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Sprar in otto comuni casalaschi:
"Ora più controllo, migranti
scenderanno da 127 a 45"

Cosa accadrà ora? Come ha spiegato Cavazzini “i vari Cas, centri di accoglienza straordinaria, verranno via via smantellati e i migranti che qui si trovano, se accetteranno di fare parte del nuovo Sprar, potranno essere reindirizzati”. Assegnati 548mila euro (in tre anni) per il progetto.

PIADENA – I richiedenti asilo sul territorio di otto comuni del casalasco, per un totale di 9500 abitanti circa, scenderanno dai 127 attuali a 45, nel giro più o meno di sei mesi. Un turn over che sarà progressivo ma un calo sicuro, figlio di un progetto premiato con il settimo posto su 103 (primo in Lombardia) dal bando del Ministero degli Interni al quale ha partecipato, e con 548mila euro spalmati su tre anni. A presentare l’iniziativa nei dettagli sette degli otto sindaci (era assente per impegni solo Pierguido Asinari di San Giovanni in Croce), che partecipano: Ivana Cavazzini per Piadena, Nicola Ricci per Drizzona, Pier Ugo Piccinelli per Calvatone, Gianpiero Zaramella per Solarolo Rainerio, Dino Maglia per San Martino del Lago, Fabio Valenti per Voltido e Mario Penci per Tornata. Con loro anche il dottor Maurizio Scoma, segretario del comune di Drizzona, che assieme a Martina Cinquetti ha aiutato i comuni nella progettualità e nel bando.

Il nome specifico è Sprar, e quello promosso nella zona casalasca è il secondo della provincia di Cremona, dopo quello su Cremona città: si tratta di un progetto che assegnerà agli otto comuni una percentuale di richiedenti asilo del 3 per mille in rapporto ai residenti, dunque appunto 45 unità al posto delle attuali 127. Cosa accadrà ora? Come ha spiegato Cavazzini “i vari Cas, centri di accoglienza straordinaria, verranno via via smantellati e i migranti che qui si trovano, se accetteranno di fare parte del nuovo Sprar, potranno essere reindirizzati”. E i cosiddetti richiedenti asilo in più? Saranno gestiti dalla Prefettura, che però grazie a questo accordo non potrà più assegnare quote aggiuntive agli otto comuni coinvolti.

Il tempo è di 60 giorni per fare partire l’operazione e per allestire lo Sprar, servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che fisicamente si troverà nel municipio di Drizzona. Passare al numero chiuso, consentirà di avere un migliore controllo del territorio, di portare avanti una accoglienza più approfondita e di evitare eventuali iniziative delle cooperative “sopra la testa” dei comuni, come accaduto lo scorso anno a Calvatone e a Piadena ad esempio. Va detto, comunque, che le cooperative non saranno escluse. Anzi lo Sprar porterà a una serie di bandi, diversificati sui servizi – si va dalla sanità, alla formazione, alla ricerca di strutture atte a ospitare gestita dall’associazione Casa per Tutti – , che potranno soddisfare la richiesta di più cooperative, purché aderenti allo stesso Sprar.

Il progetto ha durata triennale e poi il percorso ricomincerà da capo, se si vorrà ripetere l’esperienza. I Cas verranno smantellati con tempistiche decise assieme alla Prefettura, ma si parla, come detto, più o meno di sei mesi di tempo necessari. Ad accogliere i 45 migranti, saranno strutture essenzialmente private, che i comuni assieme ad uno staff ad hoc, individueranno: sempre da questo staff di progetto passerà la valutazione delle domande e l’assegnazione dei migranti, con una sorta di prelazione – termine improprio ma efficace – per i migranti già presenti nei Cas che non si siano macchiati di episodi di intemperanza. Favorite le famiglie e i nuclei con donne e bambini, con una suddivisione tra comuni già stabilita: 11 unità su Piadena, 4 su Drizzona, 5 su Calvatone, Tornata, San Giovanni in Croce, San Martino del Lago, Solarolo Rainerio e Voltido.

Giovanni Gardani

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