinamiche che hanno portato ad alcune decisioni. Si è saputo, ad esempio, che a perorare la causa dello spostamento dell’area corriere dalla zona attuale al parco di via Corsica è stata la proposta del consigliere Calogero Tascarella (CNC) e che Maurizio Toscani (Listone) era favorevole alla riapertura parziale di piazza Turati. Nulla di grave – per intenderci – perché nelle fasi successive entrambi hanno cambiato idea ed il cambiare a volte è sintomo di intelligenza, ma si è capito qualcosa in più.

Ruberti ha pure ricordato di aver inviato nel 2016 una missiva (letta pure quella, ça va sans dire) a tutti i membri della commissione per raccogliere le ultime osservazioni senza ricevere alcuna risposta. Poi è passato alla lettura delle varie osservazioni. Non le riporteremo tutte (le tavole erano dodici), ci concentriamo sulle tre più importanti, quelle che hanno fatto maggiormente discutere il popolo sovrano e messo in moto tre differenti raccolte firme. Sono servite a poco (le raccolte firme). In maniera parziale in piazza Turati (sono stati eliminati i parcheggi auto, fatta eccezione per uno spazio per carico e scarico merci) ed ipotizzata una riqualificazione in fatto di materiali della piazza stessa, che consentirà il passaggio alle auto: “Fosse per me – ha spiegato Ruberti – toglierei anche la fontana”. Brunivo Buttarelli, autore della stessa fontana presente in sala, è sbiancato. In questo caso non si poteva accontentare chi ha raccolto le firme (al secolo Giorgio Pognani, il titolare della salsamenteria Piasa Vecia) senza ingenerare l’idea di accontentare uno a scapito di altri. Questo almeno il parere dello stesso Ruberti.

Ancor meno fortunati i commercianti che hanno raccolto le firme in via Favagrossa (tutto è restato così come prima delle osservazioni, con la reintroduzione del doppio senso di marcia) e comunque malcontenti coloro che hanno raccolto quelle per la riqualificazione del parco del Liceo che non includesse tra le ipotesi quella del taglio delle piante (che son troppe, sempre secondo Ruberti) e della realizzazione di una strada che congiungesse via Marconi a via Porzio. L’idea della strada del parco è stata comunque modificata rispetto all’iniziale ipotesi. I metri quadri per i quali è previsto l’abbattimento si sono ridotti a 190-200, ha detto Ruberti. “Voi pensate che siamo felici a tagliare delle piante? – ha spiegato – era una soluzione che di fatto toglie il semaforo tra via Porzio e via Bixio e ci consente di realizzare un marciapiede nella parte finale di via Bixio. E paradossalmente inserire quella strada rende il parco più visibile, dunque lo riqualifica”. Idee insomma, che potranno subire in fase progettuale – ammesso che mai vi sia, anche perché i costi vanno messi in considerazione – delle modifiche o essere cambiate. Naturalmente è prevedibile che quando si inizierà lo si farà da quelle soluzioni che costano meno. Difficile infatti ipotizzare che i lavori al parco posano avere inizio a breve e ancor più difficile ipotizzare che li si inizi tra un anno, quando l’orizzonte elettorale sarà ben chiaro a tutti. Tra le altre novità, l’inversione di marcia in via Romani, via Veneto, via Zuccari Fermi e in parte anche in via Azzo Porzio e via Cairoli, mentre al termine della discesa su via Giordano Bruno verso via Saffi (zona argine) una rotatoria contringerà le auto a rallentare per maggiore sicurezza. Niente Ztl, come visto, rispetto al piano originario, in via Pozzi e nella prima parte di via Baldesio.

Ruberti ha anche analizzato la situazione delle rotonde Cogeme e Penny, presentando i progetti e pure qui prendendo in esame alcune osservazioni. Criticando alcune “follie” da parte di chi vorrebbe “passaggi pedonali e rialzati a 20 all’ora anche in piazza Garibaldi: non è giusto esagerare. Dobbiamo tenere conto della realtà e di quello che la città dice: per esempio, non vedo file di biciclette e di cicloturisti che arrivano per visitare il Museo del Bijou. Devo poi capire perché la Ztl in via Pozzi non va bene e in piazza Garibaldi invece sì: l’inquinamento è uguale per tutti”. Infine, sul cofinanziamento, Ruberti ha ricordato che “a volte è meglio spendere qualcosa di meno. Non serve correre dietro a qualsiasi cofinanziamento o si rischia di spendere dove non ce n’è bisogno”. Sulla rotonda del Penny Ruberti ha ringraziato Alberto Fazzi (segretario Listone) per la controproposta fatta pervenire a suo tempo, che garantisse maggiore sfogo su via Foscolo: “E’ un metodo che mi piace, perché propone e non critica soltanto”. Anche se alla fine il progetto è rimasto quello originario, con qualche modifica. All’1.20 è stato stabilito un nuovo record: quasi certamente – non c’è bisogno di consultare i sacri testi – mai prima d’ora un consigliere aveva parlato per 3 ore e 50 minuti!

IL “DIBATTITO” – Dopo la lettura e la risposta a tutte le osservazioni (molte sono state fatte proprie dall’amministrazione e tante sono state quelle presentate dal Comitato Slow Town) è stato il turno del consigliere di Casalmaggiore la Nostra Casa (minoranza) Pierluigi Pasotto, che già aveva duramente contestato l’impostazione del consiglio attaccando il presidente Marco Micolo per avere lasciato troppo tempo all’esposizione di Ruberti. Parlare di dibattito sarebbe eccessivo: anche Pasotto e dopo di lui Mirka Papetti per Casalmaggiore la Nostra Casa sono usciti dall’aula dopo l’intervento in segno di protesta. “Mi sono pentito di restare ad ascoltare Ruberti – ha attaccato Pasotto – . Avevo deciso di farlo per rispetto del lavoro fatto da parte del consigliere, ma poi ne è uscita una presa in giro. Queste informazioni dovevano essere date in una serata pubblica con tutti i cittadini e non in consiglio. E alle Commissioni forse era il caso di ammettere non solo i consiglieri, ma anche gli estensori delle varie osservazioni, dato che era possibile. Un consiglio così non si è mai visto. Entrando nel merito: nel 2014 avete chiesto un progetto di mobilità sostenibile all’architetto Dondè, poi per il Put vi siete rivolti all’ingegner Favalli. Due persone diverse, due idee diverse. Il Put avrebbe dovuto unirsi, per cominciare, al progetto di riqualificazione di via Baldesio. Non è uno strumento vincolante, certo, ma sottende una filosofia, ossia indica come si vuole vivere una città. L’ultimo Put del 2006 (giunta Luciano Toscani, ndr) aveva una parola d’ordine ed era Ring: il tentativo era quello di convogliare il traffico attorno ad un anello definito, evitando restringimenti e imbottigliamenti. Certo, qualche criticità c’era, ma vi era un’idea. Qui mi sembra che l’unica filosofia sia di riempire di macchine il centro storico; il doppio senso di via Favagrossa, il transito consentito in piazza Turati: già che ci siamo facciamo parcheggiare sotto il portico del comune”.

Pasotto ha anche criticato la definizione di “lavoro di squadra”: “Non dite che questo è il Put di tutti: in due anni avete fatto cinque sedute della Commissione sul tema e il tempo di manovra c’era, anche per ascoltare di più. Avete il dovere di fare sintesi, certo, ma avete anche fatto delle scelte non condivise, come stasera mi pare sia evidente. Avete recepito quello che avete voluto voi. Noi pensavamo che il Put riequilibrasse i percorsi per ciclisti, auto e pedoni. Invece avete portato il traffico in centro. Altro passaggio da evidenziare è quello su via Romani: l’inversione del senso di marcia caricherà via Giordano Bruno e il quartiere di via Cairoli di auto. A Ruberti che mi accusa di essere bugiardo, ricordo che non abbiamo mai proposto un passaggio stradale all’interno del parco del Romani (e qui Pasotto ha letto un verbale ad hoc, ndr). Tornando invece a piazza Turati: perché il titolare di un attività (Pognani, ndr) non va ascoltato perché altrimenti si rischia di scontentare gli altri cittadini e invece il titolare della gelateria di via Colombo, peraltro mio amico, va preso in considerazione nelle sue giuste analisi? Riassumendo, mi è spiaciuta una cosa: è stata persa una grossa occasione nel metodo. Questo Put doveva essere presentato pubblicamente alla cittadinanza e poi portato in consiglio, con un contraddittorio democratico che qui non c’è stato. Mi scuso infine per avere detto che del Put bisognava fare un falò: non volevo offendere Ruberti e chi ha lavorato, perché rispetto l’operato di tutti. Era per dire che 1500 firme e tante osservazioni (200 circa, ndr) meritavano maggiore considerazione”. Anche Mirka Papetti, come detto, è intervenuta prima che Cnc abbandonasse l’aula. “Riconosciamo il lavoro fatto, ma riconosciamo anche che questo Put va contro le direttive europee e i progetti di riqualificazione che oggi tutti stanno adottando. Non siamo candidabili a risorse e dire che “non possiamo lavorare solo per intercettare cofinanziamenti” rivela un atteggiamento sbagliato. Non c’è prospettiva”.

Orlando Ferroni, che si è sfilato martedì sera dalla maggioranza, dando ragione a Papetti, a volte è uscito dal seminato, come gli capita spesso nella foga, ma si è comunque detto contrario al Put. Con qualche dichiarazione forte. “Quando si fa un Put ci sono vari principi base – ha detto Ferroni – come viabilità, sicurezza, ecologia e vivibilità. Ecco, questi ultimi due sono stati messi in fondo e forse nemmeno calcolati. Non c’è una progettualità sul decoro della città da ritrovare. Non si è parlato del collegamento con le frazioni, della situazione disastrosa del traffico alla scuola Diotti e al liceo Romani, di una ciclopedonale in sicurezza in direzione dei centri sportivi. Io piazza Turati l’avrei rasa al suolo e rifatta da zero, ad esempio. Sul parco del Romani forse sono un sognatore: ma dopo che Re Silla già tolse 10-15 piante per fare piacere al suo vice-sindaco, ecco che ne togliamo altre. Se questa è la città dei bambini, vedo male sia i bambini che gli adulti. Per questo voto contro”.

REPLICA FINALE – A chiudere la seduta è stato il sindaco Filippo Bongiovanni. “C’era tutto il tempo per mettersi a disposizione e discutere le osservazioni, abbiamo avuto un anno e mezzo, ma nessuno si è fatto avanti nelle sede opportune. Il Put è un piano complessivo, non una somma di singole idee e ogni passaggio deve incastrarsi nel sistema. Ricordo che il 19 maggio 2011 la giunta Silla diede mandato a Lipreri, Biffi, Ferrari e Rossi di proporre modifiche da approvare al traffico, senza intenzione di passare da Commissione, Consiglio e tantomeno popolazione. Di questo mandato non s’è più saputo nulla. Ricordiamo che Casalmaggiore era già così nel Rinascimento, quindi lo spazio è questo e, o buttiamo giù palazzi, o dobbiamo fare con quello che abbiamo a disposizione”.

“Respingo – ha detto il sindaco – l’accusa di presa in giro. Ruberti poteva al massimo evitare i 25 minuti di lettura dei verbali, ma doveva leggere tutte le osservazioni arrivate e doveva farlo qui, in un consesso pubblico e in una sede istituzionale. Quello che non capisco, invece, è la proposta delle minoranze: la Ztl nel primo tratto di via Baldesio e di via Pozzi serve a togliere auto dal centro. Ma lì non andava bene e invece in piazza Turati sì. Mi pare un controsenso. Il Comitato Slow Town, invece, mi è sembrato più coerente nelle sue osservazioni. Per togliere auto e mettere ciclabili, però, serve togliere parcheggi dalle vie strette come via Romani, Cairoli, Adua, e a quel punto i commercianti sarebbero contenti? Questo per dire che è difficile accontentare tutti. E’ stato comunque un lavoro basato anche su elaborazioni e dati dei flussi di traffico, un lavoro immenso che fa da fondamento per successivi interventi. In un Put non si entra mai troppo nel dettaglio e solo la grande generosità del consigliere Ruberti ha consentito questo. Ma gli esecutivi, ad oggi, ci sono solo per via Baldesio e via Harris”.

Sul parco del Romani la contro-accusa più dura del sindaco. “Si stimano 200 metri quadrati di abbattimento su 7mila metri quadrati. E’ come togliere un’area piccola da un campo da calcio. Non mi pare un percorso di cementificazione: e ricordo, ad esempio, le piazzette in via Cavour, dove prima sorgeva un parco di 5mila metri quadrati, ricordo via Zuccari Fermo e via Cavour sul lato dell’asilo Chiozzi e ancora il parco degli ippocastani nella vecchia elementare Marconi, che nel 2006 venne abbattuto quando nacquero le nuove scuole elementari. Tutto verde che è andato perso, ma non ho visto levate di scudi. Peraltro del caso delle piazzette di via Cavour discussi – io ero in una commissione giovanile – con l’allora consigliere Angelo Angiolini, dicendo che predicava bene ma razzolava male. La nostra è una scelta, giusta o sbagliata, ma coerente. Da altre parti vedo molte contraddizioni. Se non altro abbiamo concluso un lavoro, partito nel 2014 e dando spazio a tutti, contrariamente alla precedente amministrazione Silla che lasciò a metà una delibera. In tutto questo abbiamo risparmiato pure 60-70mila euro, perché è stato un lavoro fatto dai nostri tecnici. Tornando al parco del Romani, si è spento da tempo perché chi lo frequentava lo ha abbandonato: restiamo convinti che questa idea tanto osteggiata possa in realtà dare maggiore visibilità al parco, e comunque non sono arrivate vere proposte concrete”.

Prima del voto il consigliere di maggioranza Giuseppe Scaglioni ha ricordato che 1500 firme sul parco non sono poche “ma vorrei capire se chi ha firmato era davvero a conoscenza della trasformazione del parco stesso”. Il voto è passato dalla contrarietà del solo Ferroni e dall’unanime consenso della maggioranza (le minoranze erano uscite, come detto), che ha così dato il via libera all’approvazione del Put non prima delle 2.30, dopo sei ore e mezza di seduta.

Nazzareno Condina-Giovanni Gardani

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