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Provincia di Cremona: il
Consiglio approva richiesta
stato d'emergenza per il ponte

Deliberato di inoltrare istanza ufficiale a Regione Lombardia affinché provveda ad avanzare richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri della “Dichiarazione dello Stato di Emergenza nel settore del traffico e della mobilità nel territorio dei Comuni di Casalmaggiore, Viadana e Colorno

Il Consiglio della Provincia di Cremona ha approvato nel corso della seduta di oggi la richiesta di “dichiarazione dello stato di emergenza nel settore del traffico e della mobilità nel territorio dei Comuni di Casalmaggiore, Viadana e Colorno e nei comuni delle zone ad essi afferenti”.

“Percorreremo ogni via possibile per risolvere questa emergenza che sta causando gravi disagi ai territori delle due Regioni – ha precisato il Presidente della Provincia di Cremona, Davide Viola – Abbiamo attivato tavoli tecnici, politici ed interessato tutte le istituzioni al fine di addivenire nel più breve tempo al ripristino della viabilità ordinaria, non solo sul ponte di Casalmaggiore, ma anche su quello di San Daniele Po”.

Si è quindi, deliberato di inoltrare istanza formale e ufficiale a Regione Lombardia affinché, la stessa, provveda ad avanzare richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri della “Dichiarazione dello Stato di Emergenza nel settore del traffico e della mobilità nel territorio dei Comuni di Casalmaggiore (CR), Viadana (MN) e Colorno (PR) e nei comuni delle zone ad essi afferenti”, o in alternativa provveda, in tempo breve, al ripristino della viabilità, direttamente con gli atti e le modalità che riterrà più opportune.

Le motivazioni e gli antefatti nell’atto deliberativo: “Da giovedì 7 settembre 2017, il Ponte sul Fiume Po che collega Regione Lombardia e Regione Emilia-Romagna sulla S.P. 343 Ex “S.S. Asolana”, è stato totalmente chiuso al traffico dalla ‘Provincia di Parma’ con ordinanza Nr. 19/2017, recepita il giorno seguente con proprio atto Nr.96/2017 dalla ‘Provincia di Cremona’, comproprietaria del manufatto, a seguito del danneggiamento di alcune travi.

A distanza di due mesi e mezzo dalla chiusura non sono pianificabili interventi imminenti di manutenzione straordinaria da parte degli enti preposti, ancora in attesa di reperire idonei finanziamenti.

La chiusura totale del ponte ha portato i circa 13.000 veicoli che quotidianamente percorrevano il manufatto (di cui circa 2.000 tir) ad indirizzarsi per lo più a Viadana (MN) da Casalmaggiore che dista 14 km o a San Daniele Po (CR) che dista 25 km da Casalmaggiore per poter attraversare il fiume.

Entrambi i ponti alternativi presentano pesanti difficoltà per il transito, regolamentato a senso unico alternato sul ponte di San Daniele Po-Roccabianca S.P. 33 per gravi problemi strutturali, e fortemente congestionato su Viadana a causa degli oltre 23mila veicoli che si trovano a transitare sul ponte di Viadana-Boretto della S.P. 358 Ex “S.S. Castelnovese”, determinando tempi di attraversamento insostenibili per lavoratori, studenti ed attività produttive, nonché condizioni di pericolo concreto e/o potenziale all’integrità delle persone, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente conseguenti all’inquinamento dovuto alle emissioni in atmosfera ed al possibile aumento dell’ incidentalità connessa al traffico.

I cittadini del territorio di Casalmaggiore e del casalasco in provincia di Cremona, compresi i centri abitati situati sulle strade di connessione con il Ponte di S.Daniele Po, nonché del viadanese – sabbionetano in provincia di Mantova, nonché del territorio di Colorno e della bassa parmense stanno subendo intensi disagi in termini di mobilità e viabilità con forti ripercussioni socio-economiche, ambientali e di qualità della vita, in particolar modo su aziende e pendolari, situazione che col tempo potrebbe peggiorare, e che perciò necessita di una pronta risposta da parte delle istituzioni.

Il servizio ferroviario o su gomma (TPL) non rappresenta – nelle attuali condizioni – una valida alternativa in quanto, oltre a non trasportare merci, non ha numero e orari di treni cadenzati né autobus con capienza sufficienti per garantire ai pendolari l’arrivo a destinazione in tempi adeguati e certi, inoltre sul trasporto ferroviario i pochi investimenti sulle infrastrutture (linee e stazioni) e sui mezzi non garantiscono puntualità e condizioni di viaggio accettabili.

Tutto questo determina una grave situazione emergenziale viabilistica per la non transitabilità del Ponte di Casalmaggiore, a causa della congestione del traffico automobilistico verso tutte le direttrici, e in particolare sulla trattaViadana (MN)/Boretto (RE) ed i relativi centri abitati.

Le misure e gli interventi oggi attuabili in via ordinaria non consentono di affrontare l’emergenza, per cui la stessa deve essere fronteggiata solo con mezzi e poteri straordinari, senza l’adozione dei quali le condizioni di vita dei cittadini non potrebbero che peggiorare irrimediabilmente, così come quelle del tessuto economico di imprese presenti in loco che garantiscono lavoro a migliaia di cittadini delle zone casalasche, viadanesi e parmensi, certamente tra le zone più produttive d’Italia.

Il ponte di Casalmaggiore è infrastruttura di valenza nazionale e internazionale in quanto rappresenta l’attuale e più diretto collegamento del corridoio plurimodale Tirreno – Brennero. Le merci e i passeggeri che – provenienti dal centro Europa – transitano per Verona o che facendo scalo in uno dei porti del medio Tirreno (La Spezia, Marina di Carrara, Livorno) e che risalgono verso nord, hanno oggi come più breve direttrice plurimodale l’itinerario La Spezia – Parma – Casalmaggiore – Mantova – Verona – Trento – Bolzano – Brennero e, per di più, collega la parte del Tirreno più prossima al Centro Europa con il Corridoio n. 5 Lisbona – Kiev.

Risultanze di analisi effettuate dalla Provincia di Parma certificano come il ponte non risponda più ai livelli di sicurezza previsti dalle normative vigenti dal punto di vista strutturale; si tratta di un manufatto la cui vita utile è, ormai, conclusa.

Ciò rende indispensabile pianificare la progettazione e la realizzazione di un nuovo ponte, i cui tempi sono incerti e sicuramente lunghi ed attivare da subito il ripristino del collegamento viabilistico compromesso anche al fine di evitare che l’avanzamento del degrado strutturale determini il rischio del collasso della struttura, con le potenziali devastanti conseguenze sulla navigabilità del fiume, la sicurezza del traffico del vicino ponte ferroviario e l’incolumità delle popolazioni residenti in aree limitrofe. Non secondari gli effetti socio-economici (ipotesi di licenziamenti, cassa integrazione, chiusura di attività di servizio e commerciali), sulla salute e la qualità della vita connessi al permanere di tale drammatica situazione che mette a rischio la sopravvivenza stessa del tessuto economico/produttivo locale.

A fondamento di quanto sopra evidenziato si cita Consiglio di Stato, Sez. 4, sentenza 1 giugno 2016 n. 2317, che, in merito alla dichiarazione dello stato di emergenza previsto dall’art. 5 della Legge n. 225 del 1992, afferma che la stessa fonda i suoi presupposti nella esistenza di una situazione di pericolo concreto o potenziale all’integrità delle persone, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente, nonché nella ragionevolezza e impossibilità di fronteggiare altrimenti la situazione (Conferma della sentenza del T.a.r. Lazio, Roma, sez. I, n. 10849/2015). In tal senso il Consiglio di Stato considera l’abbassamento della velocità media negli spostamenti di persone e merci, al di sotto di una soglia di accettabilità parametrata alle esigenze di celerità della società contemporanea, idonea causa di lesione dei fondamentali diritti di libertà e dignità personale, di iniziativa economica ed al lavoro.

La richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza causata dalla situazione di urgenza e di forte disagio è stata condivisa dall’intero territorio rivierasco coinvolto, istituzioni, associazioni di categoria, imprenditori e cittadini, come emerso nel corso del Consiglio Comunale straordinario aperto tenutosi, sul tema della chiusura del ponte, a Casalmaggiore lo scorso 16 novembre, che ha visto la partecipazione attiva di consiglieri regionali, sindaci e popolazione di entrambe le sponde lombarda ed emiliana del fiume Po”.

 

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