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Cremonafiere, cambia
lo Statuto. E Coldiretti va
all'attacco: "Atto intempestivo"

"Che l’ultimo atto di un consiglio, a meno di un mese dalla scadenza, consista nello stravolgimento dello statuto – afferma Coldiretti - è un fatto grave. Se poi entriamo nel merito delle modifiche, riesce difficile giustificare ciò che si sta tentando di approvare".

CREMONA – Coldiretti non usa mezze misure per definire le proposte di modifica allo Statuto di Cremonafiere che verranno sottoposte all’approvazione dell’Assemblea il prossimo 27 aprile: intempestive e inadeguate. Nel discutere l’argomento, in consiglio di amministrazione, Coldiretti ha espresso pesanti critiche, giustificando il proprio voto contrario alla delibera. Nel frattempo una parte della stampa locale si è permessa di spiegare, senza interpellarci, il pensiero di Coldiretti. Si tratta sempre dei soliti media che hanno esaltato ad ogni occasione i risultati di CremonaFiere e che oggi salutano con giubilo ed entusiasmo la proposta di un nuovo statuto, come se ciò rappresentasse la soluzione di tutti i problemi.

Coldiretti Cremona è seriamente preoccupata per il destino della Fiera ed ha ritenuto di dover illustrare – anche con questo comunicato stampa – le motivazioni che danno un senso concreto alla propria posizione e sulle quali sarebbe opportuno un dibattito aperto. “Che l’ultimo atto di un consiglio, a meno di un mese dalla scadenza, consista nello stravolgimento dello statuto – afferma Coldiretti – è già di per sé un fatto molto grave. Se poi entriamo nel merito delle modifiche proposte, riesce assai difficile giustificare razionalmente ciò che si sta tentando di approvare. Di fatto si tratta dell’espropriazione di Cremonafiere dalle mani degli azionisti locali, forse nel disperato tentativo di trovare quel partner esterno di cui si parla da mesi ma che nessuno ha mai visto.

Coldiretti non è contraria all’ingresso di un partner esterno, così come ad un nuovo progetto. Tuttavia, bisognerebbe innanzitutto sapere di chi si tratta, in modo da definire le condizioni di ingresso. Gli adattamenti allo statuto andrebbero quindi fatti “dopo”, alla luce della nuova compagine sociale ed in funzione del progetto che si desidera condividere e portare avanti. Anche per questo, cambiare da subito lo statuto è un atto intempestivo.

Non si capisce inoltre il motivo di una drastica riduzione dei componenti del consiglio di amministrazione (dai quindici attuali a tre o cinque membri), visto che i problemi della Fiera – come denunciato da tempo da Coldiretti – dipendono da una gestione inadeguata e dall’assenza di strategie e progetti, non certamente dalla numerosità o dall’incapacità di decidere da parte del consiglio. Infatti, negli ultimi anni gli unici voti contrari che si sono contati in consiglio di amministrazione sono stati solo quelli di Coldiretti. Se poi c’è chi pensa addirittura di far gestire Cremonafiere ad un amministratore unico …..c’è poco da commentare!

Tuttavia, quel che più ci lascia perplessi è il tentativo di “esproprio” della Fiera, perpetrato ai danni dei soci attuali. La Fiera di Cremona è da sempre considerata un patrimonio del territorio cremonese ed è per questo che lo statuto contiene – fin dalla sua costituzione – delle clausole di salvaguardia. Ad esempio: a nessun socio è data la possibilità di controllare più del 25% della società; il Comune di Cremona (in veste di azionista di riferimento e di garante) ha diritto di veto su modifiche statutarie, trasformazioni societarie, investimenti e partecipazioni; a ciascuno dei soci pubblici è riservata la nomina di propri rappresentanti nell’organo di controllo. Nel nuovo statuto queste garanzie – insieme all’eliminazione del limite di mandati per il presidente – spariscono tutte d’un fiato, ma soprattutto senza la minima obiezione da parte dell’Amministrazione Comunale. Non vorremmo, infine, che tutta questa foga sulle modifiche statutarie distogliesse l’attenzione di tutti dalle responsabilità di chi ha gestito fino ad oggi CremonaFiere”.

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