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Germani di Cingia, bocce
per gli ospiti: all'inaugurazione
anche il Ct Nazionale femminile

Il gioco delle bocce favorisce la socializzazione ed è forse lo sport più democratico che esista, perché ci possono giocare alla pari bambini ed adulti, uomini e donne, persone con disabilità e non. Questo campo da gioco è infatti stato progettato appositamente per consentirne l’accesso a persone in carrozzella.

CINGIA DE’ BOTTI – E’ stato inaugurato lunedì pomeriggio il nuovo campo di bocce presso la Fondazione Elisabetta Germani di Cingia. Un’occasione speciale per la quale erano presenti importanti nomi del mondo bocciofilo, a partire dalle pluricampionessa ed oggi commissario tecnico della nazionale femminile Germana Cantarini al presidente federale cremonese Giovanni Piccioni accompagnato dalla consigliere Maddalena Azzini. Ovviamente la Fondazione era rappresentata dal suo presidente Riccardo Piccioni, e il Comune dal sindaco Pierpaolo Vigolini.

Come ricordato durante l’incontro dal consigliere Oreste Mignoni, unitamente al presidente Riccardo Piccioni, con la realizzazione di questo progetto si vuole lanciare il messaggio che l’entrare come ospiti in una Fondazione come questa non significa la fine della possibilità di svolgere tutta una serie di attività. La vita all’interno della Fondazione Germani continua in quanti più aspetti possibili, in base alle capacità residue di ogni singola persona. E cosa si poteva fare di meglio che dare la possibilità agli ospiti di praticare un vero e proprio sport su un campo da gioco come il campo da bocce?

Il gioco delle bocce favorisce la socializzazione ed è forse lo sport più democratico che esista, perché ci possono giocare alla pari bambini ed adulti, uomini e donne, persone con disabilità e non. Questo campo da gioco è infatti stato progettato appositamente per consentirne l’accesso a persone in carrozzella. Si è sfruttata questa occasione per riqualificare un’altra zona all’interno della Fondazione.

All’Economo della Fondazione Stefania Bergogni chiediamo dell’importanza del progetto: «L’intenzione era quella di far passare il messaggio che l’essere ricoverati in una Casa di Riposo non significasse rinunciare alle proprie abitudini, e soprattutto per le persone di una certa età il gioco delle bocce rappresenta da sempre un’occasione di svago quotidiana. Per questo si è voluto riproporlo qui, e siamo certi che verrà utilizzato non solo dagli ospiti dell’Rsa ma anche dai più giovani dell’Rsd, pure entusiasti della novità. Si spera anche nella partecipazione di loro parenti e altre persone che vivono nei dintorni, in modo da creare la più ampia aggregazione». Come è nata l’idea? «La proposta è stata fatta da uno dei consiglieri, e una volta valutata la fattibilità è stata accolta positivamente sia dal direttore sanitario sia dagli animatori e dagli educatori».

V.R.

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