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Tolte le fasce alle travi
del ponte. Il grande malato
mostra tutte le sue crepe

In alcuni punti la situazione è evidentemente peggiore, ma in generale l’impressione confermata da tutti questi giorni di controlli e di attesa è di avere a che fare con un manufatto più malato che sano

CASALMAGGIORE/COLORNO – Il grande malato è sempre lì, immobile e vuoto, con un panorama, sopra il passaggio solitamente solcato da 15-20mila veicoli al giorno, che risulta davvero singolare e quasi spettrale e che si spera possa restare tale per un tempo ridotto, anche se le chance in questa direzione non sono molte.

Casalmaggiore si mobilita e sabato alle 16.30 darà vita a un sit in in stazione ferroviaria per manifestare a favore di collegamenti migliori, almeno via rotaia; intanto i tecnici si muovono. Doveva partire giovedì mattina il sopralluogo ai pilastri e alle travi in acqua, ossia quelle che solcano, verso Casalmaggiore, il fiume Po. Un problema, l’ennesimo, a una valvola ha fatto sì che tali controlli fossero procrastinati di 24 ore, dunque la Provincia di Cremona e quella di Parma lavoreranno da venerdì in avanti. Intanto il tempo passa, lento, e di soluzioni se ne vedono poche.

La novità principale, allora, è la possibilità di osservare più da vicino e meglio i danni alle travi più lontane dall’alveo del fiume, quelle che per primi sono state notate da un agricoltore, che ha poi dato l’allarme, a fine agosto. Qui è stata infatti rimossa la fascia di precompressione in carbonio applicata nel 2010 e questa operazione consente ora di capire i danni allo scheletro di cemento armato che compone le travi: servirebbe un tecnico per capirne di più, questo è sicuro, ma le fotografie destano comunque una certa impressione.

In alcuni punti la situazione è evidentemente peggiore, ma in generale l’impressione confermata da tutti questi giorni di controlli e di attesa è di avere a che fare con un manufatto più malato che sano, tanto che è difficile poter pensare di circoscrivere la parte da curata a una zona ridotta sull’intera lunghezza del manufatto di quasi un chilometro e mezzo.

Non si sono voluti sbilanciare i tecnici presenti questa mattina sul ponte. Si sono limitati a dire che il controllo avverrà in alveo. Nulla sui controlli già effettuati, ma i danni sono confermati. E l’impressione è quella che – al di là dei silenzi – siano davvero di più di quelli inizialmente preventivati. Danni che, come quello che si vede in foto, difficilmente possono trovare una riparazione. Ci sarà da attendere dunque, da sette a dieci giorni ancora per avere un quadro definitivo sulla situazione.

Per il grande malato si resta in attesa di capire se vi sia qualche cura possibile, a che prezzo e in che tempi. O se il male non consenta rimedio e si debba procedere in altra maniera.

G.G. – N.C.

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