Un commento

Ponte Po, mozione votata
all'unanimità. Attacco
alla provincia di Parma

Il sindaco "Attenderemo le due settimane che i tecnici parmensi ci hanno chiesto per terminare le verifiche ma se poi non vi saranno risposte vado in procura e poi al tribunale civile. Il comune stesso, come tante imprese, è danneggiato"

CASALMAGGIORE – Mozione approvata all’unanimità, pur tra qualche mugugno di chi avrebbe voluto emendarla, sfiducia totale nei tecnici parmensi da parte del sindaco ed impegno dell’amministrazione che resta attenta alla questione, pur con alcuni distinguo e intenzione di rivolgersi alla legge se la questione si protrarrà oltre ai tempi necessari, mettendo in moto richieste di sgravi e risarcimenti per i gravissimi problemi, soprattutto al tessuto economico di un’intera area, proposta dei comitati ambientalisti di spingere con più forza sul TiBre ferroviario che potrebbe risolvere pure i problemi di una linea – la Brescia Parma – indecente e piena di problemi mai affrontati. Ieri, in consiglio comunale, è stata affrontata la questione del ponte, grazie alla mozione presentata da CNC (Pierluigi Pasotto, Calogero Tascarella e Mirca Papetti). Per chi volesse rivedersela per filo e per segno c’è lo streaming sul sito del comune di Casalmaggiore. La analizzeremo per argomenti, non rifacendone la cronistoria in maniera integrale.

VOGLIAMOCI BENE – Il clima, tra maggioranza ed opposizione, è stato estremamente conciliatorio tanto che l’opposizione più oppositiva è parsa quella di Orlando Ferroni, che non ha risparmiato colpi bassi. La questione del ponte e relativi disagi sta a cuore a tutti. Magari variano le strategie d’azione, ma l’interesse per la questione resta massimo. Ha esordito Pierluigi Pasotto, leggendo la mozione e ponendo questioni piuttosto interessanti. I danni possono capitare, il ponte è un anziano con tanti acciacchi e il cemento armato nasce e muore, così come ogni vivente specie. Ma ugualmente il consigliere di CNC si è domandato di chi sono le responsabilità del ponte, chi è l’attuale interlocutore e se è logico che ad accorgersi di un danno evidente debba essere l’uomo che passa per caso e non un tecnico che fa un controllo. “Bisognerà risalire alle responsabilità eventuali, perché il nostro territorio rischia un danno mai visto. Dobbiamo, al di la delle bandiere, muoverci uniti, lavorando insieme per le persone. In questo momento la politica passa in secondo piano, sono le persone che devono interessarci”. Ci si è trovati daccordo sul potenziamento della linea ferroviaria “E Trenord – come ha spiegato il sindaco Bongiovanni – si è detta disponibile ad un servizio di treni navetta”. Tra sindaco ed opposizione c’è stata uniformità di vedute sui danni al territorio e sul fatto che il problema non sia solo il ponte di Casalmaggiore, che al momento è quello più evidente, ma di tante delle infrastrutture che scavallano l’asta del fiume”. “Sottoscrivo l’appello all’unità – ha sottolineato pure Alessandro Rosa del Listone – E’ un’intero territorio che deve essere unito ed alzare la voce. Inutile fare delle ipotesi prima che ci dicano come è messo il ponte. Intanto rileviamo i bisogni, analizziamo i dati per essere pronti. Trovo intelligente anche la proposta di defiscalizzazione”.

ATTENDENDO GODOT – Le parole più dure del sindaco sono state riservate alla Provincia di Parma e alla gestione del problema, che non può essere locale. E’ lo stato, al momento, a latitare. “In un paese normale – ha spiegato Bongiovanni – il ministero e l’Anas fanno un piano sulle infrastrutture e lo finanziano. Le province sono distrutte e il responsabile del ministero delle infrastrutture è lo stesso che le ha affossate. Se la questione fosse in mano ai tecnici di Cremona sarei un po’ più disteso, visto che so come lavorano. Ma non sono tranquillo perché la cosa è in mano alla provincia di Parma. Dell’Anas non si sa nulla, di Regione Emilia neppure. Siamo in attesa di Godot. Attenderemo le due settimane che i tecnici parmensi ci hanno chiesto per terminare le verifiche ma se poi non vi saranno risposte vado in procura e poi al tribunale civile. Il comune stesso, come tante imprese, è danneggiato perché meno le imprese lavorano, meno soldi ci sono da spendere, meno tasse introitiamo. Siamo tutti danneggiati, tutti parte civile in questa situazione. Resta da attendere per sapere cosa fare. Se si riapre almeno parzialmente intanto che si portano a termine i lavori (77 i punti di lesione più o meno seri secondo lo stesso sindaco, un dato che è emerso ieri sera, ndr) va bene. Se non si può riaprire almeno al traffico leggero è una tragedia. Noi come comune siamo pronti. Speriamo in notizie positive e se così non fosse stiamo pensando al da farsi”. Il sindaco ha espresso parole di favore per le associazioni di categoria e per la stessa opposizione impegnati nella raccolta dati per un quadro più preciso di esigenze e problemi, dicendosi disponibile ad interloquire con le aziende dei trasporti per fare in modo di ridurre il più possibile i disagi se la situazione di chiusura totale dovesse protrarsi.

LA LOCOMOTIVA – “La questione Trenord è un po’ più pelosa”. Ha spiegato Pierluigi Pasotto parlando dell’azienda che gestisce i mezzi sulle linee ferroviarie e non si è capito se gestisca pure le stazioni stesse o no. Invero quello sulle responsabilità delle stazioni è stato l’unico momento tra sindaco e consigliere di CNC in cui si sono alzati un po’ i toni. Questione di responsabilità. Per Pasotto la responsabilità delle stazioni è di Trenord, per Bongiovanni la responsabilità resta in capo a RFI. Questioni minime, se vogliamo, rispetto al resto. “Sul fronte della riduzione dei disagi dei cittadini e della linea ferroviaria – ha detto Pasotto – bisogna fare la voce grossa se necessario, nell’interesse della comunità”. Anche su questo fronte il primo cittadino ha ribadito il suo massimo impegno e la disponibilità di Trenord a fare la propria parte. Ad Alessandro Rosa l’onere di entrare nel merito di Trenord, un’organizzazione di tipo privatistico con un’amplissima e maggioritaria partecipazione pubblica, che dice di non poter modernizzare i mezzi (e non è vero, perché mezzi più moderni sulla linea ne sono già transitati) e che comunque sia è legata ad un contratto e fornisce un servizio pubblico ed è tenuta, questo contratto a rispettarlo.

IL MALATO – Sulle condizioni del ponte il sindaco ha aperto con una similitudine. “Se nel 2004 poteva essere un’appendicite e nel 2010 i danni si potevano paragonare ad una frattura, adesso siamo di fronte a qualcosa che non va alla gola. Potrebbe essere qualcosa di meno grave ma potrebbe pure essere un tumore”. Di diverso parere il consigliere Orlando Ferroni che ha paragonato il ponte spiegando che: “Stiamo vestendo un cadavere”. Che le condizioni siano serie lo testimonia anche il fatto che – come detto dal sindaco – al momento sono 77 le ‘lesioni’ accertate. Non saranno tutte gravi, ma ci sono, e dalla loro valutazione dipenderà il verdetto finale.

BASTIAN CONTRARIO – Orlando Ferroni sta proseguendo per la sua strada. In consiglio ha confermato che in settimana vedrà i responsabili della ditta bresciana che verranno in città per il sopralluogo. “Ho ascoltato i vostri interventi – ha detto il consigliere – che hanno prospettato il niente. La verità è che bastava informarsi sulla vita del cemento armato, così come ho fatto io, per capire che non sarebbe sopravvissuto a lungo. Si sapeva già che avrebbe avuto problemi. Abbiamo vestito un morto, e ci siamo accorti in ritardo di quel che poi è successo. Questo non è un problema locale, ma un problema nazionale e bisogna andare a Roma a farsi sentire. Ogni giorno si perdono centinaia di migliaia di euro, tanto che mi piacerebbe che i tabelloni luminosi presenti in territorio comunale mostrasse una sorta di Telethon al contrario, quanto perdiamo a mano a mano che trascorre il tempo. Vista la situazione di caos, vista la risposta dell’esercito mi sono mosso contattando questa ditta che costruisce ponti in tutto il mondo. Erano già a conoscenza della situazione e mi hanno detto di aver costruito strutture ben più importanti e difficili, che il Po è sì il più grande fiume d’Italia, ma se paragonato ad altre realtà nel mondo non è che un piccolo corso d’acqua. Il ponte lo si può pagare a rate mensili, può essere fatto prevedendo la percorrenza nei due sensi di marcia e prevedendo pure una ciclopedonale. Ho mosso contatti anche a Roma. Tutti stanno facendo qualcosa, ma io non mi fido più di niente e di nessuno. Non sarà un problema di costo. Per quello che sarà sarà comunque inferiore a quello che stiamo perdendo”.

GLI AMBIENTALISTI – A margine del consiglio i comitati ambientalisti hanno presentato un documento, sull’opportunità del TiBre Ferroviario “Se non si fossero persi decenni ad inseguire il miraggio delle grandi opere nella bassa padana e si fosse investito sulle ferrovie nel nostro territorio oggi, in questa situazione di emergenza dovuta alla chiusura del ponte, i numeri del disagio sarebbero decisamente inferiori. Il transito veicolare è di 14 mila veicoli al giorno, di cui 2000 mezzi pesanti. Quanti ne avremmo tolti dalla strada se con una ferrovia moderna avessimo favorito lo spostamento merci ed una quota consistente di passeggeri dalla gomma al ferro?”. I comitati insistono perché questo è il momento buono per la TiBre ferroviaria. “80 milioni di euro, 6 mesi di lavoro senza bloccare nulla” ha spiegato Cesare Vacchelli, insistendo anche su bike sharing, car sharing e la possibilità di caricare bici in treno per favorire gli spostamenti.

CONCLUSIONE – Pur con qualche malumore di fondo, proprio nello spirito di gaudio e letizia del mentre, la mozione è stata votata all’unanimità. Il consigliere Francesco Ruberti avrebbe voluto fosse un po’ più soft sui tempi dei treni, poi con l’intermediazione del sindaco tutto è rientrato all’unità. Oggi alle 16.30 sit in in stazione. Intanti si resta comunque in attesa di risposte e riorganizzazioni ben lungi dall’essere complete. Due settimane ancora di calvario per tanti, aziende e privati, in attesa di sapere quale sarà il loro destino.

Nazzareno Condina

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Commenti
  • ParmaJohn

    TiBre ferroviaria? E magari costruire la TiBre per le auto, progettato più o meno ai tempi di Maria Luigia ma ancora un sogno per i nostri nipoti. Questa è un’opera che toglie il traffico dai piccoli centri dai ponti progettati per le cinquecento.