Cronaca
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Banca dell'Acqua, le storie di Maria e Marina: da una vita difficile alla speranza

Importante l'intervento come quello promosso dalla Banca etica in sinergia con i servizi sociali. Due storie a lieto fine. Naturalmente - in rispetto della privacy - i nomi sono fasulli

CASALMAGGIORE – Due delle storie legate alla Banca dell’Acqua. Indicative di quanto possa essere importante un intervento come quello promosso dalla Banca etica in sinergia con i servizi sociali. Due storie a lieto fine. Naturalmente – in rispetto della privacy – i nomi sono fasulli. Sono le storie che ci ha segnalato il Concass.

Il coraggio di Maria – Maria ha 45 anni, è originaria di Milano e vive da diversi anni sul territorio casalasco, in un comune di pochi abitanti, dove si è trasferita con il marito. Non ha mai lavorato, è una donna poco emancipata e poco scolarizzata. Dopo pochi anni di matrimonio, i coniugi decidono di comprare casa e hanno due figli, Chiara e Luca, oggi maggiorenni.

Dopo 20 anni di matrimonio caratterizzati litigi e abbandoni Maria si fa coraggio e decide di chiedere il divorzio al marito, Il nucleo di origine è ora composto solo da Maria e dal figlio Luca, affetto da ritardo mentale medio certificato, disoccupato, mentre Chiara si è costruita una propria famiglia.

Maria in poco tempo si è trovata sola, con il figlio disabile, senza un reddito. Il comune decide di investire su Luca, vedendo in lui maggiori risorse per la giovane età, la maggiore scolarizzazione e il genere. Maria è felice dell’investimento del comune sul figlio, ma questo non l’aiuta ad emanciparsi, anche la gestione economica è in prevalenza affidata a Luca, in quanto beneficiario di percorsi di inserimento lavorativo.
Nel mese di luglio 2017 l’assistente sociale referente segnala la signora per l’adesione al progetto con Fondazione Banca dell’Acqua.

Fin dall’inizio il percorso sembra arduo, Maria non è automunita e non ha la patente, si presenta sempre in disordine e poco curata nell’aspetto. In contrasto, la sua grande disponibilità a svolgere le mansioni affidategli dal progetto e soprattutto alla sua voglia di dare un senso alle sue giornate.

Il progetto, svolto presso il comune di residenza, ha impegnato Maria nella pulizia delle aree comunali, ha richiesto la collaborazione di tutti, dal sindaco e dei servizi sociali, per il reperimento di una bicicletta, ai cantonieri, per l’organizzazione e gestione negli spazi comuni, agli autisti del pulmino che al bisogno hanno accompagnato Maria nelle sedi distaccate del comune. Oggi Maria deve fare ancora molti passi per la sua emancipazione, ma grazie al progetto concluso con esito positivo, lei stessa si è riscoperta come persona capace e con delle risorse.

Da un mese Maria ha iniziato un nuovo percorso per la comunità, sarà a disposizione di coloro che per impegni lavorativi non riescono a farsi carico delle incombenze personali.

Il caso di Marina – Marina è una giovane donna di 35 anni che vive con il marito Gianni e due figli minori. Essendosi sposata molto giovane, Marina, ha sempre fatto la mamma e la casalinga, mentre Gianni lavora come artigiano nel campo dell’edilizia. La crisi economica cambia le carte in tavola e, dopo anni fiorenti, Gianni si ritrova senza lavoro. La situazione economica del nucleo è molto grave.

L’assistente sociale conosce molto bene la situazione e attiva diversi percorsi integrati volti al superamento della condizione attuale. Tra questi la segnalazione per l’adesione al progetto di Fondazione Banca dell’Acqua, tra dubbi e perplessità legate prevalentemente all’abitudine all’assistenzialismo che caratterizzava il rapporto tra il nucleo e i servizi. Durante la presentazione del progetto, Gianni e Marina hanno dubbi, la situazione è però talmente critica che decidono di aderire.

Viene individuato come ente ospitante una associazione che si occupa di trasporto protetto per gli anziani. Marina, in possesso di patente di guida, sembra adeguata alle esigenze dell’associazione, che spesso lamenta la carenza di volontari.

Fin da subito emerge come Marina fatichi a riorganizzarsi nella sua funzione di mamma e volontaria, ma con costanza e comprensione il progetto prosegue e viene rinnovato per due trimestri.

Ad oggi Marina sta continuando il suo progetto per l’estinzione del debito, con l’avvicinarsi del termine ha chiesto di poter continuare come volontaria anche una volta terminato il percorso.

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