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Ponte Po, dall'incontro al
bar Centrale nuove
proposte e antichi disagi

Si è tenuta ieri sera, nell’estemporanea sede del bar Centrale che ha messo a disposizione il locale, la riunione per parlare di ponte e trasporti in genere e per elaborare proposte che possano essere sposate da tutti, riunione partita da un appello web

CASALMAGGIORE – La si potrebbe chiamare azione 2.0, per legarla imprescindibilmente a quello che è, una proposta e una protesta ad un problema reale – quello della chiusura del ponte po – veicolata dai social. Coi soliti vecchi problemi di ‘facebook’. Oltre 1000 aderiscono ad un gruppo, in 80 poi ci mettono la faccia. E la faccia ce l’ha messa Raffaella Bonatto, che da più che discreto ‘manovriere’ ha gestito un traffico non facile di gente che viaggia sempre più verso il limite delle capacità di sopportazione di una situazione divenuta pesante.

Si è tenuta ieri sera, nell’estemporanea sede del bar Centrale che ha messo a disposizione il locale, la riunione per parlare di ponte e trasporti in genere e per elaborare proposte che possano essere sposate da tutti, riunione partita da un appello web. La politica? C’era, sempre i soliti più avvezzi al contatto con la gente e non timorosi del contatto col pubblico ‘da protesta’ e non da scrivania. C’era, per la maggioranza, Massimo Mori, per il limbo Orlando Ferroni e per la minoranza Pierluigi Pasotto e Annamaria Piccinelli (CNC) e Alessandro Rosa e Alberto Fazzi (Listone).

L’incontro era aperto a tutte le forze politiche, perché tutte in questo momento possono fare la loro parte. “Non vogliamo metterci in contrapposizione all’Amministrazione, anzi per quel che possiamo vogliamo essere d’aiuto. Per affrontare una situazione come questa serve l’aiuto di tutti” ha esordito Raffaella Bonatto, prima di lasciare la parola ad i vari interventi.

Tutti hanno potuto dire con estrema libertà la loro, dai fratelli Ferroni che hanno illustrato lo stato dell’arte del ponte Ferroni, una struttura comunque fattibile a differenza di quel che inizialmente aveva pensato buona parte della politica prendendolo un po’ per folle e pungendolo sull’orgoglio e sull’ego straripante, due qualità di cui il consigliere non difetta. Sono circolate anche le prime immagini della sezione di ponte inviate ieri pomeriggio dalla Janson Bridging e la constatazione che con la palanca e la volontà politica (difettano entrambe, al momento) un ponte anche definitivo sfruttando la solidità dei piloni può essere realizzato anche da aziende leader come la Janson Bridging in non poco tempo.

Ma si è parlato anche di un’azione che deve essere il più coordinata possibile per essere più incisiva, che vi deve essere (come spiegato da Alessandro Rosa) una forma associativa, un’associazione multitasking, in grado di occuparsi delle problematiche su più fronti per non disperdere le energie e per avere più peso e non dieci comitati di tre persone ad incontro in grado di non incidere su nulla.

Si sono prospettate azioni comuni di ‘mail bombing’ alla casalasca per sollecitare chi deve intervenire a farlo. Alla casalasca, senza bloccare i server di posta, ma in positivo per far sentire il proprio peso. Si è pure discusso con la frangia più estrema, quella del blocco ponte di Viadana, che ha trovato un’inedita spalla sempre in Orlando Ferroni che, pur cercando insieme al fratello Fabio di calmare le acque non la esclusa come possibilità se le cose dovessero protrarsi a lungo.

E’ emersa pure la proposta di un Consiglio Comunale Aperto (la richiesta verrà inoltrata probabilmente già nei prossimi giorni) da tenersi magari in Auditorium e quella – già in atto – di coinvolgere i vari programmi nazionali di ‘denuncia’ per tenere alto il focus mediatico.

Dietro la lavagna – manco a dirlo – sempre Trenord (e RFI), che invero al momento ha fatto davvero poco per meritarsi un voto positivo e si è presa anche ieri sera più di una bacchettata sulle dita. La proposta della class Action va avanti. Tra comparazioni del servizio a solide deiezioni avanzate da uno studente all’ultimo anno di agraria e la possibilità che venga sollecitato ed effettuato un controllo sugli inquinanti direttamente sui treni. Qualche passo in più è stato compiuto, ma è davvero il volo di un pugno di polvere nell’infinito. Orari non consoni alle esigenze, treni fatiscenti, stazioni abbandonate al proprio destino, bagni chiusi alle reali esigenze dei viaggiatori che o se la tengono o se uomini la vanno a fare dietro al deposito dello scalo Storti, a far crescere l’erba.

Pierluigi Pasotto ha spiegato a livello di organizzazione a chi compete il ponte, della nascita a fine anno della società compartecipata tra Regione e Anas a cui passerà la rete viaria e che al momento la responsabilità è dell’ente fantasma provincia, che ha mantenuto le deleghe pur perdendo il borsello.

Interessante – quasi poetica – la proposta di Angelo Angiolini di costituire una società che rilevi e riapra il bar in stazione, per riportare un po’ di vita nel cimitero dei sogni del trasporto su ferro locale.

Resta il fatto – non da poco – che la gente (a proposito, tantissime le donne, in maggioranza) esca di mercoledì sera e decida che qualcosa deve essere fatto, che la politica va spronata con tutti i mezzi, che restare fermi è un po’ morire e che il territorio è l’unica cosa che non può permettersi. E resta il fatto che l’amministrazione potrebbe pure partecipare in maniera più corposa ad un incontro pubblico, senza paura di compromettersi perché sulle responsabilità del disastro non ha alcuna colpa (e nessuna gliene fa la gente) e il compito di ascoltare i cittadini per poi elaborare proposte non è la ginnastica che uno decide di fare o al limite di non intraprendere a seconda della predisposizione allo sport.

Qualcosa forse, andando a memoria, ce la siamo persa nella discussione complessiva, comunque ordinata anche se poco udibile, perché non microfonata, dal fondo sala. Il positivo – come dicevamo – in una situazione kafkiana di un destino che ai più pare ancora ineludibile è che si parla e ci si incontra, si cercano risposte ma nel frattempo si cerca di elaborare anche una qualche proposta fattibile e concreta.

Si reagisce insomma. Ed è già questa – in un territorio che tra i limiti strutturali, storici e di peso politico che ha non manca certo d’orgoglio e di senso d’appartenenza allargata – una buona notizia. Tutti sulla stessa barca (visto che il ponte non c’è al momento), parmensi, cremonesi e mantovani, rossi, verdi e neri perché il disagio è uguale, da qualunque parte e con qualunque spirito lo si tenda a guardare.

Nazzareno Condina

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