Cronaca
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Torre d'Oglio, ponte riaperto con accorgimenti tecnici Due donne le prime a passare

“Siamo di San Matteo e siamo andate a fare la spesa di là del fiume per poter essere le prime poi ad usufruire della riapertura. Ho voluto proprio vedere - si sfoga la conducente - se attendevano mezzogiorno in punto per sbloccare questa benedetta struttura”

Nella foto Lorenzo Bettoni e l'ingegner Giuliano Rossi

MARCARIA – Un Mercedes Suv con due donne a bordo, il primo veicolo a passare giovedi mattina dopo tre mesi di chiusura con polemiche del Ponte di Torre d’Oglio che collega il territorio di Marcaria con quello di Viadana. Nessuna cerimonia per la riapertura del ponte in barche. Sarebbe stato un atteggiamento ironico e quasi irritante se si fosse proceduto ad una specie di taglio del nastro dopo tutti i disagi iniziati il maggio scorso per la gente del posto e tutti quelli costretti a lunghe deviazioni.

Le uniche autorità presenti sul posto per rimuovere le transenne erano l’ingnenere Giuliano Rossi e l’addetto alla sicurezza Lorenzo Bettoni della Provincia di Mantova. Poche le dichiarazioni rilasciate dai due tecnici se non quelle già diffuse dall’ufficio comunicazione dell’Ente. Relative quindi ad una correzione rispetto alla pendenza della rampa, specialmente quella della sponda di Cesole a cui si sono aggiunte le sostituzioni di alcune assi sul pianale di passaggio dei veicoli, più l’applicazione di giunti dilatatori per ‘allungare’ il ponte e consentirne un attracco più agevole alle due sponde.

Le donne del Mercedes non hanno fatto mancare qualche commento piccato: “Siamo di San Matteo e siamo andate a fare la spesa di la del fiume per poter essere le prime poi ad usufruire della riapertura. Ho voluto proprio vedere – si sfoga la conducente – se attendevano mezzogiorno in punto per sbloccare questa benedetta struttura”. I tecnici ammettono che una pezza gliel’ha messa anche il fiume abbassandosi quel poco sufficente a tornare agibile.

Sulla questione del ponte nuovo a parte i costi esorbitanti il parere comune è che non si potrebbe certamente fare in quella zona perchè troppo estesa la golena con la necessità di costruire un viadotto di oltre tre chilometri. “E poi cose ne facciamo di questo, lo rendiamo una pista ciclabile?” si chiedono i tecnici confermando che nella casupola in legno in mezzo al ponte continueranno a stare giorno e notte i movieri, personale addetto alla sicurezza anche per impedire il passaggio di mezzi pesanti considerando che la portata massima è di una tonnellata e mezzo.

Rosario Pisani

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