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Da quattro a due comuni:
nel Casalasco ecco due fusioni,
una sarà per incorporazione

I casi che arrivano dal Casalasco sono però differenti, anche come tempistiche, nonostante in entrambi i casi vadano a unirsi due municipalità con grande differenza demografica.

PIADENA/TORRE DE’ PICENARDI – PIADENA/TORRE DE’ PICENARDI – Dall’Unione alla fusione: ci provò l’Unione Municipia con Motta Baluffi, Scandolara Ravara e Cingia dè Botti, senza successo. Ora invece sono a un passo dal concretizzare questo processo sia Piadena e Drizzona che Torre dè Picenardi e Cà d’Andrea: in entrambi i casi si tratta di comuni già uniti formalmente da anni – Piadena e Drizzona diedero vita a una delle prime unioni in provincia di Cremona – che ora proseguono il percorso arrivando al passo successivo, ovvero appunto alla fusione. Tradotto: non più due municipalità distinte che mettono insieme servizi e forze, ottenendo in cambio maggiori risorse e maggiori possibilità di successo nei vari bandi, ma un unico comune.

I casi che arrivano dal Casalasco sono però differenti, anche come tempistiche, nonostante in entrambi i casi vadano a unirsi due municipalità con grande differenza demografica. Piadena, 3500 abitanti, e Drizzona, 563, daranno vita a un nuovo comune, con la proposta del nome che sarà, appunto, Piadenadrizzona. Come già annunciato in un articolo a parte, dello studio di fattibilità che dà il via al percorso, già approvato dai due consigli comunali, si parlerà a Drizzona in sala consiliare lunedì 29 gennaio alle ore 21, mentre ventiquattro ore dopo, ossia martedì 30 alle ore 21 la discussione si sposterà a Piadena in centro civico. Una fusione di questo tipo, che passerà anche da un referendum nell’autunno prossimo, consentirà di mantenere i due palazzi municipali, uno a Piadena e uno a Drizzona e garantirà cinque anni di tempo per adeguarsi e uniformare tariffe e servizi.

Nel caso di Torre dè Picenardi, 1800 abitanti, e Cà d’Andrea, 432, che insieme a Isola Dovarese e Pessina Cremonese già fanno parte dell’Unione comuni Terre di Pievi e di Castelli, il processo sarà più rapido perché porterà alla fusione per incorporazione: il 6 febbraio, alle ore 19 a Torre e un’ora dopo a Cà d’Andrea, i consigli comunali dovranno approvare l’ulteriore passaggio dell’iter che poi porterà pure qui al referendum e alla creazione di un nuovo comune. Il nome potrebbe essere semplicemente Torre dè Picenardi, e così Cà d’Andrea diverrebbe frazione, ma non si esclude la scelta, sempre mediante referendum, di un nome nuovo. Voce al popolo, insomma. I vantaggi di questa specifica fusione sono il risparmio annuale di 60mila euro sulle spese del personale e l’arrivo, da Roma, di un contributo di 391mila euro valido per dieci anni.

Giovanni Gardani 

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