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Argini, serve prevenzione
anche qui. Due
chiacchiere con 'Gengis'

L’Enza, dopo aver spaccato l’argine, ha mostrato tutta la sua forza distruttiva procedendo per un lungo tratto prima di fermare la sua irruenza. La forza del Po, di un Po in piena, è infinitamente superiore.

CASALMAGGIORE – Gli argini non si rompono per destino. C’è sempre una ragione se un baluardo messo a difesa della terra al di là del corso d’acqua d’improvviso cede, lasciando spazio solo a distruzione e fango.

Lentigione dovrebbe far riflettere tutti sul fatto che nessuno è sicuro, nessun comune rivierasco può dirsi esente da rischi. Anche quando gli argini sono quelli ben più imponenti del Po. Arcangelo ‘Gengis’ Pirovano una qualche risposta ce l’ha. Lui che conosce il fiume più e meglio di chiunque altro, lui che lo ha percorso per lunghi tratti ed ancora, quando il tempo e il fisico glielo consentono, non disdegna kajak e pagaia.

“No, non siamo sicuri neppure noi – spiega – e Lentigione ci dice appunto questo”. Le motivazioni di un improvviso cedimento possono essere tante, ma tutte legate a scarsi controlli e scarsa manutenzione. Tutti dipendenti dall’uomo che può agire e sempre, prima che sia troppo tardi.

“Le nutrie scavano le loro tane lungo gli argini e spesso non ci si accorge neppure delle loro tane perché sono in grado di scavare da sotto. A volte gli accessi delle loro gallerie non si vedono nemmeno se non presti attenzione. Il problema vero è che ormai sono tantissime. Scavano e questo indebolisce il terreno. Le talpe le vedi, perché lasciano segni del loro passaggio, le nutrie no”.

Ma non è l’unico problema dei tratti arginali: “Un tempo le coste degli argini venivano pulite, la struttura restava compatta e, al bisogno si potevano anche calare i teli sopra. Il telo poteva fare da ulteriore rinforzo perché la pressione dell’acqua lo attaccava alla costa dell’argine costituendo una barriera efficace. Oggi basta farsi un giro per gli argini per vedere quante ramaglie vi crescono sopra. In caso di piena non è neppure possibile calare i teli e quelle stesse ramaglie e piante, con la corrente, vengono sollecitate indebolendo il terreno perché se fai leva su qualcosa che ha una radice, muovi la terra che sta attorno a quelle radici. Le nutrie nidificano dove si sentono più sicure e dove sono lontane dagli sguardi”.

La soluzione, quella di occuparsi del ‘problema’ nutrie e quella soprattutto di fare manutenzione, fondamentale. “Se si rompe un argine non sai mai dove può rompersi”.

Inutile illudersi, come in tanti fanno, che prima che fuoriesca nel versante lombardo il fiume possa essere fatto ‘uscire’ sul versante emiliano. “Se spacca dalla nostra parte, non lo ferma più niente. Sarebbe un disastro dalle proporzioni immense”. L’Enza, dopo aver spaccato l’argine, ha mostrato tutta la sua forza distruttiva erodendone un centinaio di metri e procedendo per un lungo tratto prima di fermare la sua irruenza. La forza del Po, di un Po in piena, è infinitamente superiore.

Serve fare prevenzione, l’unica maniera per non dover versar lacrime.

Nazzareno Condina

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