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Acquanegra s/c e il Consiglio
da rifare: l'Amministrazione
risponde alle minoranze

Lettera scritta da L'Amministrazione Comunale di Acquanegra sul Chiese

Egregio Direttore,

lo scorso 26 febbraio abbiamo appreso dai social media che i componenti dell’opposizione hanno chiesto al Prefetto di Mantova l’annullamento della seduta del consiglio comunale tenutosi ad Acquanegra sul Chiese il 22 febbraio per mancanza del numero legale. Quando abbiamo letto questo annuncio siamo rimasti  piuttosto sorpresi, non per l’ennesimo attacco delle opposizioni, quanto piuttosto perché eravamo certi che dopo l’abbandono dei lavori di Erminio Minuti, Carlo Danieli e Luigi Scorza, a comporre il consiglio fossimo rimasti in sei, ovvero, la metà più uno degli undici eletti.

A tal proposito la giurisprudenza in materia di validità delle sedute è chiara perché sottolinea che ad una seduta per definirsi valida, il numero dei consiglieri presenti al appello deve essere il 50% più uno, e  noi eravamo presenti 8+1.  Per questo motivo, a nostro avviso, è infondata la richiesta delle nostre minoranze che hanno scelto di non fare i conti ma di gioire strofinandosi le mani per il nulla.

Nella lettera invita al Prefetto le opposizioni citano un art. del Regolamento del Consiglio comunale e precisamente l’art. 42 che recita “il consiglio comunale, in prima convocazione, non può deliberare se non intervengono almeno 7 Consiglieri comunali” ma dal momento che questo regolamento era stato approvato con delibera n. 30 del 27.06.2002 quando gli eletti erano tredici, contrariamente agli undici attuali abbiamo ritenuto che la legge nazionale fosse maggioritaria rispetto a  quella locale. In aggiunta ci sono stati due passaggi normativi che hanno reso poco coerente il vecchio regolamento del consiglio comunale con la legge nazionale. Il primo è Il decreto legge 13 agosto 2011 n 138 convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011 n. 148 il quale aveva ridotto a 6 consiglieri più il sindaco la composizione dei consigli fino a 3000 abitanti, e successivamente la legge 7 aprile 2014 n. 56 “ legge Del Rio” che ha modificato il numero dei consiglieri per paesi come il nostro, portandolo a 10, oltre al sindaco. Stanti questi due passaggi normativi ci chiediamo come la vecchia amministrazione non abbia provveduto a modificare il regolamento, diventando inadempiente e come le opposizioni possano trovare in sette la metà più uno del numero di consiglieri delle leggi appena citate. Soprattutto come possono ritenere sette la metà più uno di sei, ovvero il numero dei consiglieri eletti previsti dalle delle del 14,09,02011.

Stante questi passaggi normativi, ma soprattutto a partire del decreto legge 138 la precedente amministrazione avrebbe dovuto adeguare il regolamento che prevedeva un numero legale illegittimo cosa che non ha mai fatto. In aggiunta, vogliamo sottolineare che la correttezza istituzionale risiede nella richiesta della verifica del numero legale in consiglio e non sugli organi di stampa. In più vogliamo evidenziare come l’adunanza aveva per oggetto la surroga di un consigliere e che quindi i componenti del consiglio non erano più undici ma dieci e che con la scelta di abbandonare i lavori i consiglieri non hanno mancato di rispetto a noi ma ai loro elettori, e che con la richiesta della minoranza non è stato consentito ad un consigliere eletto dai cittadini di esercitare il suo ufficio a favore della comunità. Malgrado tutte queste leggi non recepite in passato e malgrado la logica stessa siano dalla nostra parte, per una mancanza della passata amministrazione siamo costretti ad annullare il consiglio comunale e ad indirne uno nuovo.

Nella nota scritta da Erminio Minuti, ma letta da un affannato Carlo Danieli, le minoranze hanno giustificato questa loro fuga dicendo di non condividere il luogo e l’ora di convocazione, trovando il tutto poco adeguato alla discussione, l’istanza della minoranza causa dispendio di tempo e risorse , costringe a nuova convocazione e discussione di una surroga che è atto dovuto, non implicante scelte discrezionali.

Se a questo punto il nostro ruolo ancora prima di amministratori dovrà essere quello di fare i politici, vogliamo chiedere agli elettori di centrosinistra del nostro paese se si riconoscono nei propri rappresentati diventati ormai a tutti gli effetti succubi di Erminio Minuti. E’ piuttosto evidente infatti come ormai una parte delle opposizioni faccia da stampella all’altra, alla quale devo riconoscere la capacità di condizionare la restante parte delle opposizioni a tal punto da scriverne i testi.

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