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Villa Pasquali, "divieto ai cani"
nel giardino della chiesa del
Bibiena: e scatta la polemica

Don Riva si è difeso spiegando la sua decisione: il sacerdote, che peraltro è anche vegetariano e amante degli animali, ha rimarcato che non è ammissibile che chi entra in chiesa debba stare attento, passando dal giardino, a non calpestare deiezioni di cani, ritenendola una situazione poco decorosa e adatta al luogo sacro.

VILLA PASQUALI (SABBIONETA) – La prima cosa che si nota, dopo l’imponenza e la bellezza della chiesa, intitolata a Sant’Antonio Abate e simbolo, anche turistico, della piccola frazione di Villa Pasquali a Sabbioneta, è il guano di piccione che rovina in parte la facciata principale. Qualcosa si è fatto per porre un minimo rimedio, che per ora non basta, mettendo anche gabbie e altri sistemi similari; altro si potrà ancora fare anche se i restauri, dopo il sisma del 2012, hanno ovviamente mirato prima a consolidare la struttura portante. Il punto è che oggi il giardino di quella chiesa barocca, che si deve al genio dell’architetto Antonio Galli Bibiena ed è in assoluto una delle più belle della Diocesi di Cremona, risalente alla seconda metà del Settecento, ospita un cartello che nei giorni scorsi il parroco don Samuele Riva ha deciso di piazzare proprio all’ingresso.

“Proprietà privata, divieto di introdurre cani” recita il cartello: apriti cielo. La protesta è partita dai proprietari dei quadrupedi, abituati a sgambare in quel giardino, è stata rinfocolata dagli animalisti ed è arrivata persino sulle colonne del Corriere della Sera. Aldo Vincenzi, sindaco di Sabbioneta, ha voluto evitare la polemica, spiegando che, a norma di legge, quella è davvero proprietà privata, proprietà della Diocesi nella fattispecie, e dunque il comune non può intervenire. Libera Chiesa in Libero Stato, o qualcosa del genere.

Don Riva si è difeso spiegando la sua decisione: il sacerdote, che peraltro è anche vegetariano e amante degli animali, ha rimarcato che non è ammissibile che chi entra in chiesa debba stare attento, passando dal giardino, a non calpestare deiezioni di cani, spesso non raccolte con apposita paletta, ritenendola una situazione poco decorosa e adatta al luogo sacro. Non solo: alcuni proprietari di cani portano Fido a sgambare in quell’ampio spazio verde, ma altri vanno direttamente per cercare tartufi. Il che significa, il più delle volte, ritrovarsi con buche e terriccio sparso ovunque. Non il massimo, in effetti. Da qui la decisione, destinata sì a fare discutere ma che, nelle motivazioni di fondo, sembra avere dalla propria quantomeno il buon senso. Grazie al quale si può dire che la colpa, come sempre, non è dei cani, ma dei padroni…

Giovanni Gardani

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