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Ponte, i disagi di una
mamma lavoratrice: il
racconto di Laura

"Sfido uno di voi, solo uno a passare una giornata con me o con uno dei pendolari che fa questa vita di merda da due mesi e passa. Ve lo dico io: sarebbero già iniziati i lavori del ponte"
Foto: Cristiano Antonino

CASALMAGGIORE – C’è un grandissimo malessere sociale. L’ha definita così, ieri sera, in poche parole che racchiudono tutto, l’avvocato Paolo Antonini, la situazione che da settanta giorni ormai il territorio vive. Il territorio, inteso come la sua gente. Persone normali, genitori e lavoratori, precipitati da un giorno all’altro in un girone infernale che chissà per quanto altro tempo ancora dovranno sopportare.

Perchè poi è così, la chiusura di un ponte non è solo la morte di un’infrastruttura, pietre e ferro posate a cavallo di un fiume: è il malessere, il disagio quotidiano di tante persone, ognuna con una storia da raccontare. Sono storie pesanti, di fatica che si aggiunge alla fatica, di tempo portato via ai propri figli e – quel che dovrebbe essere assolutamente inaccettabile – di figli che cambiano vita, che pagano il prezzo della diffusa incapacità di trovare soluzioni in tempi rapidi. Il territorio è la sua terra, ma è ancor prima la sua gente. Quella che sta soffrendo i più grandi disagi, che cerca di adattarsi ma lo fa con una – giustificabile – rabbia.

Laura Accomando è madre di tre bambini, e lavora a Colorno. Sei chilometri prima del giorno zero, tre volte tanto adesso. Con tutte le incognite del caso, legate ai camion e all’aumento del traffico veicolare che soprattutto sull’argine tra Brescello e Coenzo crea più di un disagio e di un problema.

“Sono sveglia dalle 5.30 per riuscire a prepararmi senza togliere tempo ai miei figli – racconta Laura – facciamo due conti: se ieri sono tornata a casa alle 22 ho cenato, mi sono lavata, a che ora sono andata a letto? Alle 23.15. Quante ore ho dormito? Ormai le 8 ore sono un optional! Grazie a voi carissimi che vi prendete cura del vostro popolo”.

Il ‘carissimi’ è riferito a chi siede nelle stanze dei bottoni: “Lavoro a Colorno – prosegue Laura – oggi mio marito ha il turno di mattina e pure io, quindi alle 6.30 sveglierò i miei figli, tutti e tre. Alle 7.30 porterò la più piccina al nido, la mezzana da una zia che alle 8.15 la porterà a scuola e il più grande grazie a Dio è autonomo. Poi partirò per il lavoro. Sarò di ritorno alle 14 circa, ieri sera sono tornata a casa alle 22 perché ero in turno fino le 21, ditemi voi quanto ho riposato. Quindi oggi torno a casa con la stanchezza che ho ancora di ieri, mangerò un boccone, mi do una sistemata e faccio il giro per le scuole nido, elementari, vado a fare la spesa torno a casa alle 17.30 circa. Preparo la cena e alle 21.30 sono di nuovo a letto. Sfido uno di voi, solo uno a passare una giornata con me o con uno dei pendolari che fa questa vita di merda da due mesi e passa. Ve lo dico io: sarebbero già iniziati i lavori del ponte”.

Poi chiude con una frase che il disagio lo racchiude tutto: “Finché la fatica la faccio io ok, ma i miei figli no!”.

Nazzareno Condina

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