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Il giorno dei leoni e delle
principesse: i Sikh celebrano
il Vaisakhi tra tanti colori

CASALMAGGIORE – Oggi era il giorno del Vaisakhi. In questo giorno i Sikh (discepoli) ricordano il battesimo dei cinque devoti per mano del decimo e ultimo guru Gobind Singh, avvenuto nel 1699. Da quel momento (ed il motivo per cui i cognomi dei Sick sono questi) gli uomini hanno preso il cognome ‘Singh’ (leoni) e le donne ‘Kaur’ (principesse). Dai devoti Gobind Singh si fece a sua volta battezzare; in questo modo il maestro si fece uguale al discepolo.

Leoni e principesse, dai colori accesi, a seguire la lenta processione che dalla Baslenga si è spostata in via Guerrazzi, via Cavour, piazza Garibaldi e poi via Baldesio, via Italia, Argine maestro per far ritorno in Baslenga. La solita cordialità di una comunità che – pur mantenendo tutte le tradizioni legate ad una cultura propria – ha da sempre manifestato attenzione ed amicizia per tutti gli altri.

“Per noi – ci spiega un ragazzo di poco meno di trent’anni – tutti sono invitati alla cena di Dio. E’ il nostro spirito: se vieni da noi e ti siedi con noi sei il benvenuto”. La celebrazione inizia presto in Baslenga. Già alle 13.30 tante persone attendono la partenza del Corteo. C’è il mezzo che porta il libro sacro, ci sono gli anziani, alcuni vestiti con gli abiti dei guerrieri dalle lunghe spade. Ci sono le donne, un drappello davanti a tutte a fare in modo che – simbolicamente – la terra sulla quale passa il libro sia pulita. E poi ci sono tanti bambini seguiti dalle mamme ma anche dai papà.

E’ un’esplosione di colore, di vita, di gioia la loro. E, nei loro spazi, dopo un attimo di diffidenza, sei parte di quel cerchio includente. Ti offrono acqua, bevande, frutta. Ti offrono i loro piatti. Il loro banchetto è anche il tuo. Leoni e principesse. Ha il sapore di una fiaba, ma è la cultura di un popolo fiero, un popolo di filosofi guerrieri. I bambini vengono addestrati per l’occasione a finti combattimenti con i bastoni, si destreggiano bene costantemente seguiti dal ‘maestro’ che li guida.

Il corteo ha inizio con qualche minuto d’anticipo nel tentativo di scongiurare la pioggia prevista, che arriva quando tutto il gruppo – 600 persone, forse qualcuna in più – è all’altezza dell’incrocio tra la via Cavour e via Martelli. Poco male. Le donne continuano incuranti a seguire il corteo, gli uomini coprono il mezzo che trasporta il libro sacro con un ampio telone in plastica. Davanti al corteo i Carabinieri e la Polizia Municipale. Si occupano esclusivamente di problemi legati alla viabilità in quanto all’ordine i Sikh già ci pensano da loro.

C’è il comandante dei Carabinieri Bertinelli, quello della polizia municipale Biffi e il comandante pro tempore delle GEV Massimo Mori. Non c’è nessun tipo di preoccupazione, non è la prima volta. Prima di fare qualunque passo, un gruppo di Sikh, probabilmente quelli addetti all’organizzazione, chiedono ed ascoltano.

La lunga marea colorata passa, tra la curiosità dei casalesi che assistono in strada o dai balconi. C’è pure la Croce Rossa, a piedi nel corteo, con alcuni dei suoi operatori. Il corteo finisce laddove era iniziato. Tempo di festa e di saluti, tempo di sguardi fieri e sorridenti e di sorrisi. Tutto, come ogni volta, torna alla ‘normalità’. I Sikh si occupano anche di ripulire gli spazi utilizzati. Anche dai rifiuti non loro.

Gli anziani procedono a mani giunte. Il giorno del Vaisakhi si spegne mentre il cielo, dopo uno scroscio, dà tregua. Se c’è un Dio che veglia sul popolo filosofo e guerriero probabilmente ha già stretto la mano al suo corrispettivo cristiano. E’ il cielo, dove spunta qualche raggio di caldo sole, ad aver sancito l’alleanza. O, quantomeno, è bello crederlo.

Nazzareno Condina

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