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Treni, ecco gli attesi
investimenti. Ma si concentrano
tutti nell'hinterland bresciano...

Sorridono così i 50mila residenti tra Montichiari, Ghedi, Montirone e San Zeno Naviglio che avranno un treno ogni mezz’ora per arrivare a Brescia. Mentre Casalmaggiore e Piadena restano a guardare, e ad augurarsi che il ponte non resti chiuso per secoli.

PARMA/BRESCIA – I lavori di ammodernamento alla linea ferroviaria? Si faranno, certo, e si faranno sulla Parma-Brescia ma per il Casalasco questi resteranno ancora un tabù. La vera beffa riguarda il fatto che le operazioni portate avanti da Ministero delle Infrastrutture e Rete Ferroviaria Italiana riguardano una zona molto vicina alle stazioni di Casalmaggiore e Piadena, senza però coinvolgere queste ultime. Verranno, nel dettaglio, come rivela il dorso bresciano del Corriere della Sera, messi in cantiere 10 chilometri in più di binari sulla Brescia-Parma, riqualificando l’intera tratta di 25 chilometri. Che, beffa delle beffe, sarà anche elettrificata, realizzando così quelli che sono sempre stati il sogno e la speranza di Casalmaggiore e Piadena. Ma realizzandoli altrove. A pochi chilometri dal Casalasco. Un investimento di 250 milioni di euro, entrato ufficialmente a far parte del contratto di programma 2017-2021.

Sorridono così i 50mila residenti tra Montichiari, Ghedi, Montirone e San Zeno Naviglio che avranno un treno ogni mezz’ora per arrivare a Brescia. Mentre Casalmaggiore e Piadena restano a guardare, e ad augurarsi che il ponte stradale non resti chiuso per secoli. I soldi, insomma, ci sono: ma se i nuovi treni promessi non arriveranno prima del 2020, ecco che anche gli investimenti sulle infrastrutture non coinvolgono mai – MAI – la zona depressa del Casalasco. Gli interventi nell’hinterland bresciano sono invece ben tre: prima il raddoppio della Brescia-Parma fino a San Zeno Naviglio, ma in zona unicamente bresciana; in secondo luogo l’elettrificazione della linea da San Zeno a Ghedi; infine, come detto, quei già citati dieci chilometri in più che collegheranno Montichiari a Brescia. Una piccola rivoluzione, insomma: che però ancora una volta “dimentica” il Casalasco.

Per quanto riguarda i convogli, Trenord rende noto che in attesa che arrivino i mezzi nuovi si risistemano i più vecchi. I primi convogli di nuova generazione promessi dalla Regione ai pendolari arriveranno solo fra due anni: così Trenord annuncia un tagliando completo a oltre trenta treni regionali. E intanto lancia nuove forme digitali per il pagamento di biglietti e abbonamenti. L’età delle carrozze è il primo problema che crea i disservizi denunciati dai viaggiatori. E non è solo un tema di freschezza a bordo d’estate e di maggior rischio di guasti, che già basterebbe, ma anche di decoro: sedili strappati, vagoni angusti, vetri opachi.

Da qui la decisione di correre ai ripari con la rimessa a nuovo di 278 carrozze. Un’operazione di revamping che porterà l’aria condizionata dove possibile, una risistemazione degli interni dai sedili agli arredi vari, la ripulitura anche esterna dei vagoni. Si spera che alcune delle carrozze risistemate vengano poi messi a disposizione della Parma-Brescia. Per le carrozze nuove è stato confermato che queste non arriveranno prima del 2020: si tratta di 160 nuovi treni, che svecchieranno la flotta. Ma serve ancora pazienza.

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Commenti
  • Cesare Vacchelli

    Penso che dovremmo solo essere contenti se si investe sulla rete ferroviaria esistente, poichè questa è la mobilità moderna, e questo ciò che fa bene all’ambiente e alla nostra salute. Se poi questi investimenti, peraltro finanziati con i risparmi dell’Alta Velocità, riguardano la linea ferroviaria Bs-Pr, dovremmo essere doppiamente contenti, in quanto significa che questa linea, che collega due delle più importanti città del nord, non è affatto secondaria come qualcuno ci voleva far credere. Infine, e non per ultimo, questo ci dovrebbe dare maggiore energia nell’azione politica, e se necessario anche di mobilitazione, che insieme dobbiamo portare avanti per chiedere con forza il completamento dei lavori da Ghedi fino a Parma. L’emergenza della chiusura del ponte sul Po di Casalmaggiore deve essere l’occasione per dare ancora più forza alle nostre richieste.