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Lentigione si rialza: qualche
battibecco, ma anche splendidi
scorci di calore umano

Proseguono nel frattempo alacremente i lavori di ricostruzione dell’argine spazzato via dalla furia della corrente con decine di camion impegnati a portare terra per ripristinare la barriera prima che il peggioramento del tempo possa determinare altri guai.

LENTIGIONE (BRESCELLO) – Continuano i disagi a Lentigione a causa della alluvione di lunedì notte. Una inondazione furiosa che prima ha superato gli argini in fondo al paese, demolendone subito dopo una larga fetta causando il disastro che ha coinvolto un migliaio di persone, provocandone lo sfollamento oltre ai pesantissimi danni ad abitazioni e negozi.

Anche nella giornata di sabato tantissima gente tra volontari e protezione civile è stata impegnata nelle strade del paese con carriole e badili, per portare via le tonnellate di fango presenti ovunque, nei negozi, bar, abitazioni e persino nell’unica banca del paese. Il disagio e l’angoscia per aver perso tutto in pochi minuti ha provocato nervosismo e tensione con diversi battibecchi tra gli stessi residenti con scontri verbali con gli addetti ai soccorsi. Il nervosismo e la tensione è evidente, ma pure comprensibile.

Un altro motivo di scontro è stato il passaggio a forte velocità da parte di alcuni non addetti, venuti solo per fare foto e curiosare. Per fortuna la solidarietà tra tutti gli sfortunati residenti ha avuto il sopravvento anche grazie alla proficua presenza dei Carabinieri del territorio della Compagnia di Guastalla  (giunti anche da Campagnola Emilia) e al loro intervento tranquillizzante. Alcune signore, davanti ad un negozio di alimentari che aveva pulito alcuni frigor dal fango alimentandoli con il generatore a gasolio, si sono messe a distribuire cous cous e piselli per i tanti giovani volontari africani giunti a dare una mano di loro spontanea volontà. Un’altra donna andava e veniva dalla sua cucina dove perlomeno era riuscita a salvare una vecchia “napoletana” per preparare litri di caffè per tutti.

Proseguono nel frattempo alacremente i lavori di ricostruzione dell’argine spazzato via dalla furia della corrente con decine di camion impegnati a portare terra per ripristinare la barriera prima che il peggioramento del tempo possa determinare altri guai. Ribadite le critiche sulla presunta mancanza di prevenzione: moltissimi sostengono di non essere stati avvisati per tempo del pericolo incombente. “Qui non abbiamo più nemmeno un parroco che avrebbe potuto suonare le campane per annunciare il pericolo”. Nessuno a distanza di quattro giorni dal cataclisma riesce a spiegarsi come si sia prodotta una valanga d’acqua del genere quando nemmeno nel 1951, l’anno in cui ci fu la piena storica del Po e di tutti gli affluenti, il paese aveva subito danni di sorta. Un forte dilemma riguarda ciò che possa essere successo a monte del fiume Enza, un corso d’acqua spesso ridotto ad un torrente secco e inerme.

Rosario Pisani

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