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Terza missione casalasca degli
Amici del Centro Italia. In
cinque nelle frazioni di Amatrice

“Non è cambiato molto, se non che non abbiamo incrociato, rispetto ai precedenti viaggi, nessun furgone impegnato a portare aiuti. Perché lì gli aiuti servono sempre, l’emergenza è ancora una questione attuale” spiegano i volontari.

CASALMAGGIORE – “Siamo rimasti soli, i viaggi di solidarietà in Centro Italia sono sempre meno, e la situazione è quella che vedete”. Così racconta Antonella Schmidt Poma che insieme al collega Giampaolo Oddi ha accompagnato il gruppo degli Amici Centro Italia tra le frazioni di Amatrice. La terza delle missioni – esclusivamente casalasca questa volta – in sette mesi per portare aiuti si è conclusa ieri. Cinque volontari e due mezzi che hanno portato cibo per animali da allevamento e d’affezione, elettrodomestici, materiale per la pulizia, coperte e materiale medico/veterinario.

Qualche casetta in più, qualche ruspa dislocata nelle piccole frazioni di Amatrice. Anche se le macerie sono ancora quasi tutte lì. Case sventrate, altre che restano in piedi per miracolo, case che prima o poi dovranno essere tirate giù. Per tante frazioni non esiste quasi più nulla da quando, nell’agosto dello scorso anno, il sisma ha deciso di cancellare storia e vite di tanti che vivevano qui. In quasi tutte le frazioni ormai c’è un campo con le casette tutte uguali a poca distanza.

Ad abitare i borghi sono rimasti i gatti, le pietre e quella pesantissima sensazione di silenzio che regna e stride con l’azzurro intenso del cielo. Un viaggio, quello organizzato dai cinque cremonesi tra cui il sindaco di Martignana di Po Alessandro Gozzi, che ha riportato i volontari nei luoghi di sette e di tre mesi fa. “Non è cambiato molto, se non che non abbiamo incrociato, rispetto ai precedenti viaggi, nessun furgone impegnato a portare aiuti. Perché lì gli aiuti servono sempre, l’emergenza è ancora una questione attuale” spiegano i volontari.

“Ci siamo noi, del WWF – racconta Antonella Poma – e pochi altri ormai anche qui a seguire le emergenze”. Retrosi, Casale, Cornillo Vecchio, Prato, Casali di Sopra e di Sotto. Sono alcune delle frazioni in cui si è andati a portare qualche aiuto con un furgone, mentre l’altro si è occupato della comunità di Preci. “Si fa sempre più fatica – spiegano i volontari – anche ad organizzare anche le raccolte perché la gente non si rende perfettamente conto che lì la situazione è ancora grave. Adesso che anche i media hanno calato il sipario, sembra che tutto si sia risolto o quasi. Un’ora per raggiungere un supermercato, ospedali lontani, tante macerie e borghi fermi al giorno del terremoto. C’è bisogno di aiuto, anche noi cerchiamo nel nostro piccolo di tenere desta l’attenzione”.

Il gruppo casalasco ha seguito il solito metodo adottato sin dal primo viaggio. Distribuzione capillare nei borghi, direttamente alle famiglie che ancora vi risiedono, incontro con i residenti che ormai sono diventati conoscenti, alla stregua di amici. Un caffé, una fetta di torta, un bicchiere di vino. Ed un pranzo, in casetta, offerto da Claudio, allevatore e Annunzia a Cornillo. “E’ sicuramente più impegnativo così, ma vogliamo che tutto quel che raccogliamo vada a finire direttamente a chi ne ha bisogno, senza intermediari. E’ una scelta che ci richiede più tempo, ma crediamo sia quella migliore per garantire chi ci dona qualcosa che quel qualcosa vada nelle mani di chi ha bisogno. Grazie al WWF questo ci è possibile”.

Tante le immagini che ci si riporta a casa. “Un’anziana a Casale, una delle due famiglie rimaste a presidiare un cumulo di macerie tutte ancora lì. Commossa per quel poco che le avevamo portato ci ha abbracciato tutti, dicendoci di non dimenticare Casale. E le bare al cimitero di Capricchio, tutte fuori dai loculi appoggiate ad un’impalcatura, a diretto contatto col cielo. Sono tante le emozioni che si vivono, a livello emotivo è un’esperienza forte, che è difficile anche da descrivere. Ci sono immagini che ci portiamo dentro. L’umanità, la fatica, la voglia di continuare a lottare ma pure la rassegnazione, la speranza ma pure la stanchezza di chi da tempo cerca risposte che non arrivano mai. E tutti quei paesi fermi a un anno e mezzo fa. A Prato due donne, nella zona rossa, che sfidando le case pericolanti vi entravano per recuperare alcune sedie. Chi quelle case le vive ancora, nonostante i divieti, perché se si deve morire si muore tra i ricordi, tra le cose amate. E il pranzo in casetta, dove hanno voluto ci fermassimo e ci siamo sentiti a casa, circondati da un grandissimo affetto e da tantissima umanità. E quelle giostrine dei bambini a Retrosi, nel parco a fianco del borgo distrutto dove un tempo era vita ed ora solo silenzio. E ancora il bicchiere di lambrusco ed il caffé consumato a Casali di Sopra nella roulotte di Gianfranco e i suoi racconti. E poi ancora le colonie feline dove ci siamo fermati a portare cibo. A Prato ce ne è una dove il cibo viene portato una volta a settimana. Appena riempita la grossa ciotola dell’umido ci siamo ritrovati circondati da gatti. E ci sono ancora i dispenser per il secco che avevamo portato a febbraio, che abbiamo riempito”.

I ringraziamenti: “Il grazie di cuore va a Cantini, al bar Conte che ha donato cibo per i gatti, a AFM e al suo presidente Marco Ponticelli sempre disponibile quando si tratta di solidarietà, alla bottega del Mercato Equosolidale che ha raccolto cibo per umani ma non solo nelle botteghe di Casalmaggiore e Viadana, a Giovanna Anversa, alla signora Morelloni, alla signora Agazzi per quel che ci hanno portato, ai 4Cats di Renata Fontana che ci ha dato tanto cibo per i gatti in parte messo direttamente nelle colonie e in parte lasciato per i prossimi giorni ai volontari del WWF che vanno nelle frazioni a portare conforto ai felini abbandonati, a Marco Gozzi per gli elettrodomestici rimessi a nuovo e a Montecchi di Casalmaggiore, al maestro Giacomo Zani per la donazione che ci ha permesso di acquistare altro cibo. E grazie ai dipendenti del Consorzio Agrario per la loro donazione di fioccato. Tra poco si riparte con un’altra raccolta. Proseguiremo sino a che vi sarà necessità di farlo. Ormai quella gente la consideriamo la nostra gente, quei volti che abbiamo imparato a conoscere sono ormai volti familiari. Non li lasceremo soli: il cuore del casalasco continuerà a battere – nonostante tutti i problemi – anche per loro”.

Nazzareno Condina

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