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Acquaroni e la sua settima fatica: sabato presentazione di "L'utile", romanzo post Bataclan

A parte l’eccezione del libro “Fosse vero”, nei suoi romanzi la Francia e Parigi sono sempre presenti. «C’è questo grande amore per la Francia e la sua lingua. Nel libro ci sono molti brani scritti in francese, una tecnica che usava anche Curzio Malaparte che serve per contestualizzare il romanzo».

CASALMAGGIORE – Mauro Acquaroni, noto per la sua attività di notaio che esercita negli studi di Casalmaggiore e di Piadena, è uno scrittore ormai affermato, giunto ormai al settimo romanzo. Dopo Gioco, partita, incontro (2006), Fosse vero (2008), Luc (2010), Come un jab (2012), Piccioni (2013) e De La Tour, il peccato del tennista (2015), quest’anno ha pubblicato “L’utile (à la recherche de)” edito da Gilgamesh edizioni. Libro che presenterà sabato 25 novembre alle ore 16,30 all’Auditorium Santa Croce in una forma originale. Nell’occasione il romanzo infatti non verrà presentato in modo tradizionale ma verrà “recitato” da attori della scuola di formazione attoriale diretta da Jim Graziano Maglia: si tratta di Giulia Vezzosi, Pietro Brambilla Tognazzi, Giorgio Gremizzi, Giancarlo Bellini, Sebastiano Fortugno, Erminio Zanoni, Emiliano Bernuzzi e Arianna Novelli.

Il romanzo narra la storia di un giovane avvocato parigino (madre francese, padre algerino), Ahmed Dhema, destinato a grandi successi professionali ma che subisce l’ondata emotiva scatenata dalla notte del Bataclan. Alla vigilia dell’incontro pubblico chiediamo a Mauro Acquaroni: il titolo “l’utile”, dato il sottotitolo, si legge in francese? «Gioco sull’equivoco, il sottotitolo è un richiamo voluto a Proust. Così come il suo Swann è alla ricerca del tempo perduto coi ricordi, il mio personaggio è alla ricerca di ciò che è veramente utile. La storia in sé è banale: un avvocato di origine algerina incappa nel Bataclan e sente su di sé l’odio nei confronti dei nordafricani. Questo lo porta a fare scelte sbagliate, in reazione a quando si è messi all’angolo. Lui è un parigino a tutti gli effetti, ma questa ondata emotiva lo spinge a cose che non gli appartengono. La società lo emargina e lui subisce le sirene islamiche». A parte l’eccezione del libro “Fosse vero”, nei suoi romanzi la Francia e Parigi sono sempre presenti. «C’è questo grande amore per la Francia e la sua lingua. Nel libro ci sono molti brani scritti in francese, una tecnica che usava anche Curzio Malaparte che serve per contestualizzare il romanzo».

V.R.

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