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Rossano Visioli, il ricordo
che non muore. Messa e cena
per onorare la memoria del Parà

Venerdì in Duomo erano presenti due delegazioni dell’Associazione paracadutisti d’Italia di Cremona e di Mantova, il reduce di El Alamein, il 96enne Giuseppe De Grada, giunto appositamente dall’Oltrepo pavese, parenti e amici, con i famigliari più stretti in prima fila a seguire l’omelia di don Angelo Bravi.

CASALMAGGIORE – Il trillo che segnala l’Eucarestia non avrà la stessa forza di un richiamo militare, ma aiuta il raccoglimento. Quello che serviva, nella Santa Messa celebrata da don Angelo Bravi nel Duomo di Casalmaggiore venerdì alle ore 18, per ricordare al meglio il Caporalmaggiore paracadutista della Folgore Rossano Visioli, casalese di nascita e scomparso tragicamente il 15 settembre 1993 a Mogadiscio durante quella che voleva essere una missione di pace. Rossano morì a 20 anni, in circostanze non ancora del tutto chiarite, mentre faceva jogging sul molo della capitale somala. Da quel momento ogni anno i genitori del Parà, Bruno e Clementina, assieme alle sorelle di Rossano Nadia e Ilaria, il 15 settembre radunano amici di allora e conoscenti, che magari si sono via via aggiunti nel corso degli anni, per onorare la memoria di Rossano.

Nella foto i genitori e i parenti di Rossano durante la messa in sua memoria

Venerdì in Duomo erano presenti due delegazioni dell’Associazione paracadutisti d’Italia di Cremona e di Mantova, il reduce di El Alamein, il 96enne Giuseppe De Grada, giunto appositamente dall’Oltrepo pavese dove ora vive, parenti e amici, con i famigliari più stretti in prima fila a seguire l’omelia di don Angelo Bravi. Nella navata opposta della chiesa, tutti con il berretto della Folgore, rappresentanti del mondo militare e della brigata tanto onorata, i cui paracadutisti si sono meritati sul campo di battaglia il soprannome di “leoni”.

Medaglia d’oro al valore dell’Esercito, Rossano è stato ricordato nella preghiera del paracadutista, recitata da Fabio Cristofolini. Tra i presenti anche l’atleta paralimpico Andrea Devicenzi, cugino oltre che coetaneo di Rossano, e tra gli altri un compagno di caserma che ha rivelato come Rossano scelse solo in un secondo momento di partecipare alla missione in Somalia, lasciando così Pisa. La successiva cena dal Mago a San Giovanni in Croce, nella trattoria gestita da un altro amico fraterno di Rossano, ha chiuso la serata, non prima del saluto finale, in pieno stile Folgore, con l’urlo in appello “Parà” e la risposta “Folgore” di tutti i presenti.

Giovanni Gardani

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