Commenta

Non riaprite quel bar: l'Odissea
di Torresani, ultimo a gestire
il Bar della Stazione

Torresani mette in guarda eventuali acquirenti: chiunque compri, dovrà avere a che fare con risposte poco chiare, lunghe attese e tanti dubbi.
Nella foto il Bar della Stazione pochi giorni prima della chiusura

CASALMAGGIORE – Rete Ferroviaria Italiana propone ai privati e a chi fosse interessato la possibilità di riaprire il bar della stazione, per creare un presidio che riesca a rilanciare la struttura. Affitti agevolati, buone tariffe, una buona occasione. O forse no. A parlare è Valentino Torresani, che assieme alla moglie Virna Galli ha gestito il Bar della Stazione nel suo periodo forse di maggior successo per 33 anni, fino al 2013. Ed è lui a mettere in guardia eventuali acquirenti, mettendosi anche a disposizione per consigli e spiegando la situazione che lo portato, anzi lo ha costretto, a smettere.

Nessun rinnovo del contratto gli venne offerto all’epoca, nessuna buona uscita dato che una legge del 1934, quando ancora c’era il re, le vieta tuttora per quanto concerne strutture statali. Tutto parte – spiega Torresani – nel 1991, quando scatta il contratto 9+6 anni. Nel 2000 però Metropolis, che poi diverrà Rfi dopo vari passaggi, chiama lo stesso barista e lo avvisa che vi sono nuove tipologie di contratti da valutare. Torresani si dice interessato, ma da lì però non richiama più nessuno, finché nel 2005 da Milano un’altra telefonata, stavolta con tono perentorio, spiega a Torresani che il Bar della stazione di Casalmaggiore è uno degli ultimi ancora con vecchio contratto.

L’accordo si fa ma con una prima doccia fredda: dal 2000 al 2006, dunque con una clausola retroattiva, Torresani – accettando il nuovo contratto che andrà fino al 2012 e dopo un’attesa nel silenzio di sei anni – deve pagare 20mila euro per conguagliare l’affitto degli ultimi sei anni. Altro grave problema nel 2010, quando a Torresani arriva una raccomandata che gli intima di lasciare libero il locale entro il 31 marzo 2012. Per un anno e mezzo Torresani manda raccomandate, fa telefonate e cerca notizie: “La capisco, mi dispiace, non so cosa dirle”, rispondono da Milano dagli uffici di Rfi, rinviando continuamente ad altri responsabili, introvabili.

Si va avanti, grazie all’interessamento di Giancarlo Roseghini e del compianto carabiniere Graziano Trapani, ma solo per un anno, con una tipologia di rinnovo che – precisa Torresani – non è mai esistita nei contatti del commerciale: l’affitto è sempre di 1360 euro iva inclusa al mese. Nel mentre Torresani si guarda in giro e trova una opportunità col nuovo bar presso l’ex Zuccherificio, e lì riesce a sistemarsi. Lasciando vuoto il Bar della stazione, dove, precisa Torresani, la manutenzione straordinaria non è mai stata fatta e dove i lavori necessari dovevano attendere le calende greche per aspettare la ditta autorizzata da Milano.

Oggi, all’indomani della proposta di Rfi, Torresani mette in guarda eventuali acquirenti: chiunque compri, dovrà avere a che fare con risposte poco chiare, lunghe attese e tanti dubbi. Soprattutto dovrà garantire la manutenzione ordinaria a proprie spese, senza nessuno sconto sull’affitto, aprire e chiudere seguendo gli orari della stazione, tutt’altro che comodi, e assumersi anche, da contratto, la responsabilità del posto. Che, per una stazione che appare allo sbando, è decisamente una bella responsabilità.

Giovanni Gardani

 

© Riproduzione riservata
Commenti