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Ponte Po chiuso, due
storie di ordinario
disagio di questa mattina

In auto, tra Tir che vanno dove non possono o in treno, con stazioni 'che saltano' lo stesso far west. Abbiamo raccolto due vicende questa mattina, emblematiche di un territorio ancora alla ricerca di risposte
Foto Alberto Capelli

CASALMAGGIORE – Viaggiatori, nell’era del ponte chiuso. Stessi disagi, sia che si scelga il treno che si opti per l’auto per spostarsi. Due le storie – emblematiche – di stamattina che val la pena raccontare per comprendere anche l’esasperazione di un’incerta corsa contro il tempo, la rabbia che cresce e con essa la frustrazione. Sentimenti comprensibili, alla luce degli enormi sacrifici che sta facendo non solo l’imprenditoria locale per restare a galla, ma anche i semplici cittadini per raggiungere univerità o luoghi di lavoro.

La prima vicissitudine di questa mattina la racconta sul web una viaggiatrice che si sposta in auto, Sonia Maffezzoli. Il suo tragitto? Un’odissea come racconta lei stessa: “Parto da casa alle 07.30 – spiega – e prendo l’argine che va da Casalmaggiore a Roncadello per raggiungere più velocemente Viadana. Arrivata all’altezza tra la salita del centro inerti e il porto (il termine di via del porto, la strada che collega la nuova rotonda del centro commerciale sulla castelnovese e l’argine maestro, ndr), un tir straniero esce dalla salita e prosegue per l’argine: dopo un po’ si ferma perché vede che non riesce a passare incontrandosi con altre auto. Fa retromarcia, ma non va nello spiazzo davanti al porto: si blocca scende dal tir e non fa più niente. A quel punto faccio retromarcia decido di andare a Viadana percorrendo la strada ‘normale’. Il Viaggio procede normalmente. Imbocco Gainago: nella stradina che da Gainago porta sull’argine a San Polo c’è un tir: io non riesco a passare. Gli dico che non può fare quella strada, lui mi dice in un italiano stentato che deve evitare la polizia. Vado con l’auto quasi nel fosso per farlo passare, perdo altri minuti. Dopo tutte queste disavventure arrivo finalmente a destinazione”.

La seconda storia ce la narra una pendolare. “Ero sul treno che è partito alle 7.14 da Casalmaggiore, direzione Parma. Giunto a Colorno il treno si è fermato, ma lasciando porte chiuse per poi ripartire”. A quel punto ad uno dei viaggiatori deve essere scattata una molla. Possiamo ipotizzare che fosse qualche pendolare che di scendere non potesse proprio fare a meno. “La gente urlava al treno di fermarsi, c’erano operai sul treno”. Il viaggiatore tira il freno a mano ed il treno si ferma. Fatto sta che il mezzo a 7.50, secondo quanto scrive la studentessa, non era ancora giunto a destinazione: “”Non aveva aperto le porte a Colorno. Uno ha tirato il freno di emergenza. Arriverò nel 2000mai” rimarca ironicamente la giovane. Il treno è poi ripartito dieci minuti dopo. Sono due storie tra le tante di questi giorni, di questi tempi. Tempi in cui tra disservizi ferroviari e traffico non è mai possibile calcolare l’arrivo, anche se si tende ad anticipare di molto la partenza. Cronache di disagio ordinario nel far west della bassa padana.

Nazzareno Condina

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