Commenta

Il diario di Anna Frank. Così il
Sanfelice ricorda domani
l'Olocausto con i Casalmattori

Sono state scelte le pagine più significative del diario, quelle che raccontano quando quel quaderno dalla copertina a quadri bianchi e rossi le fu regalato, l’invasione tedesca, le leggi razziali

VIADANA – Lo spettacolo dedicato ad Anne Frank risale ai lontani anni 90 quando l’allora compagnia “Il Teatro dei Piccoli Sogni” sotto la guida di Pino L’Abbadessa, decise di teatralizzare il famoso diario.

Fu l’inizio di una lunga serie di repliche portate nelle scuole tra Castelvetro e Piacenza, Cremona e Saronno, Viadana e Casalmaggiore. La scena presentava una ricostruzione dell’alloggio segreto in cui i vari personaggi Anne, Margot, Otto e Edith interpretavano, completamente a lume di candela, stralci di vita quotidiana nel nascondiglio, tratti dagli scritti di Anne.

Il gruppo poi si sciolse per i vari impegni di ognuno. Qualche anno dopo, per voglia e nostalgia alcuni di noi si ritrovarono e nacquero così I Casalmattori, a cui mano a mano si aggiunsero nuove persone. L’idea di riprendere Il Diario di Anne Frank, che ci ha rapiti ed emozionati tantissimo, fu di Arianna Novelli che cominciò a farne lettura nelle scuole quando aveva i suoi bimbi piccoli e piano piano lo riadattò e lo fece diventare lo spettacolo che è oggi.

L’azione ha inizio dove il diario finisce: siamo nell’alloggio segreto e la Gestapo ha da poco arrestato i Frank e le altre persone che vi si nascondevano grazie a una soffiata. In queste stanze silenti, svuotate della presenza umana dei Frank e dei loro amici, messe a soqquadro dalla perquisizione, tra i pochi mobili, valigie, vestiti sparpagliati, carte e libri alla rinfusa Miep Gies, segretaria e amica di Otto Frank, che assieme al marito li aveva aiutati a nascondersi portando loro viveri, abiti, libri e notizie dall’esterno, entra per recuperare gli effetti personali tra cui il diario e gli innumerevoli fogli su cui scriveva Anne.

Nella realtà Miep, in ossequio alla riservatezza e per non violare la privacy della giovane scrittrice, mette il diario in un cassetto senza leggerlo, con l’intento di restituirlo alla proprietaria che purtroppo, come tutti sappiamo, non tornò più. Lo diede così ad Otto, unico superstite, che provvide a pubblicarlo.

E’ quindi una finzione scenica quella che vede Miep leggere il diario ma è grazie a questo espediente che attraverso la voce di Miep, si realizza una sorta di trasposizione che ci consente di ascoltare, insieme alla sua, la voce stessa di Anne che esce dalle pagine, come se a dar vita a quella narrazione retrospettiva fosse la sua voce di fanciulla e non quella più matura dell’amica olandese.

Sono state scelte le pagine più significative del diario, quelle che raccontano quando quel quaderno dalla copertina a quadri bianchi e rossi le fu regalato, l’invasione tedesca, le leggi razziali, la necessità di nascondersi e la la quotidianità nell’alloggio segreto in un crescendo di pathos davvero emozionante.

Il semplice allestimento scenico, con il pubblico a stretto contatto, fa sì che lo spettatore sia proiettato in questa dimensione quasi claustrofobica dello spazio, per rendere le stesse sensazioni di restrizione e privazione della libertà in cui Anne e gli altri erano stati costretti a vivere.

L’intento è quello di offrire uno strumento di riflessione alternativo sulla vicenda storica dell’Olocausto e sul tema universale e sempre attuale della discriminazione, attraverso ciò che il teatro da sempre sa produrre, quel principio di immedesimazione che induce lo spettatore a mettersi nei panni dei personaggi e a viverne le emozioni. Lo ripetiamo da anni ormai ma ci emozioniamo e commuoviamo sempre.

Lo Spettacolo verrà proposto domani presso il MU.VI. a Viadana per i ragazzi dell’Istituto San Felice

Giovanna Anversa

© Riproduzione riservata
Commenti