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Marcello Abbondanza,
mister Pomì: "In Italia per
prendermi lo scudetto"

“Quando si parla di Pavan, di Lo Bianco, di Guiggi, non si può pensare ad una scommessa, piuttosto sulla loro gestione. Dovremo essere bravi noi come staff a portare queste campionesse al massimo della loro forma nei momenti importanti"

CASALMAGGIORE – “Quel che conta è arrivare al top quando si deciderà la stagione”. Primavera 2018, equinozio rosa, punto di non ritorno: quando si alzeranno i trofei, coach Marcello Abbondanza vuole esserci. Perché va bene il progetto biennale con opzione sul terzo anno ma: “Sono tornato in Italia per conquistare lo scudetto – così il tecnico della Pomì -. Mi manca e vorrei provarci con Casalmaggiore. Vincere subito non è mai facile, però ho avuto la fortuna di riuscirci in passato. Non sarà semplice soprattutto quest’anno, visto che in Italia molte squadre competitive si sono rafforzate e il livello medio del campionato si è alzato notevolmente. Ritrovo una serie A1 molto diversa rispetto a quella lasciata nel 2012”.

Da Villa Cortese a Baku, in Azerbaigian, porto caucasico che diventa primo approdo di club oltreconfine: “Sono esterofilo, lo ammetto. Mi piace lavorare e vivere all’estero, confrontarmi con culture diverse, conoscere i differenti approcci sportivi”. Tra club e nazionali, Abbondanza è già un globetrotter: “Dopo l’esperienza con la selezione bulgara, terminata nel 2014, feci domanda per allenare il Canada – spiega il coach -. La possibilità si è concretizzata quest’anno e sta riempiendo ancor di più il mio bagaglio di esperienze. L’obiettivo? Voglio rifare le Olimpiadi. Ho avuto la fortuna di assaggiarle nel 2004, ad Atene, nello staff della nazionale italiana e mi piacerebbe viverle da primo allenatore. Col Canada posso provarci, anche se questa è una selezione tutta da capire, con una cultura sportiva molto diversa da quella italiana”.

Sarah Pavan potrebbe aiutarti… “Le voglio un gran bene da quando abbiamo lavorato insieme a Villa Cortese – confida Abbondanza -. Sarah è una canadese atipica e lo dico come complimento. Ci mette molta più energia rispetto ad altre sue connazionali. La conosco e la stimo come sportiva e come persona. È un po’ che non si misura col campionato italiano ma ha grande voglia di rimettersi in gioco”.

Possiamo considerarla una scommessa? “Quando si parla di Pavan, di Lo Bianco, di Guiggi, non si può pensare ad una scommessa sul valore delle giocatrici, piuttosto sulla loro gestione – riflette il manico rosa -. Dovremo essere bravi noi come staff a portare queste campionesse al massimo della loro forma nei momenti importanti della stagione”.

Gli appunti presi attraverso le dirette web degli eventi rosa, nel corso di un mese e mezzo di lontananza forzata, non sono solo di ordine tecnico: “Ho seguito con attenzione le varie presentazioni – ricorda il coach – e ho sentito le parole di Jovana Stevanovic ed Imma Sirressi. Hanno voglia di rivalsa dopo la scorsa stagione. Sono belle parole e mi aspetto che trovino dimostrazione in campo”.

Il conto alla rovescia è iniziato. Il 14 ottobre si avvicina, l’esordio al PalaRadi con l’Imoco Volley Conegliano è ormai dietro l’angolo: coach, sei pronto a riprenderti quello che avevi lasciato in patria? “A distanza di anni non so ancora se il fatto di essere arrivato tre volte in finale scudetto sia stato dettato da abilità o sfortuna, visto come andò a finire – racconta il tecnico -. In Italia mi ricordano ancora per quelle sconfitte, dettate anche da infortuni pesanti, e non per aver vinto due Coppa Italia con Villa Cortese e una Coppa Cev con Pesaro. All’estero credo di essermi rifatto piuttosto bene e l’ultima stagione è stata davvero incredibile. Vincere Coppa di Turchia e campionato con un Fenerbahce che all’inizio non poteva essere lontanamente paragonato a Vakifbank ed Eczacibasi, è stato quasi un miracolo”.

C’è ancora un abisso tra turche e italiane? “Sul Bosforo ci sono quattro squadre sopra la media, come da noi. A fare la differenza è il livello delle altre, che si è alzato come dimostrano i successi in Coppa Cev e in Challenge Cup. In Italia la differenza fra le cinque più forti e il resto è molto più profonda. Di diverso c’è però il calore dei palazzetti. Il tifo italiano non sono riuscito a trovarlo da altre parti in Europa”.

E di strada ne ha percorsa coach Abbondanza, nel Vecchio Continente e oltre. Un viaggio iniziato a 22 anni. “La mia è una storia strana – racconta il tecnico rosa -. Ho conosciuto il volley mentre ero all’università, al terzo anno di Agraria. Un’estate al mare ho iniziato a giocare a beach ed è stato un colpo di fulmine. Mi è bastato poco per perdere il lume della ragione. Ho mollato gli studi per fare il concorso all’Isef (Istituto Superiore di Educazione Fisica, ndr). Mi sono iscritto alla squadra di pallavolo della mia città ed ho subito fatto il corso da allenatore. Perché? Perché sono così di carattere, volevo sapere se chi mi insegnava era capace o diceva cavolate”.

Da subito una scelta di campo: sabbia o indoor? “Dopo quattro mesi a Los Angeles, dopo aver provato a fare il giocatore di beach volley, una volta tornato a casa in periodo invernale ho iniziato subito ad allaneare”. Prima i ragazzi dell’under18 di Cesena, poi l’incontro con Marco Bonitta: “Ci siamo conosciuti in un camp di volley. Ha visto qualcosa in me e mi ha voluto come secondo a Ravenna. Da lì è iniziato tutto. Era il 1996”.

Oggi, ventun’anni dopo, Marcello Abbondanza è approdato in riva al Po dopo una stagione trionfale sul Bosforo. “Questo testimonia come la mia scelta sia dettata soprattutto da motivazioni sportive. Mia moglie è turca, mio figlio è nato in Turchia, metà della nostra famiglia è turca. Per noi sarebbe stato più facile rimanere a Istanbul. Ma ho voluto l’Italia, Casalmaggiore, la Pomì. Sono tornato per prendermi quello che ancora non sono riuscito a conquistare, lo scudetto”.

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