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Casette in golena, qualcuno
già smantella. Ma la "barca"
di cemento ora è un pericolo

Qui si tennero anche raduni degli ambientalisti, come ricordano documenti dell’epoca. In generale qui si può vivere il Po a breve distanza. Ecco spiegata l’indignazione per una segnalazione che però, una volta partita, ma messo inevitabilmente in moto la macchina della giustizia.

CASALMAGGIORE – C’è chi si sta già portando avanti con i lavori, smantellando alcune parti delle casette nella golena del Po, tre in tutto, che a Casalmaggiore tanto hanno fatto discutere nei mesi scorsi. Una denuncia di abusivismo partita dal consigliere Orlando Ferroni, sfociata poi in indagini d’ufficio, nel rischio del penale e, dunque, in un’ordinanza da parte dell’Ufficio Tecnico del comune di Casalmaggiore che ordina appunto lo smantellamento.

Il punto è che, in un caso su tre almeno, i proprietari di quelle casette non ci sono più. Si tratta di manufatti sorti tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, ai quali tutto sommato i casalesi sono pure affezionati. Da qui una sorta di mobilitazione popolare, perché per qualcuno quelle casette sono pezzi di storia, che secondo coloro che difendono i manufatti non danno fastidio a nessuno e che in fondo col tempo sono quasi divenuti parte dell’habitat della golena. Arcangelo Pirovano, che oggi gestisce, ma non è proprietario, una delle casette, ricorda la figura di Nordeo Crepaldi, che ricevette il manufatto a forma di barcone, una delle ultime che componevano il vecchio ponte di barche della vicina Guastalla, per potervi sostare durante l’esercizio delle sue funzioni di guardapesca e guardaparco. Qui si tennero anche raduni degli ambientalisti, come ricordano documenti dell’epoca. In generale qui si può vivere il Po a breve distanza. Ecco spiegata l’indignazione per una segnalazione che però, una volta partita, ma messo inevitabilmente in moto la macchina della giustizia.

Durante le prime operazioni di smantellamento, almeno, lo stesso Pirovano ha avuto una buona notizia: quelle lastre di copertura rimosse non andranno smaltite con grossi costi, perché non sono di eternit ma di fibrocemento. In ogni caso, se i proprietari sono morti, il rischio potrebbe toccare a chi ha ereditato da loro le chiavi. In mezzo a tutto questo un paio di controsensi sovvengono: perché il comune, che ora ha rispetto un iter di legge con l’ordinanza, una trentina di anni addirittura favorì la socializzazione in queste casette? “Ricordo che trent’anni fa – spiega Pirovano – il comune fornì addirittura la luce, come dimostrano gli impianti elettrici presenti”.

E soprattutto perché togliere i ganci di ancoraggio al barcone con rischio notevoli in caso di piena? “Il rischio è che, se acqua e corrente si alzano, la barca possa essere trascinata e fare danni, col suo peso, al ponte o all’attracco. E’ necessario, quanto meno – avverte Pirovano – metterla in sicurezza, altrimenti il comune rischia di dover pagare danni pesanti”. Domande in attesa di risposta. Alle quali aggiungerne un’altra: arriverà prima il termine delle indagini o lo smantellamento completo?

G.G.

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