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Bozzolano e Fujadi, il comune
di Bozzolo chiede il De.Co.
per due "sue" invenzioni

La ditta bozzolese Fratelli Rodiano pubblicizzò questa invenzione e i riconoscimenti dalla stessa ottenuta, ossia la medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Venezia nel 1908 e la medaglia d’oro al Gran Prix delle industrie di Milano nel 1910.

BOZZOLO – Lo chiamiamo tutti bisulan, o busulan a seconda del dialetto e della declinazione. In italiano, per qualcuno, bissolano: un dolce tipico, secco, una sorta di ciambella che in genere si gusta a colazione o a merenda. Quello che però non tutti sanno è che, molto probabilmente, quel nome particolare deriva da una località del nostro comprensorio, Bozzolo. Da lì il nome originale, ovvero Bozzolano.

Il tema magari potrebbe sembrare poco entusiasmante: in realtà è alla base della richiesta che proprio il comune oggi retto da Giuseppe Torchio ha deciso di portare avanti per ottenere la De.Co., ossia la denominazione di origine comunale. Non c’è solo il Bozzolano, in ogni caso: la stessa richiesta infatti è stata avanzata pure per le Fujadi, una specie di pappardella che veniva prodotta in sei diversi pastifici di Bozzolo, e che è entrata nel gergo cremonese-mantovano, con traduzione e trasformazione in dialetto.

Delle due, in ogni caso, risulta molto più interessante la ricerca storica che sta alla base del dolce bozzolano: come ha spiegato anche la Gazzetta di Mantova, infatti, il suo nome venne riscoperto nel 1912 in un documento ufficiale dove la ditta bozzolese Fratelli Rodiano pubblicizza questa invenzione e i riconoscimenti dalla stessa ottenuta, ossia la medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Venezia nel 1908 e la medaglia d’oro al Gran Prix delle industrie ed invenzioni moderne di Milano nel 1910. Da lì la tradizione del bozzolano si è tramandata, coinvolgendo altri fornai di Bozzolo – dai Grossi ai Caix ai Venturini – e uscendo soprattutto dai confini comunali, divenendo un dolce tipico in tutta la Lombardia e Nord Italia, pur con declinazioni varie della ricetta (a Brescia il “bossolà”, ad esempio, somiglia più a un piccolo pandoro). Da qui la decisione del comune di intraprendere il percorso per giungere alla Denominazione Comunale, che sarebbe senza dubbio motivo di vanto.

G.G.

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